06 Aprile 2026 - 00:08:45

di Marco Giancarli

E loro non ci sono più.

Sono trascorsi 17 anni da quella notte in cui le vite di 309 persone sono rimaste incastrate nel groviglio di ferri e calcestruzzo del luogo che consideravano più sicuro. La loro casa. Dopo tutti questi anni con una città cambiata profondamente come la società stessa, gli aquilani non hanno mai smesso di ricordare chi non c’è più.

Cambiano le modalità ma non l’intensità di chi quella notte stringe tra le braccia un dolore che negli anni è diventato forza e coraggio nell’’andare avanti e ricostruire non solo le case ma la vita stessa che ad ogni modo non sarà mai più come prima.

È così che in questa notte infausta L’Aquila ha ricordato i suoi martiri diversamente dagli altri anni. Non una fiaccolata ma un momento intenso di ricordo.

Dal cortile di Palazzo Margherita, un faro azzurro si è elevato verso il cielo in segno di ricordo.

Il primo appuntamento alle 21:00 alla Villa Comunale (Piazzale dell’Emiciclo), dove sono stati distribuiti dei fiori ai partecipanti. Alle 21:30, sotto il porticato dell’Emiciclo, il ricordo è stato accompagnato dalle note dei Solisti Aquilani che hanno offerto un momento di raccoglimento in musica prima di trasferirsi verso il Parco della Memoria. Il momento più significativo, tuttavia è stato vissuto dalla comunità locale all’interno del luogo adibito al ricordo di quelle 309 anime strappate alla città.

Nel Parco della Memoria è stato celebrato il gesto simbolico dell’accensione del braciere, affidata a Daniele Ciuffetelli, in rappresentanza del Comune dell’Aquila, seguita dalla lettura dei nomi dei 309 angeli dell’Aquila e da riflessioni condivise. Poco dopo la mezzanotte, i fiori distribuiti sono stati deposti in corrispondenza dei nomi incisi sulla fontana del Parco, in un gesto collettivo di memoria.

«Questa notte è difficile per tutta una città, per un intero cratere. Viverla insieme e fare memoria condivisa è importante, vuol dire che la comunità si stringe – ha commentato Vincenzo Vittorini, esponente del Comitato dei Familiari delle Vittime del Sisma – Questa sera anche se la formula è cambiata, non sfiliamo ma ci ritroviamo, credo che aver aperto questa notte difficile con l’omaggio dei Solisti Aquilani alle vittime del sisma sia stata una cosa importante, un segno che apre il cuore». L’Aquila, dunque, non dimentica chi non c’è più e non dimentica quello che è stato. Il dolore resta negli occhi e nei cuori di chi ha perso affetti importanti e di chi ha visto perderli. Ognuno a proprio modo con la speranza di poter dare una seconda chance e con essa una vita a questa città e alla sua comunità.

L’Aquila non dimentica chi non c’è più e non dimentica quello che è stato. Il dolore resta negli occhi e nei cuori di chi ha perso affetti importanti e di chi ha visto perderli. Ognuno a proprio modo con la speranza di poter dare una seconda chance e con essa una vita a questa città e alla sua comunità.