08 Marzo 2026 - 11:04:22
di Tommaso Cotellessa
In un settore storicamente considerato a prevalenza maschile, l’agricoltura italiana sta vivendo un’evoluzione significativa grazie alla crescente presenza femminile nei ruoli di responsabilità e nella guida delle imprese. In occasione della Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo, la Confederazione italiana agricoltori (Cia) richiama l’attenzione sul ruolo strategico delle donne nei sistemi agroalimentari, sottolineando il loro contributo fondamentale alla sicurezza alimentare, alla sostenibilità ambientale e allo sviluppo delle aree rurali.
A livello globale le donne rappresentano una parte rilevante della forza lavoro agricola e sono presenti in tutte le fasi delle filiere agroalimentari: dalla produzione alla trasformazione, dalla distribuzione fino al commercio. Nonostante ciò, il loro lavoro continua spesso a essere sottovalutato e caratterizzato da condizioni di irregolarità, informalità e disuguaglianze salariali.
Persistono infatti numerosi ostacoli strutturali che limitano la piena partecipazione femminile al settore: l’accesso alla terra, al credito, alle tecnologie, alla formazione e ai processi decisionali rimane più difficile rispetto agli uomini. Eppure, le donne ricoprono ruoli fondamentali all’interno del comparto agricolo, operando come piccole produttrici, braccianti, imprenditrici, tecniche e professioniste del settore. La loro presenza attraversa generazioni e comunità, contribuendo alla resilienza economica e sociale delle campagne.
I dati più recenti sulla sostenibilità del settore agricolo italiano evidenziano una presenza femminile sempre più significativa nell’imprenditoria: oltre un’impresa agricola su quattro è guidata da una donna (25,8%), mentre in un ulteriore 18,8% delle aziende le donne ricoprono ruoli di responsabilità. Complessivamente, quasi la metà delle imprese agricole italiane (44,6%) vede figure femminili in posizioni apicali.
Pur restando un comparto a maggioranza maschile, l’agricoltura si conferma dunque uno dei settori in cui le donne stanno conquistando spazio, dimostrando capacità di leadership e visione imprenditoriale. La loro presenza è particolarmente rilevante in alcune filiere produttive, come olivicoltura, viticoltura e frutticoltura, e in specifiche aree del Paese, dove il lavoro femminile contribuisce alla valorizzazione delle produzioni locali e alla tutela del territorio.
In alcune regioni il fenomeno appare ancora più evidente. In Abruzzo, ad esempio, circa il 35% delle imprese agricole è guidato da donne, una quota superiore alla media nazionale. Un dato che conferma il ruolo centrale dell’imprenditoria femminile nel tessuto produttivo regionale, soprattutto nelle filiere legate alla qualità, alla tradizione e alla valorizzazione delle risorse locali. L’agricoltura abruzzese si dimostra così un ambito dinamico, capace di generare sviluppo e opportunità nelle aree interne e rurali.
Anche sul fronte dell’occupazione emergono segnali di crescita. Le donne rappresentano almeno un quarto della forza lavoro in un’impresa agricola su tre. Tra il 2022 e il 2024, la quota femminile nelle nuove assunzioni si è attestata mediamente al 28%, pari a circa 2,1 nuove collaboratrici ogni 5,3 collaboratori uomini per azienda. Nelle imprese che hanno inserito almeno una figura femminile – pari al 9,4% del totale – la percentuale di donne tra i nuovi assunti sale al 35,3%, pur restando ancora lontana dalla piena parità.
Questi numeri indicano che l’agricoltura può rappresentare un terreno fertile per la crescita professionale delle donne e per l’innovazione dei modelli produttivi. Investire nella presenza femminile significa rafforzare la competitività del settore e promuovere forme di sviluppo più inclusive e sostenibili.
A livello internazionale, tuttavia, il divario di genere resta marcato. Secondo le analisi della Food and Agriculture Organization (FAO), le agricoltrici lavorano spesso su appezzamenti più piccoli e registrano un divario di produttività della terra pari al 24% rispetto agli uomini. Inoltre, i cambiamenti climatici colpiscono in modo sproporzionato le donne: ogni giorno di temperature estremamente elevate riduce il valore dei raccolti femminili del 3%, mentre un aumento di 1°C nelle temperature medie a lungo termine può determinare una diminuzione del 34% del reddito nelle famiglie con capofamiglia donna.
Un altro fattore rilevante riguarda il lavoro di cura non retribuito, svolto in larga parte da donne e ragazze, che contribuisce all’economia globale per oltre 10,8 trilioni di dollari l’anno. Ridurre le disuguaglianze di genere in termini di occupazione, istruzione e reddito potrebbe colmare fino al 52% del divario nell’insicurezza alimentare, che oggi colpisce maggiormente la popolazione femminile.
Secondo le stime internazionali, l’emancipazione delle donne rurali attraverso politiche mirate potrebbe aumentare il reddito di 58 milioni di persone e rafforzare la resilienza economica e sociale di 235 milioni di individui. Come sottolineato dall’economista capo della FAO, Maximo Torero, il costo dell’inazione sarebbe enorme: colmare il divario di genere in agricoltura potrebbe aumentare il PIL globale di circa 1.000 miliardi di dollari e ridurre l’insicurezza alimentare per 45 milioni di persone.
Per questo motivo, l’attenzione internazionale si concentra sempre più su politiche che garantiscano pari diritti di accesso alla terra, ai finanziamenti, alle tecnologie e ai processi decisionali.
In questo scenario, la Cia rinnova il proprio impegno nel promuovere iniziative che valorizzino il ruolo delle donne nel settore agricolo. Sostenere la partecipazione femminile significa non solo promuovere uguaglianza, ma anche rafforzare la capacità di innovazione e resilienza del sistema agroalimentare.
Le donne, sempre più protagoniste nelle imprese e nei territori, rappresentano infatti una delle chiavi per costruire un futuro agricolo più sostenibile, inclusivo e capace di affrontare le sfide economiche e climatiche dei prossimi anni.
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