Paglia (ALI Abruzzo): “Nuova classificazione comuni montani aggrava situazione, serve ribaltare l’approccio”

06 Marzo 2026 - 19:56:19

“A dispetto delle rassicurazioni offerte dal Presidente della Regione
Abruzzo Marsilio e dal commissario europeo Fitto, è difficile non
prendere atto che la legge sula montagna, e la nuova classificazione dei
comuni, non aggravino la situazione e le prospettive di un numero
considerevole di enti e comunità delle aree interne e delle aree
montane. Si tratta di interventi che peggiorano un quadro già
frastagliato e confuso, di cui la nostra regione, viste le sue
caratteristiche fisiche, è tra le vittime principali. Quello che serve è
ribaltare l’approccio”: lo dichiara Alessandro Paglia, direttore di ALI
Abruzzo.

Paglia prosegue: “Ventisette Comuni solo in Abruzzo perdono lo status
che consente loro di ottenere finanziamenti aggiuntivi e standard ad hoc
per la fornitura dei servizi. In cambio ricevono una pacca sulla spalla,
un invito a fidarsi che fondi e opportunità saranno ripristinati, se non
migliorati. Si specifica che non bisogna confondere aree interne e aree
montane, ma a parte che in molti casi si tratta di classificazioni
sovrapposte, rimane il fatto che l’etichetta cambia poco: in Italia c’è
una quota crescente di comunità che soffrono lo spopolamento e la
mancanza di servizi, e questa quota in Abruzzo è ancora più rilevante. E
ora stiamo ancora peggio. Da tempo invitiamo a ribaltare l’approccio, a
mettere a punto una strategia unitaria che concentri le risorse
lavorando sugli standard e i servizi, considerando la situazione del
tutto peculiare dei centri delle aree interne e delle aree montane
dell’Abruzzo e del nostro Paese. Quello che si fa, come nel caso della
legge sulla montagna, è depotenziare strumenti che già esistono, invece
di mettere a sistema e coordinare gli interventi. Eppure parliamo di un
territorio di dimensioni significative: solo in Abruzzo sono 202 i
Comuni, circa due terzi del totale, che ricadono nelle aree interne, in
base alla classificazione della Strategia Nazionale. Qui vivono ancora
400mila persone, il 34,3% della popolazione”.

Una recente analisi di ALI Abruzzo ha messo in luce che sulla base della
Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) i comuni “in aree interne” sono
16 nella provincia di Teramo (il 34 per cento del totale), 30 nella
provincia di Pescara (65,2 per cento), 70 nella provincia dell’Aquila
(64,8 per cento) e 86 nella provincia di Chieti (82,7 per cento). Le
proiezioni al 2045 indicano che al ritmo attuale in questi Comuni lo
spopolamento sarà assai più consistente rispetto al resto dell’Abruzzo,
il 12,2 per cento della popolazione a fronte di una media regionale
attestata all’8,5 per cento.

Paglia conclude: “La nostra è una delle regioni che ha la maggior
concentrazione di residenti in aree periferiche, è la conformazione e la
natura del nostro territorio appenninico. Dovrebbe essere un elemento di
forza, identitario, invece un approccio votato all’efficienza e
all’economicismo, che torna nella nuova classificazione dei comuni
montani, ha gradualmente svuotato i nostri paesi di servizi, opportunità
di lavoro e quindi di persone, nonostante una elevata qualità della
vita. Inevitabilmente l’età media della popolazione cresce, in
particolare di quella anziana, che raggiunge picchi del 30% nelle aree
del Gran Sasso – Valle Subequana e Valle del Giovenco – Valle Roveto,
contro una media regionale del 24%. Le aree di intervento individuate in
Abruzzo sono in sette in totale, con piani di intervento e fondi
dedicati, eppure la loro applicazione e la spesa di questi fondi procede
estremamente a rilento, quasi non si percepisse l’urgenza di salvare il
nostro appennino, la nostra identità”.