Lupi morti, Pezzopane: «Mattanza nei parchi: l’Abruzzo tradisce se stesso. Condanna e proposte»

28 Aprile 2026 - 11:10:02

“La politica dei parchi è stata ed è ancora una grande speranza per le
aree interne dell’Abruzzo. Non uno slogan, ma una promessa concreta:
riportare vita dove la montagna si stava spegnendo, ricostruire
equilibri perduti, far tornare la fauna selvatica come segno di un
territorio che rinasce. Lupi, orsi, cervi e caprioli, rapaci: non
simboli da cartolina, ma il cuore vivo di una rinascita possibile.
Oggi, però, quella promessa si incrina. La mattanza dei lupi — insieme a
volpi, poiane, cervi e orsi — non è più un’ombra lontana. È una ferita
reale, che si ripete e si allarga. Bocconi avvelenati, morti silenziose,
territori trasformati in trappole invisibili. È una violenza che non
colpisce solo gli animali: colpisce l’idea stessa che uomo e natura
possano convivere.
E fa male, perché arriva dentro una contraddizione stridente. L’Abruzzo
si racconta al mondo come “regione dei parchi”, terra di biodiversità e
di eccellenza ambientale. Ma poi si ritrova a contare le carcasse di ciò
che dovrebbe rappresentarlo. È una frattura profonda, che non si può più
ignorare.
Esiste, sì, un conflitto reale. Gli allevatori vivono difficoltà
concrete, subiscono danni, portano sulle spalle un peso che non può
essere negato. Ma proprio per questo la risposta deve essere
all’altezza, giusta, immediata, strutturata.
E qui non si può più restare fermi.
I rimborsi devono essere rapidi, certi, automatici, senza attese
infinite e senza burocrazia che aggiunge dolore al danno. La prevenzione
deve diventare una priorità assoluta: recinzioni elettrificate, cani da
guardiania, strumenti di difesa del bestiame devono essere garantiti a
tutti, finanziati interamente, resi la norma e non l’eccezione.
Serve anche un sostegno reale sul territorio: tecnici e operatori al
fianco degli allevatori, capaci di intervenire prima e dopo gli
attacchi, riducendo davvero il conflitto invece di rincorrerlo dopo le
tragedie.
Ma una linea non può essere oltrepassata. Mai. Nessuno è autorizzato a
uccidere. Non con fucili, non con trappole, non con il veleno. Perché
ogni boccone avvelenato è una condanna indiscriminata, che colpisce
tutto ciò che vive.
E il ricordo pesa. Pesa ancora la morte dell’Orsa Amarena, uccisa in una
vicenda che ha ferito il Paese intero. Pesa come monito e come ferita
aperta.
Non si può più tollerare.
Servono controlli più forti, presenza reale sul territorio, unità
antiveleno permanenti, pattugliamenti nelle aree più fragili, tecnologie
di monitoraggio come fototrappole e droni dove possibile, e una banca
dati nazionale trasparente sui casi di avvelenamento.
Le indagini devono essere rapide, coordinate, senza zone d’ombra. E le
pene devono essere certe, severe, davvero dissuasive. Perché chi semina
veleno deve sapere che non resterà impunito.
Serve costruire alternative vere. Assicurazioni agevolate cofinanziate,
incentivi economici per chi convive con la fauna, riconoscimento dei
servizi ecosistemici a chi protegge il territorio: la convivenza non può
essere solo un principio, deve diventare conveniente, concreta,
possibile.
E ancora: un tavolo permanente tra istituzioni, parchi e allevatori, non
formale ma operativo, capace di intervenire subito, prima che il
conflitto esploda.
Accanto a questo, la cultura. Informazione, educazione, trasparenza
totale sui dati, coinvolgimento delle comunità locali. Perché dove manca
conoscenza, cresce la paura. E dove cresce la paura, trova spazio la
violenza.
La politica dei parchi non è un ornamento. È una scelta di civiltà. Ma
una scelta del genere ha bisogno di essere difesa ogni giorno, con
strumenti adeguati e con coraggio reale. Ministeri competenti e Regione
devono sostenere senza tentennamenti la tutela del sistema, della fauna
e della flora faticosamente ravvivate.
L’Abruzzo deve decidere se essere terra di convivenza tra uomo e natura,
o diventare il luogo in cui quella promessa si è spezzata.
E questa volta, non ci sono più zone grigie.”