31 Marzo 2026 - 16:59:25

di Martina Colabianchi

Abruzzo ancora in ritardo sulle Case della Comunità. A fronte di 42 strutture programmate, solo 2 risultano attualmente operative e in grado di garantire gli standard minimi previsti, come la presenza costante di medici e infermieri.

Questo significa che, nonostante gli oltre 60 milioni di euro stanziati, la quasi totalità della rete territoriale è ancora ferma alla fase di cantiere o priva del personale necessario per funzionare.

È quanto emerge dal nuovo report di Agenas relativo al secondo semestre del 2025.

Non solo notizie negative: la Regione ha infatti completato con successo la realizzazione delle Centrali Operative Territoriali (COT), con 13 strutture su 13 già funzionanti e certificate. Si tratta di un’infrastruttura tecnologica fondamentale per il coordinamento delle cure, che però rischia di operare nel vuoto se mancano i punti di assistenza fisica sul territorio.

Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, la situazione è di parziale attuazione: ne sono previsti 15, ma quelli dichiarati attivi sono al momento 6.

Un elemento di forza resta l’assistenza domiciliare (ADI), che raggiunge il 100% dei 20 distretti abruzzesi, garantendo cure mediche e riabilitative direttamente a casa per oltre 35.000 utenti over 65. Tuttavia, l’integrazione tra i servizi sanitari e quelli sociali è ancora incompleta, risultando pienamente operativa solo in 14 distretti su 20.

«Di fronte ai dati certificati da Agenas non servono più giustificazioni: siamo davanti a un fallimento evidente della gestione della sanità territoriale da parte della Giunta Marsilio», è il commento del capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Silvio Paolucci.

«Parliamo di interventi finanziati con oltre 60 milioni di euro, scanditi da cronoprogrammi rigorosi e vincolanti, con scadenze imminenti – sottolinea Paolucci – eppure la Regione arriva impreparata a un appuntamento decisivo. Non è solo un problema di cantieri: è la totale assenza di governance su servizi, personale e organizzazione della sanità di prossimità. Le Case di comunità non sono muri, ma servizi. Senza medici, infermieri e integrazione sociosanitaria restano scatole vuote. Ed è esattamente questo il rischio che oggi stiamo correndo, con una Regione incapace di programmare e attuare. A questa situazione si aggiunge una scelta incomprensibile e dannosa: il taglio di 12 milioni di euro agli AIR, gli Accordi Integrativi Regionali, cioè proprio agli strumenti che riguardano i medici di medicina generale, che dovrebbero essere tra i principali protagonisti delle Case di comunità. Ci ritroviamo così con ritardi infrastrutturali, pur avendo le risorse disponibili, e contemporaneamente con il taglio di chi dovrebbe garantire i servizi dentro quelle strutture. Una contraddizione che certifica il fallimento totale della strategia regionale».

«Questo fallimento si aggiunge a quelli già prodotti sul deficit sanitario e sulla costruzione del nuovo programma operativo. È evidente che una gestione così fragile e disorganica da parte della destra si ripercuota inevitabilmente anche sull’edilizia sanitaria e sull’intero sistema dei servizi. Dal 2019 a oggi – prosegue – l’edilizia sanitaria è rimasta ferma o in grave ritardo, mentre sulle prestazioni e sull’abbattimento delle liste d’attesa non si registrano miglioramenti strutturali. Il PNRR rappresentava un’occasione storica per cambiare passo, ma anche questa opportunità rischia di essere sprecata. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: muri che non si completano nei tempi e, dove si completano, rischiano di restare vuoti. Così non si costruisce la sanità di prossimità, così si tradiscono i cittadini abruzzesi. Serve un cambio di passo immediato – conclude Paolucci – con una regia vera, trasparente e competente. La Regione dica come intende recuperare i ritardi e smetta di indebolire proprio quelle professionalità che dovrebbero rendere operativi i servizi. Perché sulla salute dei cittadini non sono più tollerabili né rinvii né errori così gravi».