23 Marzo 2026 - 19:12:30

di Martina Colabianchi

«Prendo atto della decisione del popolo sovrano». Queste le parole con cui il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha commentato l’esito del referendum costituzionale, dove il No ha trionfato sul Sì con una percentuale di oltre il 53%. Parole a cui hanno fatto eco quelle della premier Giorgia Meloni, che ha scelto il canale a lei congeniale dei social network per sottolineare che il rammarico di non aver colto un’opportunità per rendere la giustizia italiana più moderna. Ma comunque, come aveva già preannunciato nel corso della campagna referendaria, il Governo andrà avanti.

Ma a trionfare è stata anche e soprattutto l’affluenza, con una percentuale del 58,93% di votanti che si è recato alle urne per decidere se approvare o respingere la riforma di sette articoli della Costituzione. Un pacchetto che prevedeva modifiche profonde alla struttura del Csm, con la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e magistratura requirente, la creazione di due distinti Consigli superiori della magistraturae l’istituzione di un’Alta Corte di giustizia con competenza disciplinare e la nomina tramite sorteggio delle componenti dei Consigli superiori della magistratura, sia per quanto riguarda i membri laici sia per quelli togati.

Anche in Abruzzo è stata netta la vittoria del No, con una percentuale del 51,77% contro il 48,23. Registrata, inoltre, un’affluenza sopra la media nazionale: a recarsi alle urne sono stati il 60,51% degli abruzzesi.

È Fano Adriano, paesino della provincia di Teramo di 250 abitanti, il comune abruzzese a far registrare l’affluenza più alta per il referendum sulla giustizia: il dato raggiunge il 76,39%. Il dato più basso, invece, è quello di San Benedetto in Perillis, paesino dell’Aquilano in cui vivono circa cento anime. Se la media regionale è del 60,51%, sono undici i comuni abruzzesi in cui l’affluenza supera il 70%, mentre che ne sono dieci con un dato inferiore al 50%.

Per quanto riguarda i centri più grandi della regione, a Montesilvano (52 sezioni) l’affluenza è del 57,35%, ad Avezzano (48 sezioni) è al 63,34%, a Lanciano (44 sezioni) 62,45%, a Vasto (44 sezioni) al 59,74%, a Ortona (27 sezioni) al 60,16%, a Sulmona (25 sezioni) al 63,36%, a Roseto degli Abruzzi (24 sezioni) al 59,57%, a Giulianova (23 sezioni) al 59,79%, a Francavilla al Mare (22 sezioni) al 60,32%, a San Salvo (20 sezioni) al 57,04% e a Spoltore (20 sezioni) al 61,4%.

Nel capoluogo di regione l’affluenza ha raggiunto il 67,26% (81 sezioni); nei capoluoghi di provincia Chieti è arrivata al 61,05% (54 sezioni), Pescara al 62,74% (170 sezioni) e Teramo al 64,26% (80 sezioni).

Tra le quattro province, anomala è la posizione di quella aquilana dove ha trionfato il Sì con il 52,47% contro il 47,53. Non a L’Aquila città, dove invece il No ha avuto la meglio con una percentuale superiore al 52%.

«L’esito del referendum sulla giustizia, con la netta prevalenza del No, consegna un messaggio politico inequivocabile: la Costituzione non si cambia a colpi di forzature e propaganda. Le italiane e gli italiani hanno risposto con una partecipazione davvero poderosa, che non si registrava da anni», così il segretario regionale del Pd Abruzzo Daniele Marinelli.

