01 Marzo 2026 - 10:03:11

di Vanni Biordi

Le voci dell’aula bunker di Palermo sono arrivate fino alla sala conferenze del Centro sociale anziani di via Vittorio De Sica, a Preturo.

È il racconto della memoria, quella «memoria che non deve essere un soprammobile, ma «un motore di civiltà», come ricordato durante la presentazione del libro di Pietro Grasso dedicata alla stagione che cambiò per sempre il volto dello Stato italiano: il Maxi Processo a Cosa Nostra.

L’incontro non si è limitato alla cronaca, ma è scivolato rapidamente in un’analisi tecnica e sociologica, grazie anche all’intervento del sostituto procuratore Generale in Cassazione, Fabio Picuti.

Il maxi processo (1986-1992) non fu solo un evento giudiziario, ma una rivoluzione strutturale.

Pietro Grasso, che di quel processo fu giudice a latere, ha evidenziato il concetto di “Unitarietà di Cosa Nostra”, per la prima volta, grazie al Teorema Buscetta, la magistratura non colpiva singoli reati slegati, ma un’unica organizzazione piramidale. Sotto il profilo tecnico, Pietro Grasso ha richiamato l’importanza del metodo di indagine patrimoniale. «Seguite i soldi e troverete la mafia», diceva Giovanni Falcone. Questo approccio ha permesso di superare l’omertà attraverso l’analisi dei flussi finanziari, trasformando i registri bancari in prove inconfutabili. La scelta di un centro anziani per un dibattito di questa portata non è casuale. Oggi viviamo un a fase di frammentazione digitale, il passaggio di testimone intergenerazionale avviene ancora nei luoghi di aggregazione fisica.

La platea, composta da persone che hanno vissuto quella stagione, ha ascoltato il racconto della camera di consiglio più lunga della storia: 35 giorni e 35 notti di isolamento per produrre una sentenza di quasi settemila pagine. «Sentivamo il peso di un’intera nazione sulle spalle. Non potevamo sbagliare, perché un errore tecnico avrebbe significato la libertà per centinaia di criminali e la fine della credibilità dello Stato», ha dichiarato l’ex Procuratore. Pietro Grasso ha poi toccato temi avanzati riguardanti l’evoluzione delle mafie contemporanee, definendole “mafie mercatiste”.

Oggi Cosa Nostra, pur non abbandonando la violenza, preferisce l’infiltrazione silenziosa nell’economia legale, sfruttando la corruzione al posto della dinamite. La verifica delle fonti e l’analisi dei dati processuali confermano che il contrasto non può più essere solo repressivo, ma deve diventare culturale. L’evento si è concluso con un monito sulla resilienza delle istituzioni.

Il maxi processo ha dimostrato che la mafia è un fenomeno umano e, come tale, ha un inizio e avrà una fine. Ma quella fine, suggerisce Pietro Grasso tra le righe del suo libro, dipende dalla capacità della società civile di non distogliere lo sguardo. Per paura.