23 Marzo 2026 - 15:39:01

di Martina Colabianchi

Il referendum sulla giustizia ha fatto registrare un’affluenza record in tutta Italia, con l’Abruzzo che addirittura supera il dato nazionale del 58,84% facendo registrare una percentuale di 60,51. All’ultimo referendum costituzionale, nel 2020, l’affluenza in Abruzzo fu del 50,78%.

Al momento, i dati su voti reali danno il No in vantaggio sul Sì (No 54,8% – Sì 46,2% secondo l’elaborazione Youtrend), confermando quindi i primi exit poll al momento della chiusura delle urne.

Anche in Abruzzo è attualmente in vantaggio il No (53,8%) sul Sì (48,19%).

Per quanto riguarda le province abruzzesi, i dati del portale Eligendo certificano che quella in cui si è votato di più è L’Aquila (62,58%), seguita da Pescara (60,18%), Chieti (59,85%) e Teramo (59,64%).

È Fano Adriano, paesino della provincia di Teramo di 250 abitanti, il comune abruzzese a far registrare l’affluenza più alta per il referendum sulla giustizia: il dato raggiunge il 76,39%. Il dato più basso, invece, è quello di San Benedetto in Perillis, paesino dell’Aquilano in cui vivono circa cento anime. Se la media regionale è del 60,51%, sono undici i comuni abruzzesi in cui l’affluenza supera il 70%, mentre che ne sono dieci con un dato inferiore al 50%.

Per quanto riguarda i centri più grandi della regione, a Montesilvano (52 sezioni) l’affluenza è del 57,35%, ad Avezzano (48 sezioni) è al 63,34%, a Lanciano (44 sezioni) 62,45%, a Vasto (44 sezioni) al 59,74%, a Ortona (27 sezioni) al 60,16%, a Sulmona (25 sezioni) al 63,36%, a Roseto degli Abruzzi (24 sezioni) al 59,57%, a Giulianova (23 sezioni) al 59,79%, a Francavilla al Mare (22 sezioni) al 60,32%, a San Salvo (20 sezioni) al 57,04% e a Spoltore (20 sezioni) al 61,4%.

Nel capoluogo di regione l’affluenza ha raggiunto il 67,26% (81 sezioni); nei capoluoghi di provincia Chieti è arrivata al 61,05% (54 sezioni), Pescara al 62,74% (170 sezioni) e Teramo al 64,26% (80 sezioni).

Il quesito referendario ha riguardato la modifica di sette articoli della Costituzione: l’articolo 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110.

La riforma al centro del referendum prevede la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e magistratura requirente, con la creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura. È prevista inoltre l’istituzione di un’Alta Corte di giustizia con competenza disciplinare e la nomina tramite sorteggio delle componenti dei Consigli superiori della magistratura, sia per quanto riguarda i membri laici sia per quelli togati.

«L’esito del referendum sulla giustizia, con la netta prevalenza del No, consegna un messaggio politico inequivocabile: la Costituzione non si cambia a colpi di forzature e propaganda. Le italiane e gli italiani hanno risposto con una partecipazione davvero poderosa, che non si registrava da anni», così il segretario regionale del Pd Abruzzo Daniele Marinelli.

