27 Febbraio 2026 - 12:38:57

di Marianna Galeota

Si è parlato di aree interne, abbandono e comunità resistenti, nel coso del convengo organizzato questa mattina all’auditorium della Cgil dalla Flc Cgil e Proteo Fare Sapere.

Tra le soluzioni proposte, una particolare attenzione al mantenimento dei presidi scolastici, «con la netta convinzione che la scuola rappresenti spesso l’ultima presenza dello Stato».

La provincia dell’Aquila, per la sua collocazione geografico-territoriale è fortemente impattata da fenomeni di spopolamento e di denatalità che hanno portato il governo ad affermare, nel nuovo piano Snai, che il 60% del territorio italiano può solo essere accompagnato in un percorso ormai irreversibile.

Per la Cgil si tratta di una resa: «E’ una narrazione che non ci convince, ma soprattutto che non tiene conto delle capacità e delle possibilità delle persone che in quei luoghi restano o, più raramente, arrivano. Restare per chi vive nelle aree interne non vuol dire essere immobili, ma fare comunità. Nulla che ha a che vedere con la conservazione museale dei luoghi ma, come dice Vito Teti, con la volontà di agire le capacità locali per mettere in relazione passato e presente e costruire nuovi vissuti».

La scuola e il diritto all’istruzione, dice la sindacalista Miriam Del Biondo: «essendo parte della rete dei servizi essenziali sui territori è fortemente impattata dai fenomeni di spopolamento e denatalità. Il nostro vuole essere un confronto tra quello che il governo ha definito l’irreversibile spopolamento delle aree interne e le possibilità che le comunità stanno mettendo in campo. Mettiamo a confronto amministratori ma anche professionisti, come un antropologa, per una diversa narrazione dei luoghi».

La situazione alla luce delle politiche governative, sottolinea ancora, «è la combinazione tra denatalità e spopolamento che tende a interrompere gli investimenti sui territori ed è questo che vogliamo contrastare . E’ chiaro che la rete scolastica della provincia dell’Aquila, che è la più interna delle province abruzzesi, sia fortemente incastrata in parametri nazionali che non sono adeguati alla nostra realtà territoriale e, quindi, le nostre scuole perdono costantemente organico quando addirittrua non vengono accorpate chiuse ridotte».

«Ci vorrebbe pertanto un ribaltamento del paradigma – conclude – con capacità progettuali di trasformare il problema delle aree interne in risorse con azioni volte all’accoglienza delle persone e una rete di servizi efficace che vada dai presidi sanitari alle scuole, dagli uffici postali alle farmacie».