11 Marzo 2026 - 11:12:48

di Martina Colabianchi

«La montagna italiana e abruzzese perde soldi e opportunità: la Ragioneria dello Stato ha certificato un pesantissimo taglio delle risorse a gestione diretta regionale del Fosmit, il fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, che passano da 200 a 73 milioni: addirittura ben oltre la metà».

È uno scenario preoccupante quello descritto da Angelo Radica, presidente dell’associazione di Comuni Ali Abruzzo, che sottolinea come, nonostante le rassicurazioni del governo e della Regione, la situazione diventi proibitiva soprattutto per i 27 comuni che in Abruzzo hanno perso lo status di montani. Questo «sia perché con un calo così drastico delle risorse a disposizione delle Regioni diventa persino una chimera recuperarli nella distribuzione dei fondi, sia perché un loro ‘rientro’ nel Fosmit si regge non sulla legge ma su un accordo in Conferenza unificata, che riguarda solo le risorse stanziate nel 2025 e che verranno impegnate nel 2026. Siamo di fronte purtroppo all’ennesimo taglio delle risorse ai comuni, e per di più a comuni di aree spesso marginali e vulnerabili», spiega Radica.

Il tema è quello della riclassificazione voluta dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, che punta a ridurre il numero di comuni beneficiari per concentrare le risorse destinate alle aree montane. La riclassificazione, ampiamente contestata in Abruzzo, esclude dai fondi molti comuni che precedentemente ne beneficiavano.

Tra i settori maggiormente a rischio figurano la sanità, il sostegno alle giovani coppie e l’agricoltura, ambiti nei quali le risorse dedicate rappresentano un supporto essenziale per contrastare lo spopolamento e garantire servizi adeguati alle comunità locali.

Per Vincenzo D’Ercole, sindaco di Castiglione Messer Raimondo, tra i 27 comuni abruzzesi che hanno perso lo status di montani, «siamo stati purtroppo facili profeti anzi, è persino peggio di quello che temevamo: la cosiddetta riforma ha intenti ragionieristici, è solo un modo per risparmiare. L’irresponsabilità sta nel farlo sulle pelle di cittadini e territori per cui queste risorse sono letteralmente vitali».