06 Marzo 2026 - 10:21:07

di Martina Colabianchi

Per il nono anno consecutivo, la città dell’Aquila si prepara a rispondere alla chiamata nazionale di Non Una di Meno con un doppio appuntamento di lotta e sensibilizzazione.

Il collettivo FuoriGenere ha delineato un programma che mira a scardinare quella che definisce una violenza patriarcale, razzista e istituzionale, presentandola non come un dato di fatto, ma come il risultato diretto di politiche autoritarie e retoriche di esclusione.

Le mobilitazioni inizieranno domenica 8 marzo, con una manifestazione che attraverserà le strade cittadine a partire dal piazzale di Collemaggio per trasformare il trauma in forza collettiva. Seguirà, lunedì 9 marzo, lo sciopero transfemminista globale: un’interruzione simbolica e materiale della produzione e della riproduzione sociale finalizzata a rendere visibile il lavoro invisibile che sostiene quotidianamente la comunità.

Il manifesto politico del collettivo abbraccia temi globali e locali. Sul fronte internazionale, FuoriGenere esprime solidarietà ai popoli in lotta per l’autodeterminazione, dalla Palestina al Rojava, condannando apertamente il genocidio e la militarizzazione che sottrae risorse vitali ai servizi sociali.

A livello nazionale, la critica si concentra sulla gestione della violenza di genere, definita «strutturale e figlia del patriarcato». Il collettivo rifiuta con forza le letture emergenziali o securitarie e contesta il Ddl Bongiorno, colpevole a loro avviso di colpevolizzare le vittime eliminando la centralità del consenso.

Il collettivo porta l’attenzione anche su vicende strettamente legate al territorio aquilano, come il rifiuto del codice antimolestie nel liceo scientifico A.Bafile, «che ha deciso ancora una volta – si legge – di non ascoltare i suoi ragazzi e la loro voglia di un luogo formativo più giusto e sicuro per tutti».

Anche la Capitale della Cultura e la gestione delle finanze da parte dell’amministrazione entrano nella protesta. Si critica infatti «lo stanziamento di 150.000 per 256 nuclei familiari, un terzo di quanto speso per le luminarie natalizie, un sesto del milione bruciato per l’inaugurazione della capitale della cultura! Il tutto mentre i veri spazi di cultura, come il teatro o le tante scuole devastate dal terremoto del 2009, restano chiuse».

In questo contesto, la difesa degli spazi sociali diventa centrale. Il collettivo ribadisce l’importanza di esperienze come CaseMatte e il Campetto Occupato, luoghi visti come baluardi di mutuo soccorso e reale sicurezza sociale in opposizione a investimenti in videosorveglianza e controllo repressivo.

L’obiettivo dichiarato da FuoriGenere è quello di inaugurare una città che sia realmente «capitale di antifascismo, antisessismo e antirazzismo», capace di sovvertire le gerarchie esistenti attraverso l’autodeterminazione dei corpi.

La giornata di domenica si concluderà a Piazza Regina Margherita con una cena solidale “Porta e condividi”, intesa come momento di comunità e riappropriazione dello spazio pubblico.