02 Aprile 2026 - 11:42:46

di Tommaso Cotellessa

Questa mattina a L’Aquila è stata celebrata l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale Amministrativo Regionale dell’Abruzzo. Un rito civile che oltre a dare avvio ad un nuovo percorso per l’annualità 2026 rappresenta anche l’occasione per raccontare il rapporto della cittadinanza con la giustizia amministrativa e il suo stato di salute nel territorio regionale.

La cerimonia di quest’anno è stata caratterizzata da un particolare segno di rinnovamento, ha infatti rappresentato il momento di insediamento della nuova presidente del tribunale, Maria Abbruzzese, la quale ha presieduto la cerimonia tenendo una relazione sul lavoro pregresso e, ai nostri microfoni, ha tracciato un breve profilo in vista dell’inizio di questo nuovo percorso.

Ma andiamo con ordine. Come riferito dalla presidente, allo stato attuale sono circa 1.200 circa i ricorsi pendenti nella regione Abruzzo, un dato che si colloca in linea con la media nazionale, tuttavia di questi solo 600 sono stati proposti nel 2025, un fenomeno che denota una significativa presenza di lavoro arretrato ancora da gestire che il Tribunale si trascina dal passato.

Un tema quest’ultimo che non può non essere collocato a fianco alla carenza di organico, con particolare riferimento al personale amministrativo. Un tema che la neo insediata presidente cita come una delle criticità da affrontare con urgenza.

Riguardo, invece, al rapporto con la giustizia la Abbruzzese ha fatto notare che «ci sono alcuni settori che denotano certamente una scarsa sensibilità, in particolare per quanto riguarda i ricorsi in materia di accesso e i ricorsi in materia di ottemperanza, dove cioè già c’è stata una sentenza del TAR che ha dato ragione al ricorrente e dove le amministrazioni invece non eseguono la sentenza del TAR. Per quanto riguarda invece il flusso dei ricorsi, quindi diciamo la richiesta delle popolazioni locali, ci sono alcuni settori che denotano come queste richieste ci siano e siano pressanti, parlo ad esempio dei ricorsi in materia di pubblico impiego soprattutto scolastico, parlo ancora dei ricorsi in materia di accesso dove i ricorsi sono aumentati, ma parlo anche di ricorsi in materia ad esempio di quelli che chiamiamo i settori fragili, quindi in materia di sanità, in materia di integrazione scolastica e così via».

Rivolgendo, invece, lo sguardo al futuro la presidente precisa di non voler far alcun tipo di proclama, ma assicura che «ci metteremo al lavoro a partire da domani».

«La giustizia amministrativa e il giudice amministrativo – chiosa la presidente – esistono perché devono esitare le richieste sia dei cittadini ma anche di altre amministrazioni che si trovano in conflitto o in contrasto con le amministrazioni non solo statali ma anche locali, quindi dobbiamo dare una risposta nel verificare la conformità a legge degli atti emanati dalla pubblica amministrazione, ovvero di stigmatizzare il potere quando non esercitato, naturalmente quello che possiamo fare sconta la riserva di compatibilità con quello che materialmente si può fare».