05 Aprile 2026 - 11:33:27

di Tommaso Cotellessa

Parole di vita, che parlano di perdono e rinascita, di liberazione e mistero. Questo si nasconde all’interno del messaggio di Pasqua diffuso dall’Arcivescovo Metropolita della Diocesi dell’Aquila, Mons. Antonio D’Angelo.

Come un pastore D’angelo si rivolge al proprio gregge invitando a contemplare il mistero pasquale, non come un’icona distante ma come una parola attuale per le vite di ogni fedele.

Il testo integrale del messaggio

Carissimi sorelle e fratelli, 

la Pasqua è il mistero centrale della nostra vita di credenti, si apre per ciascuno di noi e per l’intera umanità un nuovo orizzonte, il Cristo risorto annichilisce la morte per dare voce alla vita senza fine. Il grido della risurrezione è ancora presente, non si è mai silenziato, non ha conosciuto l’usura del tempo e nonostante tutte le vicissitudini della storia, la fede nel Risorto è viva nella Comunità cristiana. Il seme della vita nuova ha fecondato e feconda l’intera umanità, anche se a volte non sempre si riconosce la sua presenza. Noi siamo toccati da questo mistero. Celebrare la Pasqua non è un semplice ricordare, un racconto, ma esperienza del cuore abitato dalla vita in Cristo. Se ascoltiamo attentamente il nostro desiderio ci accorgiamo di essere abitati dal senso dell’infinito, abbiamo sete di vita, anche dentro le fatiche della vita, anche quando sembra che tutto stia crollando, se tendiamo l’orecchio alla voce del cuore, ascoltiamo parole come queste: “non può finire così”. Talvolta siamo stremati dalle prove della vita, avvertiamo uno strappo nel cuore, presi tante volte dalla sfiducia e dallo scoraggiamento, nonostante questa afflizione abbiamo sempre la sensazione di non essere alla fine, ma c’è una nuova possibilità. Lo sguardo che ci fa vedere oltre, è dovuto alla vita di Dio che ci abita. Il processo dell’esistenza umana è un cammino che guarda verso questa meta, trovare pieno compimento in Dio. Noi abbiamo tanti desideri, programmi e obbiettivi, ma la piena realizzazione della vita la troviamo solo nel Vivente, quindi tutto ciò che siamo si compie in Cristo. 

Il percorso della vita non è possibile farlo da soli, l’autore della vita Dio, ci aiuta a scoprirlo, percorrerlo e gustalo. Nella scrittura troviamo scritto: <<Quale dio è come te, che toglie l’iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità? Egli non serba per sempre la sua ira, ma si compiace di manifestare il suo amore. Egli tornerà ad avere pietà di noi, calpesterà le nostre colpe. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati>>. (Mic 7,18-19) Possiamo cogliere subito l’unicità di Dio, nessuno è come lui capace di perdono attento alla vita dell’uomo, vede la miseria e ascolta il grido di dolore, non rimane indifferente, apre sempre una nuova via all’uomo e all’umanità, non lo lascia giacere nel buio ma si fa carico della sua sofferenza e del suo dolore, perché è un Padre che ama i suoi figli, il profeta dice “si compiace di manifestare il suo amore”. Il perdono di cui parla il profeta Michea, non ha una valenza puramente morale, il perdono segna profondamente la persona, ridona una nuova esistenza, fa rifiorire quello che si è inaridito, restituisce la libertà al cuore, dona la vera pace. Infatti il peccato segna la persona nella sua libertà. Adamo alla domanda di  Dio che lo cerca dice: <<Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto>>( Gen 2,10), dal racconto emerge la paura e la vergogna, per cui Adamo non è più libero di presentarsi a Dio ma deve nascondersi. L’assenza di questa libertà non permette di vivere serenamente e pienamente, di gioire e godere della vita che si possiede. Molte volte possiamo chiederci da cosa devo essere liberato, sono già libero, non mi manca nulla, non ho bisogno di nulla, posso fare tante cose, ho raggiunto tutti gli obbiettivi che mi sono prefissato, mi sento soddisfatto, quindi non devo essere liberato da nulla. Si, abbiamo tante cose, abbiamo raggiunto tanti traguardi, ma tante volte serpeggia sempre quel senso di insicurezza, di incertezza per il futuro, e talvolta si avverte la mancanza di senso dell’esistenza, la paura spesso si affaccia alla porta della vita, perché le prove non mancano. Noi non siamo schiavi degli altri ma di noi stessi, la mancanza di libertà non è determinato dal raggio d’azione che occupiamo che può essere anche molto ampio, ma da quello che viviamo dentro, se veramente abbiamo trovato noi stessi, se riusciamo a specchiarci alla verità della nostra persona. <<Egli tornerà ad avere pietà di noi, calpesterà le nostre colpe. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati>>(Mic 7,19), queste parole infondo vera fiducia nella nostra vita, perché Dio ha pietà di noi si fa carico della nostra persona, non ci lascia soli, ristabilisce una nuova relazione con noi, è questo legame dona sicurezza, Dio vede e ascolta, ama i suoi figli, il suo Amore sconfigge la paura e dona una nuova prospettiva all’uomo. Lui getta nel mare i nostri peccati perché apre a nuovi orizzonti, toglie quello che ostacola e compromette l’incontro con il Padre, toglie la vergogna di Adamo, ci permette di essere donne e uomini liberi, di ascoltare la sua parola e gioire della sua presenza, questo dona vera libertà.   

