Giornata Mondiale sulla sicurezza sul lavoro. CGIL Abruzzo Molise: "Non fatalità, ma emergenza, servono prevenzione, formazione e controlli".

27 Aprile 2026 - 17:25:50

Il 28 aprile non è una data da segnare in agenda e dimenticare. È la
Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, e quest’anno
più che mai va letta per quello che è: la fotografia di un’emergenza
nazionale che non accenna a rientrare.

I numeri parlano chiaro, e non lasciano spazio a un’interpretazione
benevola. In Italia si registrano ogni anno, in media, oltre mille
morti, ovvero più di tre decessi al giorni, nonché circa 6.000 infortuni
sul lavoro, il 30% di questi, portano ad invalidità permanenti.

Le denunce di malattia professionali all’Inail sono oltre 88.000 di
queste, in tantissimi casi, il progressivo peggioramento delle patologie
porta a invalidità con morte. Di fronte a queste cifre, invocare la
fatalità è un esercizio di ipocrisia. Parliamo di un vero e proprio
bollettino di guerra.

“Con questi numeri non si può parlare di sfortuna o di fatalità – dice
Franco Spina, Segretario Regionale CGIL Abruzzo Molise – si tratta di
una vera e propria emergenza, e come tale va affrontata. Il punto di
partenza è uno solo: la prevenzione. Troppo spesso le aziende
considerano la sicurezza sul lavoro un costo da tagliare, anziché un
investimento da sostenere, questo approccio è sbagliato, oltre che
pericoloso.”

Un nodo cruciale riguarda il sistema degli appalti. Le catene di
subappalto sempre più lunghe disperdono le responsabilità, creano anelli
deboli, e finiscono per lasciare i lavoratori esposti a rischi per i
quali nessuno è chiamato a rispondere. Il committente non può restare ai
margini di questo sistema: deve essere coinvolto e responsabilizzato.

C’è poi il tema del lavoro precario, ovvero quel lavoro che non dà
certezze sulla sostenibilità economica ma nemmeno su quello della
prevenzione di salute e sicurezza, poiché spesso per il lavoro a
chiamata si guarda alla produttività e non alla formazione sulla
sicurezza. RLS e RLST, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza,
devono essere parte attiva di questi processi, non figuranti di un
adempimento burocratico.

La formazione deve essere permanente, approfondita ed è necessario anche
che la sicurezza diventi culturalmente una materia di studio a partire
dalle scuole primarie per abituare e formare le nuove generazioni di
lavoratori.

“Fondamentale anche la questione dei controlli, conclude Franco Spina,
in vent’anni abbiamo assistito a un progressivo, allarmante svuotamento
degli organi ispettivi, con meno 6.000 unità. Meno ispettori significa
meno verifiche, e meno verifiche significa più rischi. Gli investimenti
in questa direzione non sono più rinviabili. Il luogo di lavoro dovrebbe
essere lo spazio in cui una persona esprime la propria dignità
professionale. Invece, troppo spesso, è diventato il posto più
pericoloso in cui stare, tutto questo è inaccettabile. Il 28 aprile deve
essere l’occasione per ribadirlo con chiarezza, e per pretendere
risposte concrete da chi ha la responsabilità di darle.”