03 Aprile 2026 - 10:51:47
di Tommaso Cotellessa
Il territorio abruzzese è asserragliato dal maltempo, fra piogge e precipitazioni accompagnate da timori per il rischio idrogeologico e la possibile esondazione dei fiumi che attraversano il territorio regionale. Tuttavia, oltre all’intensità degli agenti atmosferici, ad alzare il livello della tensione è anche l’intervento dell’uomo con cui, nel corso degli anni, sono stati modificati habitat ed ecosistemi.
In particolare gli occhi del Wwf Abruzzo sono puntati su un tratto del fiume Zittola, dove il Comune di Castel di Sangro è intervenuto per lavori di rimozione della vegetazione ripariale.
L’intervento in questione ha richiamato l’attenzione dell’associazione in quanto è stato condotto mediante l’utilizzo di mezzi meccanici, tra cui escavatori, con la rimozione non solo dei tronchi caduti nell’alveo fluviale ma anche di gran parte degli alberi presenti sulle sponde, nonché della vegetazione erbacea e arbustiva. Una decisione che ha portato il Wwf a chiedere ufficialmente chiarimenti alla Procura della Repubblica di Sulmona e al Comando regionale Carabinieri Forestali Abruzzo e Molise sul merito dell’azione disposta.
Il tratto di fiume interessato dall’intervento è di circa 5 km e si colloca tra il ponte in prossimità del passaggio a livello FF.SS. all’altezza dell’incrocio tra Alfedena, Rionero Sannitico e Montenero Val Cocchiara (“Ponte Zittola”) e il ponte nei pressi dell’Istituto superiore Patini-Liberatore (“Ponte Nuovo”) all’interno del centro abitato. Gli attivisti evidenziano che il tratto fluviale si trova per larga parte nelle immediate adiacenze, se non all’interno in alcuni punti, di un sito protetto a livello comunitario, la Zona Speciale di Conservazione “Pantano – Zittola” (ZSC IT7212126), parte della Rete Natura 2000.
A destare l’attenzione dell’associazione è stato, in particolare, il mancato svolgimento di una Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA), necessaria – così come previsto dalla normativa europea e il suo recepimento al livello nazionale – per la disposizioni di i impongono lo svolgimento di tutte le opere e gli interventi che potrebbero avere impatti significativi su una ZSC, sia che questi avvengano al suo interno, sia che essi siano svolti nelle sue prossimità. Per quanto il Wwf Abruzzo ha avuto modo di verificare, gli interventi eseguiti sul fiume Zittola non sembrano essere stati preceduti da alcuna Valutazione di Incidenza, il che costituirebbe una palese violazione della normativa italiana e comunitaria.
«La vegetazione ripariale – scrive l’associazione abruzzese – la cui tutela va anche al di là delle normative specifiche sulle aree protette riveste un’enorme importanza in termini di diversità floristica e fornisce habitat fondamentali a numerose specie animali. Tra questi ultimi, si possono citare anfibi elencati nel formulario standard della ZSC “Pantano-Zittola”, come l’ululone dal ventre giallo e il tritone crestato italiano, entrambi oggetto di particolare tutela ai sensi della Direttiva “Habitat”, nonché mammiferi come la lontra. La presenza della lontra nel bacino del fiume Sangro, di cui il fiume Zittola è affluente, è accertata da numerosi studi scientifici condotti dall’Università degli Studi del Molise e richiamati nel Piano d’Azione Nazionale per la Conservazione della Lontra (Lutra lutra) (Panzacchi, Genovesi, Loy, 2011 – Ministero dell’Ambiente, ISPRA). Vista la presenza accertata della lontra nel bacino del Sangro e la sua naturale elusività, non è da escludere che il tratto del fiume Zittola oggetto degli interventi di “pulitura” sia utilizzato, anche solo temporaneamente come “corridoio ecologico”, da questa specie, ragione in più per cui il Comune di Castel di Sangro avrebbe dovuto effettuare i lavori nell’alveo fluviale con particolare cura e a valle di un’opportuna valutazione scientifica».

Il WWF Abruzzo precisa poi di non aver alcun interesse ad opporsi a prescindere agli interventi necessari per assicurare la sicurezza di cittadine e cittadini rispetto alle esondazioni. Anzi, l’Associazione è ben consapevole che i rischi legati alle piene dei fiumi saranno sempre più elevati nei prossimi decenni, dato l’aumento di frequenza ed intensità degli eventi meteorologici estremi.
«Ci opponiamo tuttavia alle soluzioni semplicistiche per le quali sembrerebbe sufficiente rimuovere la vegetazione dai fiumi per garantire sicurezza dalle esondazioni. Gli studi scientifici, ma anche le esperienze quotidiane, ci dicono che questo tipo di interventi sono spesso controproducenti. I fatti di questi giorni stanno dimostrando come il problema dei fiumi non siano le piante lungo le sponde, ma piuttosto le costruzioni lungo gli argini, nonché la trasformazione e la cementificazione del territorio che, insieme al cambiamento climatico, mettono a rischio vite umane e creano enormi danni. La vegetazione ripariale, se opportunamente gestita, è un alleato fondamentale: le radici delle piante stabilizzano le sponde, riducendo così l’erosione e la conseguente immissione nell’alveo fluviale dei detriti che aumentano la forza distruttiva delle piene. È invece necessario rinaturalizzare le sponde fluviali e rimuovere, ove possibile, le canalizzazioni che costringono i fiumi lungo percorsi stretti e quasi rettilinei, aumentando la velocità e la forza erosiva dell’acqua in caso di piena. Proprio in questa direzione va uno degli obiettivi cardine del Regolamento UE sul Ripristino della Natura (Nature Restoration Regulation 2024/1991), approvato ad agosto 2024, che prevede il ripristino della naturalità delle sponde fluviali assicurando uno stato di scorrimento libero ad almeno 25,000 km di fiumi entro il 2030».
«Serve un cambio di paradigma in Abruzzo come nel resto d’Italia – concludono – gli habitat naturali sono alleati fondamentali per contrastare gli effetti avversi dei cambiamenti climatici in atto e devono essere tutelati, come impone la normativa vigente, nell’interesse della collettività e delle future generazioni».
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