10 Marzo 2026 - 15:38:10
di Redazione
In Abruzzo cresce l’allarme per pignoramenti e fermi amministrativi che colpiscono lavoratori con redditi bassissimi, spesso già al limite della sopravvivenza economica.
A denunciare la situazione è Marcello Vivarelli, segretario regionale del sindacato Fesica-Confsal Abruzzo, che parla apertamente di «vessazioni continue ai danni dei lavoratori più fragili».
Secondo il sindacato sono sempre più frequenti i casi di lavoratori che percepiscono anche appena 500 euro al mese e che, per il ritardo nel pagamento di una rata di un prestito o di un debito, si vedono colpiti da misure pesantissime come pignoramenti e fermi amministrativi delle automobili, spesso avviati attraverso le procedure dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, oltre alla segnalazione come cattivi pagatori nei sistemi creditizi.
«Stiamo assistendo anche in Abruzzo a una vera e propria guerra contro i lavoratori già poveri da parte dell’Agenzia delle Entrate – denuncia Vivarelli –. Parliamo di persone che vivono con stipendi da 500 euro al mese e che, per una rata pagata in ritardo, si vedono bloccare o pignorare l’automobile, cioè il mezzo con cui spesso riescono ad andare a lavorare».
Il segretario regionale sottolinea come il fenomeno si inserisca in un contesto economico sempre più difficile.
«Oggi i costi per vivere sono diventati insostenibili – prosegue Vivarelli –. Tra affitti, bollette, carburante e spese essenziali, anche ciò che resta della classe media è in forte difficoltà. Ma la situazione è diventata ancora più pesante a causa della guerra, delle speculazioni sui prezzi dell’energia e dell’aumento generalizzato del costo della vita, che stanno colpendo in modo devastante proprio chi ha redditi più bassi».
Particolarmente grave, secondo il sindacalista, è il caso dei fermi amministrativi delle automobili, soprattutto nelle aree interne, dove spesso non esistono alternative di trasporto.
«Bloccare l’auto a un lavoratore povero significa spesso impedirgli di raggiungere il posto di lavoro – spiega Vivarelli –. È una misura che finisce per trasformarsi in una vera e propria vessazione. Pensiamo ai tanti precari che devono spostarsi ogni giorno o alle donne sole con figli a carico, che già vivono una situazione economica difficilissima».
Per la Fesica-Confsal Abruzzo è dunque necessario un intervento politico immediato per evitare che queste situazioni si trasformino in una spirale di esclusione sociale.
«Non è accettabile che, in un contesto segnato da inflazione, salari bassissimi e precarietà diffusa, si continuino a colpire sempre gli stessi – conclude Vivarelli –. Servono regole più giuste e soprattutto la fine di queste vessazioni continue contro chi vive già in condizioni di estrema difficoltà».
LAQTV Live