07 Marzo 2026 - 18:30:44

di Martina Colabianchi

Le attività di soccorso furono corrette e non vi fu alcuna omissione nella vicenda che portò alla morte di Cristian Gualdi e Luca Perazzini, i due alpinisti di Santarcangelo di Romagna deceduti sul Gran Sasso nel dicembre 2024.

È quanto si legge nelle motivazioni con cui la Procura di Teramo ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta che era stata aperta su un responsabile dei soccorsi dopo l’esposto presentato dai familiari delle vittime, che hanno annunciato opposizione alla richiesta di archiviazione.

Nelle carte, firmate dalla pm Laura Colica, si afferma che le condizioni meteo erano proibitive già prima della richiesta di aiuto delle 14:56 del 22 dicembre.

Secondo la ricostruzione della procura, i due alpinisti persero l’orientamento a quota 2.440 metri, probabilmente in condizioni di “whiteout” (situazione meteo-visiva in cui neve, nebbia e luce diffusa si mescolano fino a cancellare i riferimenti), imboccando la Valle dell’Inferno. Per gli inquirenti, anche l’impiego dei mezzi aerei non sarebbe stato possibile in sicurezza. Ora la decisione spetta al giudice per le indagini preliminari.

Perazzini, 42 anni, di Forlì, e Gualdi, 48 anni, di Cesena, erano partiti per un’escursione sul Gran Sasso il 22 dicembre del 2024 e non avevano fatto più ritorno.

Le ricerche, ostacolate dalle pessime condizioni meteorologiche e dalla neve abbondante, erano state complesse e prolungate, tenendo l’intera comunità con il fiato sospeso. Il maltempo, inoltre, aveva costretto i soccorritori ad interrompere le ricerche e a trascorrere la notte di Natale nell’ostello di Campo Imperatore.

Dopo cinque giorni, i loro corpi furono stati ritrovati in zone impervie della montagna, confermando purtroppo il tragico epilogo.