27 Febbraio 2026 - 18:51:22

di Vanni Biordi

In piazza Regina Margherita, a L’Aquila, la politica torna a farsi strada tra i cittadini con il linguaggio della mobilitazione diretta.

Sinistra Italiana e AVS hanno scelto la via del gazebo per ribadire una posizione netta: il «No» convinto alla riforma della giustizia oggetto del prossimo referendum confermativo. L’iniziativa non è solo un momento di propaganda, ma si configura come un vero e proprio sportello informativo.

La comunicazione digitale è spesso frammentata e la scelta sembra puntare alla territorialità. La cittadinanza deve partecipare per informarsi, confrontarsi e prendere parte attivamente ad un momento importante per la vita democratica del Paese. Per comprendere la portata dello scontro, è necessario analizzare i concetti avanzati che sottendono alla riforma.

Il fronte del NO teme che le modifiche proposte possano alterare l’equilibrio dei poteri, un principio cardine espresso nell’articolo 104 della Costituzione, secondo cui «la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere».

Un esempio pratico della preoccupazione della sinistra riguarda la separazione delle carriere e la limitazione delle misure cautelari. Se per i sostenitori del SI si tratta di garantire un processo più equo, il cosiddetto “giudice terzo”, per Sinistra Italiana il rischio è un indebolimento della funzione inquirente, che potrebbe finire sotto l’influenza, anche indiretta, dell’esecutivo. Un aspetto importante dell’iniziativa aquilana riguarda i rappresentanti di lista. L’Aquila, città universitaria per eccellenza, ospita migliaia di studenti e lavoratori fuori sede. Sinistra Italiana punta a coinvolgerli attivamente. «Verranno raccolte le disponibilità di chi intenda svolgere il ruolo di rappresentante di lista», spiegano gli orgnizzatori dell’iniziativa, ricordando che questa funzione permette il voto nella sede di assegnazione, bypassando le difficoltà logistiche del rientro nel comune di residenza. Il referendum si inserisce in un clima di forte polarizzazione. Da un lato, il governo preme per una giustizia che definisce più efficiente e garantista e, dall’altro, le opposizioni di sinistra leggono la riforma come un tentativo di “normalizzare” il potere giudiziario.

La mobilitazione di L’Aquila rientra in una strategia nazionale che vede AVS schierata a difesa dell’assetto costituzionale vigente, temendo che la riforma possa tradursi in una giustizia a due velocità, più debole nei confronti dei poteri forti e meno accessibile per i cittadini comuni. In buona sostanza, il dibattito non è dunque solo tecnico, ma profondamente civile rappresentato da un test per misurare quanto la riforma della giustizia sia sentita come una priorità o un pericolo, dalla comunità aquilana.