01 Marzo 2026 - 23:39:44
di Vanni Biordi
All’Aquila, la politica abbandona per un momento i toni della contrapposizione frontale per rispondere a un’esigenza che, dai quartieri periferici alle frazioni più distanti, accomunava centinaia di famiglie. Il terreno dell’incontro è stata la III Commissione consiliare, dove è stata raggiunta un’intesa di massima per estendere il servizio di scuolabus anche agli studenti delle scuole secondarie di primo grado. Un risultato che non è solo una vittoria tecnica, ma il segnale di un mutamento dei rapporti di forza e di metodo all’interno dell’assise cittadina.
Il cuore dell’accordo risiede nell’applicazione rigorosa del D. Lgs. 63/2017, che disciplina il diritto allo studio. Non si parla più di un “favore” concesso dall’amministrazione, ma di una cornice normativa che trasforma il trasporto scolastico in un pilastro della sussidiarietà orizzontale. Per i non addetti ai lavori, questo significa che lo Stato, e il Comune, devono garantire la parità di accesso all’istruzione rimuovendo gli ostacoli logistici.
L’iniziativa, nata da una petizione che ha raccolto oltre 450 firme, ha costretto la giunta di centrodestra a riconsiderare una posizione inizialmente scettica. Se mesi fa l’ordine del giorno delle opposizioni era stato bocciato, oggi il clima appare cambiato. Gli assessori Manuela Tursini (Politiche sociali) e Paola Giuliani (Mobilità), insieme con l’amministratore di Ama Augusto Equizi, hanno mostrato un’apertura che i consiglieri di centrosinistra, con Stefano Albano (Pd) in testa, definiscono un «importante risultato».
Però, la sfida è tecnica prima che politica. Il nodo resta l’efficientamento delle linee. Oggi molti genitori lamentano l’incompatibilità degli orari Ama con quelli delle lezioni, un paradosso dove il mezzo pubblico esiste, ma non serve allo scopo. L’obiettivo è ora una «mappatura delle pensiline e delle corse» per evitare che il servizio sia un guscio vuoto.
«Finalmente è stata raggiunta un’intesa affinchè anche gli studenti delle scuole medie possano beneficiare del servizio scuolabus, come chiedono da mesi centinaia di famiglie» affermano i consiglieri di minoranza, sottolineando come la misura sia una questione di «sicurezza, sostenibilità ed equità sociale».
Nonostante l’ottimismo, mi resta qualche sul futuro. Il bando comunale prevede una contrazione delle linee per infanzia e primaria, passando dalle 22 attuali alle 18 previste per il prossimo ciclo. Qui si gioca la vera partita politica. L’opposizione promette vigilanza, temendo che l’estensione alle medie possa tradursi in un gioco a somma zero, dove si toglie a un ordine di scuola per dare all’altro.
La soluzione proposta è un ordine del giorno unitario. In politica, questo strumento rappresenta il massimo grado di convergenza, un documento condiviso che impegna la giunta a tappe forzate. L’obiettivo è il settembre del 2026. Non è solo trasporto, è la visione di una città che, nel post-sisma, deve ancora ricucire i legami tra il centro e le sue frazioni, dove lo scuolabus non è un capriccio, ma l’unico mezzo, mi sembra il caso di dirlo, verso il diritto allo studio.
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