07 Aprile 2026 - 17:34:09
di Vanni Biordi
Ci sono posti dove la negligenza amministrativa smette di essere un disagio e diventa una minaccia concreta per le persone. Le strade che portano all’ospedale San Salvatore di L’Aquila, a Coppito, appartengono senza alcun dubbio a questa categoria. Sono un reticolo di arterie malconce, sbrecate, rattoppate con la logica del cerotto su una ferita che richiederebbe la sala operatoria. Strade che convogliano ogni giorno centinaia di veicoli verso il presidio sanitario del capoluogo di regione, strade che sono, ad oggi, uno scandalo al sole. Buche profonde, avvallamenti improvvisi, tratti di manto stradale ridotti a una sequenza di crateri che costringono automobilisti e, fatto di tutt’altra gravità, conducenti di ambulanze a manovre repentine e pericolose.

Il cronometro non si ferma mai in emergenza, ma il manto stradale aquilano sembra avere un’agenda tutta propria. Non bastano più annunci e rattoppi quà e là. Servirebbe un piano organico, serio, tecnico. Eppure, di piani, in questa città, se ne annunciano a getto continuo. Il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile del Comune ha da tempo individuato il nodo di Coppito come uno dei più critici dell’intera rete viaria urbana, documentando il congestionamento cronico sulle uniche arterie di raccordo tra la due statali, in un’area che ospita il polo universitario e, appunto, il San Salvatore. Il manager dell’ASL della Provincia dell’Aquila, Paolo Costanzi, ha dichiarato pubblicamente che tra i piani di miglioramento dell’area ospedaliera figurerebbe anche il rifacimento del manto stradale.
Nel novembre 2022 il Consiglio comunale dell’Aquila approvava un ordine del giorno che istituiva un Tavolo tecnico inter-istituzionale permanente per la sicurezza stradale. A quasi quattro anni da quella delibera, il problema grosso è che tutto tace, e che gli interventi si limitano a rattoppi sporadici, che nulla hanno a che fare con un piano strutturale. Un impegno formale, nero su bianco, dissolto nel nulla burocratico con la stessa disinvoltura con cui si chiude un tombino e si dimentica il problema. La beffa, amara quanto eloquente, è che i cantieri del Pnrr hanno trasformato l’ospedale in un cantiere permanente di riqualificazione sismica, oltre dieci milioni di euro di finanziamenti europei per rendere il San Salvatore sicuro e sostenibile, mentre le strade che lo circondano restano in un’incuria che sembrerebbe incompatibile persino con la decenza amministrativa ordinaria. Si ristruttura l’interno, si lascia marcire l’accesso. Una contraddizione che ha il sapore del grottesco.

I cittadini, i pazienti trasportati in urgenza, i familiari che raggiungono il nosocomio di notte su strade dissestate, nessuno di loro ha il lusso di attendere la prossima delibera, il prossimo tavolo tecnico, la prossima conferenza stampa. Le buche del San Salvatore non sono una questione di decoro urbano. Sono una questione di diritti. E di responsabilità che, fino a questo momento, nessuno ha avuto il coraggio di assumersi fino in fondo.
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