Movimento Nonviolento Sulmona: «E se arriva la bomba su Monte San Cosimo?»

12 Marzo 2026 - 07:57:47

Fantascienza? Esagerazione dei soliti allarmisti? No, è una domanda che
non possiamo eludere in questi tempi di follia bellica: il deposito
militare di Monte San Cosimo può essere bombardato? Per rispondere a
questa domanda dobbiamo tener presente il precedente della Seconda
guerra mondiale.
Il 27 agosto 1943 l’area, nella quale allora sorgeva il dinamitificio
Montecatini-Nobel, venne bombardata dall’aviazione angloamericana.
L’azione bellica provocò la morte di almeno 9 mersone e la parziale
distruzione del complesso industriale. Lo stesso giorno ci fu il
bombardamento della stazione ferroviaria di Sulmona che causò 104
vittime.
Le bombe dell’aviazione alleata non riuscirono però a colpire i tunnel
scavati nella montagna dove veniva stoccato il materiale esplosivo. Dopo
la guerra l’intera zona di 133 ettari passò sotto la giurisdizione del
Ministero della Difesa e Monte San Cosimo divenne uno dei più grande
depositi di armi e munizioni del centro-sud d’Italia.
Cosa si nasconde nelle viscere della montagna? Oltre ad armamenti
tradizionali vi sono anche armi non convenzionali? Nessuno è in grado di
dirlo perché sulla base militare vige il più rigoroso top secret.
L’unico parlamentare che riuscì a visitarla fu nel 1968 il senatore
Michele Celidonio, nella sua qualità di componente della Commissione
Difesa del Senato. Ma Celidonio dichiarò che una parte degli ambienti
del deposito non gli fu consentito di vederli per evidenti ragioni di
sicurezza.
Quello che è certo è che, ogni qual volta che si verifica una grave
crisi internazionale, il deposito militare di Monte San Cosimo viene
inserito tra gli obiettivi strategici sottoposti alla massima protezione
secondo i dispositivi NATO. Va ricordato che nella crisi Italia-Libia
del 1986 Gheddafi, tra le basi da colpire, inserì dopo Napoli, Sigonella
e Comiso, anche “quella sotto i monti della strada di Pescara”.
L’autostrada Roma-Pescara, infatti, passa attraverso una galleria
scavata dentro Monte San Cosimo.
E oggi, con la guerra in atto in Medio Oriente, quali rischi corriamo in
Valle Peligna? I missili iraniani sarebbero in grado di colpire
l’Italia? La risposta è affermativa, almeno a livello potenziale. Il
missile iraniano Soumar ha una gittata fino a 3000 km, capace di
raggiungere Roma e quindi anche l’Abruzzo. Certo, anche se un missile
potesse raggiungere il nostro territorio dovrebbe comunque superare le
difese antiaeree NATO ma questo non significa che il rischio non esiste.
E in futuro, in un mondo impazzito che ormai pone la guerra come prima
opzione per risolvere le controversie internazionali, quali garanzie di
sicurezza ha chi vive in Valle Peligna? E’ ragionevole avere un
obiettivo militare di questa portata proprio nel mezzo della nostra
valle? Possiamo immaginare cosa succederebbe se Monte San Cosimo, pieno
di materiale bellico esplosivo, saltasse in aria?
Non c’è che dire. Tra mega discarica del Cogesa, inceneritore in arrivo,
Monte San Cosimo e centrale Snam (altro obiettivo primario in caso di
guerra) siamo messi proprio bene quanto a tutela della sicurezza e della
salute pubblica. Quale meraviglia, allora, se la gente appena può va via
perché questo non è più un luogo per viverci?
La politica, che si occupa di tanti problemi minuti, troppo spesso
trascura proprio le grandi questioni che rendono vivibile un territorio.
L’essere seduti letteralmente su una polveriera quale prospettiva di
futuro può darci? Non è arrivato il momento di rilanciare la battaglia
per la smilitarizzazione di Monte San Cosimo e della sua restituzione
alla nostra comunità per convertire la base in una struttura con
finalità civili e di pace?