«Sono felice e soddisfatto del risultato, innanzitutto perché è un chiaro stop a una riforma pericolosa e sbagliata, che avrebbe meritato ben altro confronto nel Parlamento e nel Paese – sottolinea Marinelli – . Gli italiani hanno dimostrato che non ci stanno a farsi prendere per il naso, anche a fronte dei toni fuori misura della Presidente del Consiglio, secondo cui la vittoria del No avrebbe significato liberare stupratori e criminali. Una propaganda inaccettabile che è stata respinta con forza. Il dato politico è chiaro: sono stati il Governo e la Meloni a politicizzare questo referendum, approvando la riforma senza permettere che nemmeno una virgola venisse modificata in Parlamento, trasformando la contesa in uno scontro e rivendicandola come parte del proprio programma elettorale. Ma i cittadini hanno risposto nel merito, con la sonora bocciatura a una riforma che non avrebbe migliorato la giustizia e senza connessione con le priorità del Paese, in un momento in cui l’Italia è alle prese con questioni fondamentali come la guerra, i rincari, la sanità, il lavoro e l’economia in stallo, hanno costretto il Paese a discutere di una riforma che non avrebbe inciso sui problemi reali delle persone. Anche per questo il No è stato così netto. Il Governo rifletta, su questa idea di spaccare e dividere le istituzioni e il Paese, su questo continuo tentativo di cercare alibi alla propria inerzia e sempre nuovi nemici: dell’opposizione, ai giornalisti, alla magistratura e sull’idea di lanciare sempre un nuovo fumogeno per cercare di distrarre l’attenzione dalle priorità del Paese e dei cittadini, che hanno alzato la voce».

«Il dato della partecipazione, con quasi il 60 per cento dei votanti è un segnale politico chiaro: la domanda di democrazia è viva e forte. Anche l’Abruzzo ha parlato con chiarezza, con una netta vittoria del No, dopo una mobilitazione ampia e consapevole in questi mesi, con uno straordinario lavoro dei comitati e di tutti i soggetti che hanno promosso il No. Il mio ringraziamento affettuoso alle democratiche e ai democratici, che sono un pezzo importante, nella nostra regione e nel Paese, di questa vittoria storica. Sta a noi, alle forze politiche e alle istituzioni, raccogliere questo segnale e trasformarlo in ascolto, apertura e responsabilità. Perché partecipazione significa fiducia, e la fiducia si costruisce con scelte credibili, con trasparenza e con la capacità di dare risposte concrete ai bisogni delle persone e dei territori. Lo stop a questo scellerato progetto dice chiaramente che i cittadini contano e sono stanchi di essere presi in giro. Non poteva esserci miglior segnale per le sfide che ci aspettano».

«Il risultato del voto non lascia dubbi: la magistratura e la giustizia non sono controllabili dal governo», è il primo commento di Saverio Gileno, segretario regionale dei Giovani Democratici dell’Abruzzo e Coordinatore nazionale della Segreteria.

«Si tratta di un dato politico importante, anche alla luce dell’alta affluenza, che va oltre il merito stesso della riforma. Gli italiani hanno voluto mandare un segnale chiaro: c’è scontentezza, c’è rabbia nei confronti dell’operato del governo e c’è soprattutto un grande bisogno di alternativa. Un dato ancora più significativo riguarda le nuove generazioni: tra gli under 30 il No vince con oltre 20 punti di distacco, a dimostrazione di come questa vittoria passi anche dal grande apporto delle giovani e dei giovani. Da oggi deve partire un percorso politico serio con l’obiettivo di costruire una coalizione e un programma in vista delle elezioni politiche del 2027, aperto a tutte le forze che vogliono esserci. Serve realizzare un’alternativa che non sia solo contrapposizione, ma una credibile proposta di governo per il Paese», prosegue Gileno.

«In questo risultato c’è anche il grande lavoro dei Giovani Democratici d’Abruzzo, che in queste settimane hanno animato una campagna capillare tra strade, piazze e mercati, parlando con le persone e riportando il confronto politico tra i cittadini. Un impegno che continuerà nei prossimi mesi, proprio in vista della costruzione di questa alternativa.Ora è il momento di dare risposte concrete: serve subito una legge strutturale per il voto fuorisede. L’onda dei fuorisede, che anche grazie al grande impegno dei Giovani Democratici hanno partecipato come rappresentanti di lista, è stata straordinaria e dimostra quanto sia forte la domanda di partecipazione delle nuove generazioni».

