07 Marzo 2026 - 19:07:02

di Martina Colabianchi

Proseguono senza sosta gli incontri e i confronti sul referendum della giustizia che vedrà i cittadini italiani alle urne i prossimi 22 e 23 marzo.

Oggi a L’Aquila è stato il turno dei sostenitori del Sì alla riforma targata Carlo Nordio, che si sono riuniti nella popolosa frazione di Paganica su impulso del sottosegretario di Stato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy Fausta Bergamotto.

Insieme a lei, tra gli altri, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, il senatore di Fratelli d’Italia Guido Liris e il presidente della Provincia dell’Aquila, e sindaco di Castel di Sangro, Angelo Caruso.

Al centro una riforma che, secondo i sostenitori del Sì, ridarà dignità alla magistratura che non sarà più “schiava” delle sue correnti interne, garantendo al contempo una giustizia equa anche nei confronti degli stessi magistrati chiamati a rispondere dei propri eventuali errori dinanzi ad un’Alta Corte Disciplinare.

Incontri come quello di Paganica, spiega il sottosegretario Bergamotto, servono affinché questi concetti raggiungano tutti i cittadini.

«La riforma della giustizia è spesso percepita come una riforma lontana dal cittadino, e questo non è vero. È quindi importante raggiungere più persone possibili e cercare di spiegare in modo semplice in che cosa consiste questa riforma e perché è necessario farla – ha dichiarato il sottosegretario -. Queste iniziative rientrano pienamente in questo contesto».

La riforma Nordio, spiega Fausta Bergamotto, non fa altro che chiudere il cerchio aperto con la riforma Vassalli.

«La riforma della giustizia è una riforma che non può che migliorare l’Italia, è una riforma di buon senso, è una riforma che completa la riforma di Vassalli, che di certo non era un uomo di destra. Era un ministro della Giustizia di sinistra, un partigiano premiato anche con la medaglia d’argento. Lo stesso Vassalli disse, nel 1987, che senza la separazione delle carriere la sua riforma non avrebbe avuto senso. Per me il fulcro non è solo la separazione delle carriere che, secondo me, non dispiace neanche ai magistrati, ma il sorteggio per la costutizione dei tre organi che sono i due Csm e l’Alta Corte Disciplinare. Quest’ultima è, a mio avviso, il vero senso di questa riforma – ha concluso -: chi sbaglia, paga. Quindi, anche i magistrati, quando sbagliano, dovrebbero poi essere messi nelle condizioni di poter pagare così come accade per tutti».

Per il senatore di Fdi Guido Liris, si tratta di una «battaglia storica che abbiamo portato avanti in Parlamento con due passaggi alla Camera e al Senato e centinaia di ore in commissione. Tre anni e mezzo, di fatto, per arrivare a questa riforma costituzionale. Questo è il motivo per cui altri governi non erano stati in grado di portare avanti una riforma di questo tipo, che va a liberare la magistratura dal virus delle correnti, a dare ancora più forza alla magistratura dato che solo un quarto dei magistrati è iscritto alle correnti. Soprattutto, serve a dare la giusta responsabilità agli errori che vengono commessi. In tutti i settori della vita, chi sbaglia paga e l’ambito della magistratura non deve fare eccezione, anche in omaggio a tante persone che per svariati motivi vengono incolpati ingiustamente. Mille persone l’anno vanno in carcere senza un motivo valido, e nessuno paga».

«Questa non è una riforma contro la magistratura – continua -. Molti di noi hanno iniziato a fare politica proprio in omaggio a simboli positivi come Falcone e Borsellino. Pertanto, è una riforma a favore della magistratura, ma certamente una riforma che rende il cittadino più sereno nei confronti della giustizia stessa».

Incontri come quello di Paganica sono necessari, per il primo cittadino Biondi, per «informare i cittadini in maniera imparziale» in una campagna elettorale segnata da fake news e di informazioni spesso volutamente devianti.

«Questo non è un referendum sul governo Meloni, è un referendum sulla giustizia. È una riforma che non viola la Costituzione, e che non va contro la magistratura. Ma anzi, libera la magistratura dall’influenza della politica intesa nel senso delle correnti. Non è una riforma che serve alla politica, ma è una riforma di buon senso che è a coronamento di una serie di iniziative iniziate oltre 30 anni fa. È un principio di civilità giuridica affermato nella maggior parte dei Paesi europei, e un modo per ridare dignità ai magistrati e ai cittadini».

Così Biondi, che conclude con un appello al voto:

«Io credo che maggiore sarà l’affluenza e maggiore sarà la possibilità che vinca il Sì, perché il Sì è largamente diffuso nell’opinione pubblica della comunità nazionale. Spero che anche il centrosinistra faccia un appello a votare esattamente come ha fatto in passato sul referendum per l’abolizione del Jobs Act. Questo, però, non è un referendum abrogativo e non c’è bisogno del quorum. Quindi, mentre in quel caso il non andare a votare era un motivo di dissenso legittimo, in questo caso bisogna recarsi alle urne».