21 Marzo 2026 - 08:56:33
di Vanni Biordi
A L’Aquila, la ‘Dimora del Baco’, lungo la statale 17, ha ospitato un appuntamento che, nel linguaggio ovattato della rappresentanza sindacale, si chiama congresso costitutivo ma che, nei fatti, segna qualcosa di più: la nascita di un soggetto nuovo nel panorama del lavoro pubblico abruzzese. La Uil Fp — acronimo di Uil Funzione Pubblica — è la struttura unitaria nata dalla fusione tra la Uil Fpl, storicamente radicata nei poteri locali, e la Uil Pa, attiva nella pubblica amministrazione centrale. Una fusione già avvenuta a livello nazionale e che ieri ha completato il suo percorso anche in Abruzzo, con l’elezione della nuova segreteria regionale da parte dell’assemblea dei delegati.
All’appuntamento prenderanno parte figure di primo piano. Per il livello nazionale, Rita Longobardi, segretaria generale della Uil Fpl. Ad affiancarla, Michele Lombardo, segretario generale della Uil Abruzzo, e Antonio Ginnetti, che guidava la Uil Fpl regionale prima della fusione. Con loro, ospiti e una platea di delegati provenienti dai comparti che il nuovo sindacato è chiamato a rappresentare: dai comuni alle aziende sanitarie locali, dai servizi sociali alle funzioni amministrative statali. «Le aree interne non possono essere abbandonate. Il lavoro pubblico lì non è una voce di costo: è una funzione di Stato» — dal documento congressuale Uil Fp Abruzzo.

Per Rita Longobardi, segretaria generale Uil Fpl nazionale, presente all’assemblea: «Oggi è una giornata storica poiché si apre una visione politica e strategica di un sindacato che si rinnova e che guarda alle sfide del pubblico impiego e non solo. Per la prima volta nella nostra organizzazione mettiamo insieme due grandi categorie che vivono sfide comuni, dai tagli al pubblico impiego alla spending review. È necessario guardare al pubblico impiego, e ai lavoratori e alle lavoratrici di questo comparto, non come un costo ma come un valore».
Il tema centrale del congresso è stato il ruolo del lavoro pubblico nelle cosiddette aree interne. Si tratta di quei territori, spesso montani o rurali, classificati dalla Strategia Nazionale Aree Interne come «periferici» o «ultraperiferici» in base alla distanza dai servizi essenziali. In Abruzzo, dove la dorsale appenninica occupa una porzione significativa della superficie regionale, il fenomeno è particolarmente acuto: comuni che perdono popolazione, ospedali ridimensionati, scuole accorpate, uffici pubblici razionalizzati al ribasso.
In questo contesto, il dipendente pubblico assume una valenza che va oltre il contratto di lavoro: è spesso l’unico funzionario presente, l’ultimo presidio istituzionale. La fusione tra Uil Fpl e Uil Pa risponde anche a questa sfida, un sindacato più grande e strutturato può negoziare con più forza le condizioni di lavoro nelle sedi disagiate, opporsi ai tagli ai distaccamenti periferici, rivendicare l’applicazione delle indennità di sede previste dai contratti collettivi nazionali — strumenti che esistono, ma che spesso restano sulla carta. Dal punto di vista organizzativo, la Uil Fp si configura come interlocutore unitario nelle tre principali aree della contrattazione pubblica: enti locali, funzioni centrali e sanità.
Una semplificazione che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe ridurre la frammentazione che ha storicamente indebolito la capacità negoziale del sindacato di fronte a datori di lavoro pubblici sempre più orientati alla razionalizzazione della spesa. Tra i punti di forza, trovo che la fusione sia coerente con il modello nazionale Uil, già operativa altrove con una maggiore aderenza contrattuale tra comparti.
Per il neoeletto segretario Ginnetti: «Superare il divario interno–costa richiede una strategia integrata, fondata sulla complementarietà tra territori e sulla valorizzazione delle aree interne come spazi di innovazione e sviluppo, se sostenute da investimenti in capitale umano, infrastrutture digitali e servizi pubblici di qualità. In questo contesto, il lavoro pubblico svolge un ruolo decisivo. Scuole, sanità e servizi amministrativi non sono solo costi, ma infrastrutture di coesione e strumenti di equità. Garantire servizi di qualità non è solo una scelta organizzativa, ma una condizione essenziale per contrastare lo spopolamento, rafforzare il legame tra cittadini e istituzioni e garantire lo sviluppo economico, l’equilibrio sociale e la tenuta democratica del territorio».
La presenza dei vertici nazionali rafforza il peso politico del congresso e la legittimità della nuova sigla, il tema delle aree interne è pertinente, documentabile e politicamente attuale perchè aggancia un dibattito nazionale già maturo e la nuova struttura unificata semplifica la rappresentanza per i lavoratori che operano in più comparti contemporaneamente, come ad esempio dipendenti di enti locali con funzioni miste.
Ci sono, però, alcune criticità e rischi. La fusione potrebbe produrre inevitabilmente tensioni interne tra le culture organizzative delle due sigle precedenti, il rischio di perdita di iscritti in fase di transizione è reale.
Le dichiarazioni sulle aree interne restano, per ora, a livello programmatico, mancano obiettivi misurabili o impegni contrattuali specifici.
La rappresentatività effettiva dipenderà dalla capacità di radicamento nei piccoli comuni: una sfida logistica non banale in un territorio come l’Abruzzo interno.
Il rischio di sovrapposizione con altre sigle, come Fp-Cgil, Cisl Fp, rimane e la frammentazione non è risolta dalla fusione interna a Uil.
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