06 Marzo 2026 - 09:21:54

di Martina Colabianchi

L’Aquila si prepara a ospitare, nell’ambito del programma di Capitale della Cultura, la presentazione del libro “Le vite delle donne contano. Lola, Pamela, Desiré: quando l’immigrazione uccide” di Francesca Totolo, edito da Altaforte.

L’evento, l’ultimo in ordine di tempo del “Festival Off – Aspettando il Festival del Libro”, ha sollevato la ferma protesta del Collettivo FuoriGenere e dell’Associazione Donatella Tellini, che accusano la destra di strumentalizzare il dolore delle vittime per alimentare un’agenda razzista e xenofoba.

Secondo le associazioni, il libro promuoverebbe una visione distorta della realtà, legando la violenza sulle donne all’immigrazione. I dati, tuttavia, offrono un quadro opposto: nel 2023, l’Istat certifica che il 94,3% delle donne italiane è vittima di uomini italiani. La violenza, dunque, non è un fenomeno d’importazione, ma strutturale alla nostra società. In Italia, secondo i dati più aggiornati dell’Istat (risalenti al 2022), sono state denunciate o arrestate 5.775 persone con l’accusa di violenza sessuale, categoria in cui sono fatti rientrare diversi reati, dalle molestie allo stupro. Tra loro, 3.340 erano italiane, 2.435 straniere. Dunque, la maggioranza è composta da cittadini italiani: il 57,8 per cento contro il 42,2 per cento degli stranieri. «Essendo tuttavia gli stranieri l’8,9 per cento della popolazione italiana, risultano essere comunque molte le denunce a loro carico», scrivono le associazioni.

«Rifiutiamo la vostra cinica strumentalizzazione del dolore per la vostra agenda razzista. Rifiutiamo questo uso disinvolto della comunicazione che implicitamente assolve gli italiani e la cultura occidentale», continuano, puntando il dito anche contro le politiche del Governo Meloni. Le associazioni denunciano un taglio del 70% ai fondi per la prevenzione della violenza di genere, a cui si aggiunge la critica al Ddl Bongiorno che, introducendo la “mera assenza di dissenso” come criterio, rappresenterebbe un pericoloso arretramento culturale e giuridico.

Un punto centrale della protesta riguarda anche l’invisibilità statistica. Nonostante le dichiarazioni istituzionali, l’Italia manca ancora di una banca dati pubblica, aggiornata e incrociabile sui femminicidi. Come sottolineato nel comunicato, «la misurazione del femminicidio è uno strumento di visibilità politica, non solo statistica. Senza un sistema chiaro, il femminicidio rischia di restare sommerso, normalizzato o peggio ancora, giustificato».

Le attiviste ribadiscono che la sicurezza delle donne non si costruisce con la propaganda, ma con l’educazione e il sostegno ai centri antiviolenza. I primi mesi del 2026 confermano una realtà drammatica: 7 femminicidi già registrati, quasi tutti consumati tra le mura domestiche per mano di mariti, padri o figli.

«La violenza di genere non ha età, non ha passaporto, non è agita da mostri né a causa di raptus; affonda le sue radici nella cultura patriarcale e misogina», concludono Collettivo FuoriGenere e Associazione Donatella Tellini.