10 Aprile 2026 - 11:23:38

di Tommaso Cotellessa

Non si ferma, anzi si intensifica, l’azione dei comitati No Snam di L’Aquila e Sulmona contro il progetto della cosiddetta «Linea Adriatica», il gasdotto di 425 chilometri destinato a collegare Sulmona a Minerbio (Bologna), con annessa centrale di compressione nel territorio peligno. Gli attivisti tornano a incalzare la politica regionale, chiedendo continuità amministrativa e soprattutto risposte concrete rispetto agli impegni già assunti.

Al centro della mobilitazione c’è la risoluzione approvata il 25 giugno dello scorso anno dalla Commissione Ambiente del Consiglio regionale d’Abruzzo, che aveva espresso un netto «no» all’opera. Il documento, presentato dal consigliere Pierpaolo Pietrucci e approvato all’unanimità al termine di audizioni e approfondimenti, rappresenta uno dei passaggi istituzionali più rilevanti nella lunga vicenda del metanodotto.

Quella presa di posizione, ricordano i comitati, si inserisce in una serie di pronunciamenti contrari espressi negli anni dalla Regione Abruzzo, tutti accomunati da una forte preoccupazione per l’impatto ambientale e territoriale del progetto. Un’opera giudicata dagli attivisti non solo invasiva, ma anche «inutile e anacronistica», alla luce della necessità, sempre più urgente, di abbandonare le fonti fossili per contrastare i cambiamenti climatici.

La risoluzione impegnava il presidente della Regione ad attivarsi presso il Governo nazionale per una serie di azioni precise: una nuova valutazione di impatto ambientale, un’analisi indipendente costi-benefici, l’aggiornamento delle norme sulle distanze di sicurezza, l’individuazione di aree idonee per impianti simili e l’apposizione di un vincolo archeologico sull’area di Case Pente, a Sulmona, dove sono in corso i lavori della centrale.

Secondo i comitati, tuttavia, a distanza di mesi, resta da capire quale sia lo stato di attuazione di questi impegni. Una questione resa ancora più urgente dal fatto che, mentre la centrale continua a prendere forma, Snam si prepara ad avviare i lavori per il metanodotto.

Le criticità sollevate riguardano anche il contesto territoriale: oltre 100 chilometri dell’infrastruttura attraverserebbero le aree interne dell’Abruzzo, già segnate da fragilità economiche, spopolamento e carenze infrastrutturali. A questo si aggiunge il tema del rischio sismico, particolarmente rilevante in una zona classificata ad alta pericolosità, come evidenziato da studi scientifici.

«Non possiamo permettere che un progetto di questa portata venga portato avanti senza una piena trasparenza e senza verifiche aggiornate», sostengono i rappresentanti dei comitati, Emanuele Amadio e Mario Pizzola, che hanno formalmente richiesto un incontro alle istituzioni regionali.

L’obiettivo è ottenere chiarimenti puntuali e in tempi rapidi. Perché, sottolineano, «l’importanza del problema impone risposte immediate». La battaglia contro il gasdotto, dunque, entra in una nuova fase, con i cittadini pronti a mantenere alta l’attenzione e a chiedere conto alla politica delle scelte future.