Il Padre nel corso del tempo si è fatto sempre presente all’umanità in tanti modi, non ha smesso mai di cercare, le modalità e le vie sono state tante.  Il dono più grande fatto all’umanità è Gesù, il quale  si è fatto uomo, ha condiviso tutta della nostra condizione umana, è morto per donarci la Sua vita con la risurrezione. La morte, non solo quella fisica, tocca l’esistenza di ogni persona, questa crea silenzio e buio, solo Cristo la sottomette risorgendo, questa è la libertà di cui abbiamo bisogno, perché noi non siamo fatti per essere confinati, ristretti in un tempo e uno spazio, ma chiamati alla libertà della Vita. San Paolo ci presenta questo mistero essenziale e necessario per la vita umana: <<Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita>>. (1Cor 15,20-22) Noi siamo eredi della risurrezione di Gesù, nella grazia dello Spirito Santo siamo toccati e abitati da questa vita nuova, entriamo in una logica diversa segnata fondamentalmente dall’Amore. Risorgere implica una nuova umanità, far fiorire quella verità che abita il cuore dell’uomo, diventiamo veramente umani, diventiamo ciò per cui siamo stati creati, nel Risorto troviamo il nostro vero volto, luce che allontana ogni oscurità. Si comprende facilmente che non è opera nostra ma ci viene regalato, un dono che possiamo solo accogliere e gioirne. 

Nel vangelo di Giovanni troviamo questo racconto del giorno di Pasqua: <<I discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo, Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi. Detto questo, soffiò e disse loro: ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati>> (Gv 20,20-23). Questo gesto molto semplice ma significativo del soffio dice la comunicazione dello Spirito dono di vita. Nel racconto della creazione nel libro della Genesi, si parla di soffio, infatti dopo aver plasmato l’argilla Dio soffia nelle narici e l’uomo prende vita. Gesù soffia sugli Apostoli per donare lo Spirito Santo, dono fatto a ciascuno di noi, ciò permette di vivere della grazia di Dio ed elevarci nella dignità, pur rimanendo nella fragilità della polvere siamo grandi in Cristo. La nostra umanità fragile alimentata da questa grazia si riveste di immortalità, questa non si riferisce a una dimensione semplicemente temporale, ma alla profondità e verità dell’esistenza umana, non conta il tempo ma la luce che abita il cuore, questa Luce da senso alla nostra esistenza, sprigiona una gioia che nessuna turbolenza potrà mai annullare. 

Nel saluto agli Apostoli riuniti nel Cenacolo, Gesù dice: “Pace a voi”, quanto sono importanti queste parole, in particolare in questo tempo storico che stiamo attraversando, ne comprendiamo ancora di più il valore e la profondità. Siamo toccati da una grande incertezza e instabilità che agita il cuore, ma la parola “Pace” detta dal Risorto dona veramente serenità per il legame che c’è tra noi e Cristo, abitati da Lui possiamo essere veramente in pace e il nostro cuore oggi ha bisogno di questo. Adamo alla voce di Dio si è nascosto perché si vergognava perché nudo, privo della sua dignità, il dono dello Spirito Santo non ci fa sentire più la vergogna, perché non siamo più nudi nella nostra fragile umanità, ma rivestiti di nuova umanità, siamo suoi figli. Il Concilio presenta Gesù come l’immagine dell’uomo nuovo in cui tutti siamo chiamati a rispecchiarci, <<In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro e cioè di Cristo Signore. Cristo che è nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione>> (GS 22).  

La vocazione a cui siamo chiamati, dono della pace di Cristo, oltre a ridonarci una nuova umanità, ci apre alla relazione con gli altri. Gesù manda gli Apostoli ad annunciare il perdono a ogni uomo perché sia rigenerato e possa nascere un vero percorso di amicizia fraterna. Noi abbiamo questa grazia e siamo invitati ad andare, se portiamo nel cuore la luce del Risorto, non possiamo tacere e testimoniare con la vita la bellezza e la dignità di cui Cristo ci ha rivestiti. San Paolo dice: <<Resi forti di ogni fortezza secondo la potenza della sua gloria, per essere perseveranti e magnanimi in tutto, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. E’ lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati>> ( Col 1,11-14). “Siamo trasferiti nel regno del Figlio”, tale affermazione ci fa comprendere quale grande dignità siamo chiamati, la stessa dignità è presente in chi vive accanto a noi, in chi incontriamo ogni giorno, se teniamo presente tutto questo allora avremo amore gli uni per gli altri. 

La testimonianza più luminosa a cui possiamo guardare è certamente Maria, che si è lasciata plasmare dalla grazia di Dio, nel dare la sua disponibilità al Signore ha compiuto grandi cose, come ci ricorda il Magnificat; così ognuno di noi apra il suo cuore al Cristo risorto per compiere grandi cose per sé e per gli altri, solo così avremo un mondo nuovo segnato dalla vera libertà e dalla pace.  

Auguro a tutti di fare esperienza nel cuore della resurrezione di Cristo, specchiarsi al suo volto e sentire la pace che dona speranza e costruisce una nuova umanità.