10 Aprile 2026 - 18:10:04
di Martina Colabianchi
«Abbiamo fatto il tesseramento e c’è un accordo con cui abbiamo deciso di fare un congresso unitario, quindi siamo in attesa di sapere cosa si deciderà. Ritengo che con i congressi nei quali ci sono più contendenti a scontrarsi, ci sia il rischio di perdere il consenso. Ho sempre pensato, e sono molto berlusconiano in questo, che i contrasti non generano consenso, ma lo riducono».
Con queste parole il deputato Nazario Pagano, coordinatore di Forza Italia in Abruzzo, entra nel tema caldo dei congressi che sono oggetto, proprio in questi giorni, di un dibattito serrato all’interno di Forza Italia.
Inizialmente ventilati in primavera dal segretario nazionale e ministro degli Esteri Antonio Tajani, potrebbero forse slittare per dare modo ad altri contendenti di prepararsi ad una eventuale sfida nel partito. Ipotesi, questa, che piace a Marina Berlusconi, ma meno a Tajani secondo cui una competizione interna veicolerebbe all’esterno l’idea di un partito diviso proprio alla vigilia del voto del 2027 e dopo la sconfitta del referendum, storica battaglia degli azzurri.
Anche Pagano sembra essere di questa idea. «A mio parere – dice – congressi con più contendenti possono far emergere un tema, che è quello della fine di un periodo di armonia. Proprio per questo sono contrario a svolgere congressi che non siano unitari. Noi siamo una delle regioni italiane. Ovviamente siamo in attesa che decidano e che ci dicano se bisogna fare il congresso. Ma, ribadisco, sono convinto che i contrasti non generino consenso. Questo – conclude Pagano – è quello che ha sempre pensato Silvio Berlusconi ed è quello che penso anche io».
Dall’altra parte c’è la voglia di rinnovamento nel partito traghettata dalla visione dei Berlusconi, che pur ufficialmente non si intromettono, e da alcuni deputati e senatori di Forza Italia. Una spinta al nuovo che si è concretizzata nel cambio alla presidenza del gruppo dei senatori, dove Stefania Craxi ha sostituito Maurizio Gasparri, e con la stessa sorte che potrebbe presto toccare al capogruppo alla Camera Paolo Barelli.
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