«Sono felice e soddisfatto del risultato, innanzitutto perché è un chiaro stop a una riforma pericolosa e sbagliata, che avrebbe meritato ben altro confronto nel Parlamento e nel Paese – sottolinea Marinelli – . Gli italiani hanno dimostrato che non ci stanno a farsi prendere per il naso, anche a fronte dei toni fuori misura della Presidente del Consiglio, secondo cui la vittoria del NO avrebbe significato liberare stupratori e criminali. Una propaganda inaccettabile che è stata respinta con forza. Il dato politico è chiaro: sono stati il Governo e la Meloni a politicizzare questo referendum, approvando la riforma senza permettere che nemmeno una virgola venisse modificata in Parlamento, trasformando la contesa in uno scontro e rivendicandola come parte del proprio programma elettorale. Ma i cittadini hanno risposto nel merito, con la sonora bocciatura a una riforma che non avrebbe migliorato la giustizia e senza connessione con le priorità del Paese, in un momento in cui l’Italia è alle prese con questioni fondamentali come la guerra, i rincari, la sanità, il lavoro e l’economia in stallo, hanno costretto il Paese a discutere di una riforma che non avrebbe inciso sui problemi reali delle persone. Anche per questo il NO è stato così netto. Il Governo rifletta, su questa idea di spaccare e dividere le istituzioni e il Paese, su questo continuo tentativo di cercare alibi alla propria inerzia e sempre nuovi nemici: dell’opposizione, ai giornalisti, alla magistratura e sull’idea di lanciare sempre un nuovo fumogeno per cercare di distrarre l’attenzione dalle priorità del Paese e dei cittadini, che hanno alzato la voce».

«Il dato della partecipazione, con quasi il 60 per cento dei votanti è un segnale politico chiaro: la domanda di democrazia è viva e forte. Anche l’Abruzzo ha parlato con chiarezza, con una netta vittoria del NO, dopo una mobilitazione ampia e consapevole in questi mesi, con uno straordinario lavoro dei comitati e di tutti i soggetti che hanno promosso il No. Il mio ringraziamento affettuoso alle democratiche e ai democratici, che sono un pezzo importante, nella nostra regione e nel Paese, di questa vittoria storica. Sta a noi, alle forze politiche e alle istituzioni, raccogliere questo segnale e trasformarlo in ascolto, apertura e responsabilità. Perché partecipazione significa fiducia, e la fiducia si costruisce con scelte credibili, con trasparenza e con la capacità di dare risposte concrete ai bisogni delle persone e dei territori. Lo stop a questo scellerato progetto dice chiaramente che i cittadini contano e sono stanchi di essere presi in giro. Non poteva esserci miglior segnale per le sfide che ci aspettano».

«Il risultato del voto non lascia dubbi: la magistratura e la giustizia non sono controllabili dal governo», è il primo commento di Saverio Gileno, segretario regionale dei Giovani Democratici dell’Abruzzo e Coordinatore nazionale della Segreteria.

«Si tratta di un dato politico importante, anche alla luce dell’alta affluenza, che va oltre il merito stesso della riforma. Gli italiani hanno voluto mandare un segnale chiaro: c’è scontentezza, c’è rabbia nei confronti dell’operato del governo e c’è soprattutto un grande bisogno di alternativa. Un dato ancora più significativo riguarda le nuove generazioni: tra gli under 30 il NO vince con oltre 20 punti di distacco, a dimostrazione di come questa vittoria passi anche dal grande apporto delle giovani e dei giovani. Da oggi deve partire un percorso politico serio con l’obiettivo di costruire una coalizione e un programma in vista delle elezioni politiche del 2027, aperto a tutte le forze che vogliono esserci. Serve realizzare un’alternativa che non sia solo contrapposizione, ma una credibile proposta di governo per il Paese», prosegue Gileno.

«In questo risultato c’è anche il grande lavoro dei Giovani Democratici d’Abruzzo, che in queste settimane hanno animato una campagna capillare tra strade, piazze e mercati, parlando con le persone e riportando il confronto politico tra i cittadini. Un impegno che continuerà nei prossimi mesi, proprio in vista della costruzione di questa alternativa.Ora è il momento di dare risposte concrete: serve subito una legge strutturale per il voto fuorisede. L’onda dei fuorisede, che anche grazie al grande impegno dei Giovani Democratici hanno partecipato come rappresentanti di lista, è stata straordinaria e dimostra quanto sia forte la domanda di partecipazione delle nuove generazioni».

«Anche in Abruzzo il No ha vinto. È un segnale politico chiaro dopo sette anni di governo regionale del centrodestra a guida Marsilio. Anche qui deve aprirsi una nuova fase: costruire un’alternativa credibile, radicata nei territori e capace di rispondere ai bisogni reali dei cittadini e a difesa dei diritti e della Costituzione».