03 Aprile 2026 - 15:59:49

di Martina Colabianchi

«Siamo ormai ad aprile e ancora non c’è traccia dell’avviso Restart – Filone C, quello finalizzato alle iniziative da realizzarsi nei comuni del comprensorio aquilano nell’ambito della Capitale italiana della cultura. Si tratta, quindi, di un programma monco a tutti gli effetti, cosa del resto ampiamente percepita dato che dal 17 gennaio, giorno dell’inaugurazione, non c’è più alcuna traccia né del programma né della Capitale della cultura».

Lo dichiara Stefano Albano, capogruppo del Pd in Consiglio comunale, che sottolinea come «siamo di fronte a un impianto incapace di coinvolgere dal basso i territori circostanti la città, che rappresentano invece una ricchezza culturale e identitaria irrinunciabile. Ancora una volta la città-territorio viene declinata solo a parole, lasciando indietro il resto del cratere».

Sul tema, Albano ha annunciato di aver depositato la richiesta di una terza commissione consiliare, alla presenza del sindaco Pierluigi Biondi e del dirigente competente Fabio De Paulis.

«Della Capitale della cultura – prosegue Albano – abbiamo sempre parlato come di una straordinaria opportunità, mettendoci a disposizione dell’amministrazione e offrendo collaborazione e suggerimenti. Ma è nostro dovere segnalare anche ciò che non va. Il 2026 può rappresentare l’occasione per recuperare e rafforzare la vocazione culturale che, per decenni, ha reso L’Aquila un modello nazionale e sulla quale siamo convinti si possa costruire un rilancio economico e sociale sostenibile e duraturo. A patto, però, che non venga ridotta a un lungo cartellone di eventi effimeri, ma interpretata come un investimento sul futuro, a partire dai giovani».

«Ancora più grave – aggiunge – è che, sempre ad aprile, non si abbiano notizie degli esiti dell’avviso Restart – Filone B2, dedicato alle associazioni che operano in città e pensato proprio per allargare la partecipazione oltre le istituzioni culturali più note e strutturate. Si tratta, come abbiamo già denunciato, di bandi che rischiano di lasciare indietro le realtà più piccole ma dinamiche e creative, quelle che non afferiscono al FUS e che invece arricchiscono il tessuto culturale cittadino e meritano un investimento forte. Il cofinanziamento al 50%, inoltre, risulta particolarmente oneroso per queste realtà e finisce per escludere chi non dispone già di risorse sufficienti per le anticipazioni».

«Se le tempistiche restano queste, tanto che si sviluppa il bando per il filone C con conseguente selezione, i risultati rischiano di essere pubblicati a fine anno, a capitale della cultura conclusa», ha concluso.