02 Marzo 2026 - 17:03:17
di Vanni Biordi
La vita quotidiano è dominata dalla digitalizzazione dei rapporti, ma esiste un’Italia che resiste attraverso i simboli della terra e il valore della prossimità. A Tornimparte, nell’aquilano, la cronaca di domenica 1° marzo 2026 non riferisce solo di un evento gastronomico, ma di un esperimento di ingegneria sociale riuscito. La seconda edizione della «Polenta dell’Amicizia e della Solidarietà» si è chiusa con un bilancio che parla di 700 porzioni consegnate, ma soprattutto di una rete umana che ha coperto capillarmente ogni frazione del territorio.
L’iniziativa, sostenuta economicamente dal Comune e coordinata dalla Pro Loco, ha trasformato la polenta, storicamente il pasto dei carbonai, figura centrale dell’identità locale, in un veicolo di monitoraggio sociale. Non si è trattato di una semplice sagra, ma di una operazione di welfare di comunità. I volontari hanno raggiunto il domicilio dei cittadini over 75 e delle persone in condizioni di vulnerabilità. In sociologia, questo approccio viene definito «outreach»: non attendere che il cittadino fragile chieda aiuto, ma intercettarne il bisogno portando un segno di presenza istituzionale e umana.
L’anima dell’operazione è stata la sede polifunzionale dell’Associazione Rocca San Vito, trasformata in un centro logistico dove la collaborazione tra diverse sigle, dall’Associazione Santo Stefano alla FIDAS, ha annullato i campanilismi. «Abbiamo dato un grande esempio di coesione. Questa forte partecipazione ci consente di guardare avanti con la sicurezza che l’associazionismo a Tornimparte non ha età e non ha confini» hanno dichiarato i portavoce del coordinamento. L’obiettivo dichiarato è l’istituzionalizzazione dell’evento, con la previsione di futuri stand per il consumo in loco, integrando così la consegna domiciliare con momenti di aggregazione collettiva.
Dal punto di vista sociale, l’evento di Tornimparte rappresenta un caso studio di sussidiarietà orizzontale. Lo Stato, rappresentato dal Comune, finanzia e patrocina, ma la gestione operativa è affidata ai cittadini associati, che possiedono la conoscenza “granulare” del territorio. Tutte le offerte raccolte sono state devolute in beneficenza, chiudendo un cerchio virtuoso che trasforma l’eccedenza privata in valore pubblico.
In un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione nelle aree interne, queste iniziative fungono da presidio contro l’isolamento. La polenta, in questo senso, cessa di essere un alimento per diventare un pretesto: quello di bussare a una porta, scambiare due parole e ricordare a chi è solo che la comunità non lo ha dimenticato. Ed era buonissima, tra l’altro.
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