«Anche in Abruzzo il No ha vinto. È un segnale politico chiaro dopo sette anni di governo regionale del centrodestra a guida Marsilio. Anche qui deve aprirsi una nuova fase: costruire un’alternativa credibile, radicata nei territori e capace di rispondere ai bisogni reali dei cittadini e a difesa dei diritti e della Costituzione», ha concluso Gileno.

«Oggi vince la Costituzione italiana. Anche in Abruzzo si afferma il No con un’alta partecipazione al voto. È un segnale chiaro che arriva dai cittadini e che indica una forte volontà: la Costituzione non va cambiata o stravolta, ma applicata – il commento del coordinatore del comitato regionale Società civile per il No al referendum costituzionale e segretario generale della Cgil Abruzzo Molise Carmine Ranieri -. I cittadini hanno scelto di difendere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, che rappresentano un presidio fondamentale per i diritti e per la democrazia. Quella di oggi è una giornata importante, che apre una fase nuova».

Sottolinea invece il buon risultato del Sì nella Provincia dell’Aquila la nota congiunta dell’assessore regionale Mario Quaglieri e del capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale Massimo Verrecchia.

«È stato un confronto democratico importante, nel quale ha vinto la partecipazione e si è affermato il ‘no’ a livello nazionale. Tuttavia, in Abruzzo emerge un dato politico significativo: l’unica provincia in cui ha prevalso il ‘Sì’ è quella di L’Aquila, trainata in particolare dai comuni della Marsica. Ancora più rilevante è il risultato di Avezzano, unico comune di grandi dimensioni della regione dove il ‘Sì’ risulta maggioritario».

«Si tratta di un segnale politico chiaro – proseguono – che premia un lavoro capillare sul territorio e una presenza costante tra i cittadini. Insieme abbiamo intrapreso un’iniziativa unitaria girando anche con un camper per raggiungere i comuni e per garantire un rapporto sempre diretto con i cittadini. I risultati premiano il nostro lavoro. Nei comuni della Marsica abbiamo riscontrato entusiasmo, partecipazione e un forte senso di coinvolgimento, frutto di un impegno quotidiano e diretto. Desideriamo ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a questa campagna elettorale – concludono – dai militanti ai cittadini che hanno scelto di informarsi, partecipare e sostenere le ragioni del ‘Sì’. Il risultato ottenuto nella provincia aquilana e in particolare ad Avezzano, Trasacco e la Marsica intera, rappresenta una base solida da cui partire per continuare a costruire un percorso politico serio e radicato nei territori. Un plauso infine – concludono Quaglieri e Verrecchia – anche alla Valle Peligna con in testa Sulmona dove, seppur di poco, è prevalso il Sì».

Anche il «Coordinamento Provinciale di Fratelli d’Italia prende atto del risultato emerso dal referendum, espressione della volontà democratica dei cittadini che hanno scelto di partecipare a un importante momento di confronto istituzionale. Ribadiamo il nostro rispetto per il voto popolare, pilastro fondamentale della nostra Repubblica, e sottolineiamo l’importanza della partecipazione attiva dei cittadini alla vita democratica del Paese».

«Il risultato referendario rappresenta un elemento di riflessione politica che richiede responsabilità, serietà e attenzione da parte di tutte le forze politiche. In questo senso, il Coordinamento Provinciale di Fratelli d’Italia continuerà a lavorare con impegno e coerenza per interpretare le esigenze del territorio e contribuire al dibattito pubblico nel rispetto del mandato ricevuto dagli elettori. Rinnoviamo il nostro impegno a favore di politiche che tutelino gli interessi dei cittadini, promuovendo valori di partecipazione, responsabilità e buon governo».

Anche il presidente della regione Abruzzo Marco Marsilio è intervenuto sull’esito del referendum parlando di «Un’occasione sprecata per riformare la giustizia dopo decenni di dibattiti inconcludenti».

Il presidente non ha lesinato affondi al fronte del No affermando che i suoi esponenti hanno avuto «gioco facile nel mistificare i contenuti della riforma, che erano comunque molto tecnici e difficili da spiegare in parole semplici. Funzionava molto meglio raccontare che i politici volessero sottomettere i giudici».