20 Marzo 2026 - 15:06:47
di Angelo Liberatore
L’Aquila celebra la giornata della memoria e dell’impegno ricordando le 1117 vittime delle mafie.
Nel capoluogo abruzzese continuano le attività dell’edizione 2026 del Premio Paolo Borsellino.
A Palazzo Margherita protagonisti come di consueto i giovani, che hanno ascoltato e si sono confrontati anzitutto con il Generale dei Carabinieri Pasquale Angelosanto.
Comandante dei ROS dal 2017 al 2023 coordinò, tra le altre, l’operazione per catturare il boss mafioso Matteo Messina Denaro.
«Posso portare la mia esperienza, che è un’esperienza fatta di sacrificio, ma soprattutto vorrei ricordare ai giovani il sacrificio di tanti, l’impegno di tanti uomini. Perché i risultati che ottiene lo Stato non sono mai ascrivibili ad una sola persona e vanno sempre ricondotti all’impegno delle strutture, all’impegno dei reparti e quindi è un impegno collettivo».
Prosegue Angelosanto: «Io tutte le volte che ricevo inviti per partecipare a conferenze che hanno nell’uditorio i giovani lo faccio con molto piacere e con grande interesse. Perché è importante spiegare ai giovani sia cosa sono le mafie – perché per contrastare il fenomeno mafioso questo va conosciuto – e poi parlare della legalità e dell’educazione alla legalità. Allora parlare con i giovani di questi due aspetti, conoscenza delle mafie e educazione alla legalità, è sempre un fatto importantissimo».
Accanto ad Angelosanto, nella sala conferenze della casa comunale aquilana, un altro alto rappresentante dell’Arma: il generale Rubino Tomassetti, originario di Collepietro (in provincia dell’Aquila) e con una esperienza più che ventennale nel ROS dei Carabinieri.
«Io – ricorda Tomassetti – ho fatto servizio al Raggruppamento Operativo Speciale per oltre ventisei anni: ho fatto l’investigatore per dodici anni, a diversi livelli e in diverse parti d’Italia; poi ho fatto il reparto analisi, quindi ho fatto tutta la parte di studio delle mafie e quindi quell’attività che serve per capire i modus operandi, come la mafia si muove, come evolve e come contrastarla»
«Infine, negli ultimi sette anni, ho comandato il reparto di supporto tecnologico alle indagini: quindi tutto quello che sono le strumentazioni, i sistemi di intercettazione, tutto quello che serve per poter aggredire in maniera tecnica queste organizzazioni criminali».
«La mafia – conclude Rubino Tomassetti – oltre a essere un problema criminale, e quindi un problema per una forza di polizia, è un problema sociale. C’è quindi bisogno di educazione ed è necessario che i ragazzi comincino sin da subito a capire che la mafia non si combatte solo con la repressione, ma anche con l’impegno civile».
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