19 Marzo 2026 - 18:04:43

di Vanni Biordi

L’artigianato made in Italy protagonista oggi in tutta Italia e all’Aquila, con la presenza all’Auditorium di Renzo Piano del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e del sottosegretario di Stato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy Fausta Bergamotto, in occasione della Giornata della cultura artigiana, del sindaco Pierluigi Biondi e del presidente della Regione Marco Marsilio.

A fare gli onori di casa, il presidente di Confartigianato L’Aquila, Angelo Taffo che ha accolto tra gli ospiti il presidente nazionale di Confartigianato Marco Granelli.

In risposta all’allarme lanciato da Confartigianato sulla carenza di 382mila lavoratori nel settore, il ministro ha parlato della prima legge annuale sulle piccole e medie imprese e sull’artigianato, appena approvata dal Parlamento, sottolineando che il provvedimento finanzia «il passaggio generazionale delle competenze tra lavoratori anziani e giovani under 35 assunti a tempo indeterminato, con l’obiettivo di tutelare i mestieri storici e accompagnare la formazione dei nuovi addetti prima del pensionamento dei maestri artigiani». Altro nodo è legato alla formazione: «Abbiamo affrontato questa sfida con la riforma degli istituti superiori – ha aggiunto – della formazione professionale, con la riforma che il ministro Valditara ha fatto con il 4 più 2, che sta entrando in vigore, e con la creazione dei licei del Made in Italy, che quest’anno hanno aumentato di oltre il 36% il numero degli iscritti, e nel disegno di legge sulle piccole e medie imprese con il finanziare il passaggio di competenze generazionali all’interno della stessa impresa».

Contro il caro carburanti ha poi detto «siamo intervenuti comunque con misure temporanee, perché tutti ci auguriamo che la guerra finisca prima possibile». Ma se il conflitto dovesse protrarsi o estendersi, il Governo adotterà «altre misure necessarie».

Sul fronte dei controlli, Urso ha riferito che al Ministero si è riunito il comitato di allerta rapida, con la partecipazione della Guardia di finanza, per verificare se il taglio delle accise si sia tradotto subito in una riduzione dei prezzi. «Questo purtroppo non è ancora avvenuto», ha detto. Per questo, ha aggiunto, Mister Prezzi ha consegnato «la lista degli attuali distributori che non si sono adeguati al taglio” e “la Guardia di finanza sta predisponendo i controlli».  

«Siamo stati tra i primi in Europa a tagliare le accise sul carburante», ha proseguito il ministro, sostenendo che la misura è stata adottata «nella piena consapevolezza di quanto importante questo sia per le nostre famiglie e per le nostre imprese».  Urso ha poi richiamato il tema degli Ets, definiti «un carico insopportabile, un dazio interno» anche sul costo dell’energia elettrica. «Ora ci attendiamo che l’Europa in queste ore assuma decisioni significative e importanti per quanto riguarda gli Ets», ha affermato.  «Se questo non dovesse avvenire in queste ore, dovremmo provvedere noi, come abbiamo fatto con il decreto Bollette». Secondo Urso, con quel provvedimento il Governo ha «di fatto scorporato il costo degli Ets che pesava in maniera significativa e ingiustificata sul costo di produzione elettrica, e quindi sulle imprese e sulle famiglie».   

C’è un’immagine che, più di ogni altra, ha attraversato la Giornata della cultura artigiana all’Aquila, quella di Geppetto chino sul suo banco, che trasforma un pezzo di legno grezzo in un essere capace di camminare, parlare, sognare.

Il dato che emerge con chiarezza dai lavori della giornata è uno: l’artigianato non è un settore residuale da preservare in nome della tradizione. È una leva competitiva. Secondo le stime di Confartigianato, il comparto conta in Italia oltre 1,3 milioni di imprese e impiega circa 3 milioni di addetti. Ma il peso specifico del settore va oltre i numeri: è l’artigianato che alimenta la filiera del lusso, dell’agroalimentare, della moda, del design, tutti comparti in cui l’Italia detiene una posizione di leadership mondiale.

L’artigianato è il codice genetico del Made in Italy. Senza la trasmissione del sapere tecnico dalle botteghe alle fabbriche, senza quella densità di competenza manuale accumulata nei secoli, prodotti come una borsa artigianale di pelletteria fiorentina o un violino cremonese non esisterebbero. Il problema, semmai, è la trasmissione generazionale: la media d’età degli artigiani italiani si è alzata costantemente negli ultimi vent’anni.

Uno dei temi più discussi nel corso dei panel è stato il rapporto, spesso frainteso, tra artigianato e tecnologia. La digitalizzazione non è il nemico del saper fare: è, se ben utilizzata, il suo amplificatore. Le stampanti 3D non sostituiscono il liutaio, ma gli permettono di prototipare forme in tempi impensabili. I software di progettazione non eliminano il sarto, ma gli consentono di lavorare su misure digitali con una precisione millimetrica. L’artigianato che sopravvive e prospera è quello che ha saputo ibridarsi senza snaturarsi.

Il caso delle botteghe orafe di Arezzo, un distretto che esporta oltre il 70% della produzione e ha integrato macchine a controllo numerico mantenendo la fase di finitura interamente manuale, è citato più volte durante la giornata come modello replicabile. La firma dell’uomo resta sulla materia, è questo che il mercato internazionale riconosce e remunera.

L’aspetto forse meno esplorato della giornata, e per questo il più significativo, riguarda la dimensione sociale dell’artigianato. La bottega non è solo un luogo di produzione, è un presidio di coesione territoriale. Nelle aree interne del Paese, e l’Abruzzo è una regione con un tasso di spopolamento tra i più alti d’Italia, ne è esempio eloquente, il laboratorio artigianale è spesso l’unica impresa rimasta nel borgo. Chiuderlo non significa perdere solo posti di lavoro, significa perdere il centro gravitazionale di una comunità.

Su questo punto si è registrata la convergenza più ampia tra le diverse voci in campo: istituzioni locali, associazioni di categoria e ricercatori universitari concordano che qualsiasi politica industriale che ignori la dimensione territoriale dell’artigianato è destinata a produrre risultati parziali. Il saper fare non si delocalizza, è radicato nel luogo che lo ha generato.

«La nostra mission è quella di farci conoscere tra i più giovani e lo stiamo già facendo in tutta Italia – ha commentato Granelli – Stiamo facendo infatti delle collaborazioni con scuole e università con dei bandi e delle borse di studio per cercare di far capire ai ragazzi quali possibilità abbiano di sviluppare le proprie ambizioni all’intero del nostro mondo, sapendo che queste tradizioni che abbiamo alle spalle, unite alle competenze all’innovazione tecnologica che stiamo prendendo a piene mani, può renderci protagonisti della capacità produttiva del nostro paese».

Il presidente Taffo ha quindi sottolineato: «Siamo in espansione, nonostante crisi e dazi, abbiamo un export che arriva al più 5 % e l’Abruzzo ne fa parte a livello nazionale con le 4 “A”che Confartigianato mette in campo: alimentari e bevande, abbigliamento e moda, arredo e legno e automazione. E’ un artigianato vivo che va, nonostante quello che è successo. Siamo qui in una città che ha dimostrato al mondo come le micro e piccole imprese abbiano alzato la testa dopo i devastanti eventi. E’ un artigianato che chiede oggi, con forza, più attenzione a livello nazionale: meno burocrazia, maggiore facilitazione di accesso al credito, formazione, investimenti su innovazione tecnologica, spazio per i giovani che stanno dimostrando di saper fare impresa»