03 Aprile 2026 - 12:23:27

di Angelo Liberatore

Trova casa in via definitiva a Palazzo Margherita l’opera permanente 6 aprile 3 e 32 di Lea Contestabile dedicata alla memoria delle vittime del sisma 2009.

Le 309 formelle di gesso e garza gessata che compongono l’installazione sono state sistemate con cura certosina su una delle due pareti lunghe della sala conferenze al secondo piano della sede comunale Aquilana.

«309 formelle divise per genere – spiega l’artista – per il femminile ho individuato le forme tipiche che raccontano la donna, quindi forme circolari e il quadrato che è la forma simbolica della terra, invece per gli uomini ho individuato il rettangolo. Poi ho fatto dei sottotipi tenendo conto delle varie generazioni e quindi sono arrivata a tutti quei bambini che abbiamo perso durante il terremoto e per loro ho individuato il cuore, queste formelle sono bianche, bianche perché volevo un colore di purezza.

È stata la stessa Lea Contestabile a proporre al Comune dell’Aquila di ricevere in dono l’opera. Lente ha dato il suo via libera lo scorso anno, la donazione si è concretizzata a pochi giorni dal 17° anniversario del sisma.

«Trova la casa giusta qui al Comune – dice l’autrice – perché il Comune è la casa di tutti i cittadini e anche di quelli che non ci sono più. La tragedia che ci ha colpito è rimasta una ferita sulla carne di noi aquilani e questo mi ha convinto ancora di più che questa mia opera ha trovato il luogo giusto per continuare a vivere, per continuare a ricordare, quello che ci è successo.

6 aprile 3 e 32 ha una storia lunga, l’opera fu ideata nell’immediato post terremoto e realizzata nel 2010, è poi stata protagonista di diverse mostre di alto profilo tra cui una nel 2011 alla Biennale di Venezia.

All’inizio Lea Contestabile aveva pensato ad un materiale diverso per realizzare le formelle dell’installazione salvo poi rivedere la sua decisione agganciando la scelta definitiva anche a un ulteriore valore simbolico.

«All’inizio avevo pensato di realizzarle in marmo, poi ho pensato che il gesso e la garza fossero materiali più adatti a raccontare la fragilità di noi umani, non volevo fare un lavoro didascalico e retorico e quindi ho preferito realizzare un’installazione diciamo metaforica e simbolica».