Licheri – Ettorre (SI – AVS) Inverno demografico: ispirarsi al modello Riace e alle migliori esperienze europee per rilanciare le aree interne

23 Marzo 2026 - 11:18:18

“Contro l’inverno demografico, a Pescara e nella sua provincia, servono
politiche strutturali e con uno sguardo alle esperienze europee che
hanno dimostrato di poter invertire il declino demografico”. Così
Roberto Ettorre, segretario provinciale e Daniele Licheri, segretario
regionale di Sinistra Italiana-AVS, alla luce del dossier sociale
pubblicato dal quotidiano Il Pescara che segnala una trasformazione
profonda delle dinamiche demografiche: nel capoluogo adriatico i decessi
sono più del doppio delle nascite, con un trend di 45 nascite ogni 100
morti e l’entroterra continua lentamente a svuotarsi. “Interi borghi
rischiano di perdere popolazione, servizi e prospettive di sviluppo –
avvertono Ettorre e Licheri –: quella che stiamo vivendo non è soltanto
una crisi demografica. È una crisi territoriale e sociale che riguarda
il futuro della nostra provincia. Se l’entroterra si svuota e le
comunità si indeboliscono, si impoverisce l’intero territorio. Per
questo servono politiche nuove e coraggiose. In Italia un riferimento
resta l’esperienza del modello Riace, che ha dimostrato come
l’accoglienza e l’inclusione possano diventare strumenti concreti di
rigenerazione dei piccoli centri”.
Per Sinistra Italiana-AVS, il ripopolamento delle aree interne deve
diventare una priorità delle politiche pubbliche.
“Nei piccoli Comuni dell’entroterra abruzzese ci sono case vuote,
immobili inutilizzati, scuole che rischiano di chiudere e attività
economiche che faticano a sopravvivere. L’arrivo di nuove famiglie,
l’inclusione di persone provenienti da altri territori o da altri Paesi
e il recupero del patrimonio abitativo possono diventare una leva
straordinaria per riattivare servizi, economia e relazioni sociali”,
dicono Ettorre e Licheri. Ma non solo: l’Europa può fare da maestra, nel
contrasto allo spopolamento dei territori rurali e montani. “In Spagna,
ad esempio, il fenomeno della cosiddetta España vaciada ha portato lo
Stato a varare politiche specifiche per i territori a bassa densità
demografica: incentivi fiscali per chi apre attività nei piccoli Comuni,
contributi per le famiglie che scelgono di trasferirsi nei borghi e
investimenti massicci nelle infrastrutture digitali per favorire il
lavoro da remoto – precisano Ettorre e Licheri -. In Francia sono stati
attivati programmi di rigenerazione dei centri storici e di rilancio dei
servizi pubblici nei piccoli Comuni, con incentivi per la riapertura di
negozi di prossimità, presidi sanitari territoriali e coworking diffusi
per attrarre giovani professionisti e nuove attività”. Ancora. “Il
Portogallo ha introdotto politiche di incentivo economico per chi decide
di trasferirsi nelle zone interne del Paese, con contributi diretti per
il trasferimento della residenza, agevolazioni fiscali e programmi di
recupero degli immobili abbandonati per favorire l’arrivo di nuove
famiglie”.
Esperienze che dimostrano che il declino demografico non è irreversibile
se affrontato con una strategia chiara. “Anche l’Abruzzo deve aprire una
stagione nuova di politiche per le aree interne: incentivi per chi
decide di vivere nei piccoli Comuni, recupero delle case vuote,
investimenti sulla sanità territoriale, sul trasporto pubblico e sulla
connessione digitale. Le aree interne possono diventare luoghi
attrattivi per nuove forme di lavoro, per il turismo sostenibile, per
l’agricoltura di qualità e per nuove comunità che scelgono di costruire
qui il proprio futuro – concludono Ettorre e Licheri -. Ripopolare i
borghi non significa solo salvare dei paesi. Significa difendere il
territorio, il paesaggio e la coesione sociale. Significa costruire un
modello di sviluppo più equilibrato tra costa e aree interne e garantire
un futuro alle comunità che oggi rischiano di scomparire”.
Sotto la lente d’ingrandimento anche come sta cambiando la geografia
dello spopolamento a favore della costa, ossia come cambiando i flussi
migratori interni di chi lascia i borghi per trasferirsi nelle più
attrattive città costiere. Nella bilancia demografica, sono cresciute di
più le aree metropolitane che quella urbana. Rielaborando i dati del
quotidiano Il Pescara, tra il 2001 e il 2025, la popolazione complessiva
a Pescara sarebbe rimasta sostanzialmente stabile (+1,3), mentre nel
giro di 24 anni Montesilvano sarebbe cresciuta del 32%, Spoltore del
25%, Città Sant’Angelo del 27%, a fronte della doppia velocità
dell’entroterra, con Penne che diminuisce del 12% e Popoli del 20%.
“Nella città adriatica serve ragionare sulle leve strategiche
dell’attrattività e del benessere, a partire dalle opportunità di vita e
lavoro e dai costi della vita, calmierando gli affitti. Serve insomma
una strategia complessiva che, bilanciando costa ed entroterra, non può
più essere rimandata”, avvertono infine Ettorre e Licheri