17 Marzo 2026 - 20:17:53

di Tommaso Cotellessa

L’export abruzzese cresce più della media nazionale e nel 2025 sfiora i 10 miliardi di euro, confermando una dinamica positiva ma profondamente segnata da trasformazioni strutturali. Secondo l’elaborazione del CRESA su dati Istat, le vendite estere della regione registrano un incremento del 6,9%, oltre il doppio rispetto al +3,3% italiano, raggiungendo una quota pari all’1,5% dell’export complessivo del Paese.

A trainare la crescita è soprattutto la provincia dell’L’Aquila, che segna un balzo del 41,3% arrivando a 2,4 miliardi di euro e rappresentando il 24% del totale regionale, grazie in particolare alla forza del comparto chimico-farmaceutico. Più stabile la situazione a Teramo, che si attesta su 1,8 miliardi con una variazione marginale del +0,2%, mentre risultano in calo Pescara, che perde l’1% fermandosi a 700 milioni, e Chieti, che con 5,1 miliardi – oltre la metà dell’export regionale – registra una flessione dello 0,9%.

Dietro questi numeri si nasconde un cambiamento profondo del modello produttivo regionale. L’Abruzzo sta progressivamente spostando il proprio asse dall’automotive al chimico-farmaceutico, due settori che negli anni hanno rappresentato pilastri dell’economia ma che oggi mostrano andamenti opposti. Il comparto dei mezzi di trasporto, storicamente concentrato nella Val di Sangro, risente della crisi globale dell’automotive, legata alle politiche ambientali, alla contrazione della domanda e alle scelte industriali delle multinazionali, e chiude il 2025 con un calo del 3,4% per un valore di 2,9 miliardi, pari al 29% del totale regionale.

All’opposto, il chimico-farmaceutico continua a espandersi con forza, registrando un incremento del 40% e raggiungendo i 2,3 miliardi, pari al 35% dell’export abruzzese. Un risultato sostenuto in larga parte dall’Aquila, che da sola concentra il 79% delle esportazioni del settore, grazie anche alla capacità di intercettare mercati internazionali dinamici, in particolare quello nordamericano.

Più contenuta la crescita del comparto metalmeccanico ed elettronico, che si attesta a 1,9 miliardi con un +1,8%, inferiore alla media nazionale, mentre il cosiddetto made in Italy – che comprende agroalimentare, tessile e abbigliamento – mostra segnali di difficoltà con una contrazione del 3,1% e un peso complessivo del 16% sul totale regionale.

Anche la geografia dei mercati di sbocco evidenzia peculiarità significative. L’Unione europea resta il principale partner commerciale, assorbendo il 49% delle esportazioni, ma si distingue la forte incidenza dell’America settentrionale, che arriva al 24% contro l’11% nazionale, trainata proprio dal farmaceutico aquilano. Più contenuto, invece, il peso dell’Asia, che si ferma al 7%.

Le differenze tra territori sono marcate: l’Aquila guarda soprattutto agli Stati Uniti, mentre Chieti e Teramo mantengono una forte vocazione europea, e Pescara presenta una distribuzione più diversificata con una presenza significativa anche nei mercati asiatici.

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un’economia regionale in crescita ma in piena transizione, chiamata a ridefinire i propri equilibri produttivi tra settori tradizionali in difficoltà e comparti innovativi in espansione, in un contesto internazionale sempre più competitivo e incerto.