Sanità: Taglieri (M5S), “infermieri sempre più specializzati, ma contratti fermi a trent’anni fa. Presentata una risoluzione per un’area contrattuale autonoma”
08 Giugno 2026 - 15:43:52
avere abbastanza infermieri per garantire il diritto alla salute dei
cittadini. È una prospettiva che la politica ha il dovere di affrontare
oggi, prima che sia troppo tardi». Con queste parole il Capogruppo del
Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Francesco Taglieri, annuncia
il deposito di una risoluzione ai sensi dell’art. 158 del Regolamento
interno del Consiglio regionale d’Abruzzo, che sarà esaminata dalla
Commissione competente, con l’obiettivo di impegnare la Regione Abruzzo
a promuovere presso il Governo, il Parlamento, l’Agenzia per la
rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e la
Conferenza delle Regioni l’istituzione di una specifica area
contrattuale autonoma della professione infermieristica.
«Negli ultimi trent’anni il legislatore ha profondamente trasformato la
professione infermieristica. È stato abolito il mansionario, è stata
riconosciuta l’autonomia professionale, è stata introdotta la formazione
universitaria obbligatoria, sono stati istituiti percorsi magistrali,
funzioni di coordinamento, percorsi dirigenziali e, recentemente, nuove
lauree magistrali specialistiche nelle cure intensive,
nell’emergenza-urgenza, nelle cure primarie e di comunità, nell’area
pediatrica e neonatale. Lo Stato continua giustamente a investire nella
crescita professionale degli infermieri, ma a questa evoluzione non è
mai corrisposto un adeguamento del sistema contrattuale». Secondo
Taglieri è proprio questo il nodo centrale della questione.
«Non stiamo chiedendo nuovi riconoscimenti», osserva il capogruppo del
M5S. «Il Parlamento ha già riconosciuto agli infermieri autonomia
professionale, responsabilità dirette, formazione universitaria,
percorsi specialistici e ordinamento professionale. Il problema è che il
sistema contrattuale è rimasto sostanzialmente fermo mentre la
professione è cambiata radicalmente. Oggi esiste un evidente
disallineamento tra ciò che la legge riconosce agli infermieri e il modo
in cui essi vengono rappresentati e valorizzati all’interno della
contrattazione collettiva nazionale».
La situazione è resa ancora più preoccupante dai numeri che descrivono
la condizione della professione nel nostro Paese. Oggi l’Italia dispone
di circa 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media europea
superiore a 8 e valori che in alcuni Paesi del Nord Europa superano i 10
professionisti ogni 1.000 abitanti. Le più recenti analisi stimano una
carenza superiore a 65.000 infermieri, mentre il fabbisogno necessario
per avvicinare l’Italia agli standard europei potrebbe superare le
170.000 unità.
A questo si aggiunge una progressiva diminuzione delle iscrizioni ai
corsi di laurea in infermieristica, un aumento delle dimissioni
volontarie e un numero crescente di professionisti che scelgono di
trasferirsi all’estero, dove le retribuzioni possono essere superiori
del 30-40 per cento rispetto a quelle italiane e dove esistono percorsi
professionali maggiormente valorizzati.
«La situazione rischia di peggiorare ulteriormente nei prossimi anni»,
prosegue Taglieri. «L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle
patologie croniche, la crescita della non autosufficienza e lo sviluppo
dell’assistenza territoriale richiederanno un numero sempre maggiore di
infermieri qualificati. Contemporaneamente, decine di migliaia di
professionisti raggiungeranno l’età pensionabile. Ci troviamo davanti a
una forbice che si allarga: aumentano i bisogni assistenziali e
diminuiscono le persone disponibili a garantire quelle cure».
La risoluzione affronta anche un ulteriore tema ritenuto strategico: il
superamento dell’attuale regime di esclusività che limita la possibilità
per gli infermieri dipendenti del Servizio sanitario di esercitare
attività libero-professionale al di fuori dell’orario di lavoro.
«Abbiamo professionisti laureati, iscritti a un Ordine, chiamati a
rispondere personalmente delle proprie decisioni professionali e delle
proprie responsabilità civili, penali e disciplinari. È arrivato il
momento di aprire una riflessione seria sulla possibilità di consentire,
in forme regolamentate e compatibili con il servizio pubblico,
l’esercizio della libera professione infermieristica. Non si tratta di
indebolire il sistema sanitario, ma di valorizzare competenze che oggi
vengono troppo spesso mortificate».
Secondo il Capogruppo del Movimento 5 Stelle, la questione
infermieristica non può più essere affrontata come una semplice vertenza
contrattuale. «Qui non stiamo parlando soltanto di stipendi o di
contratti. Stiamo parlando della capacità del Servizio Sanitario
Nazionale di continuare a garantire assistenza ai cittadini nei prossimi
decenni. Se questa tendenza non verrà invertita, l’Italia rischierà di
ricorrere sempre più frequentemente al reclutamento di personale
proveniente da altri Paesi per mantenere in funzione ospedali, servizi
territoriali e strutture assistenziali».
Per Taglieri, «il tema non riguarda la qualità dei professionisti
stranieri, che meritano rispetto e piena integrazione nel nostro sistema
sanitario. Il problema è un altro: percorsi formativi, modelli
organizzativi, esperienze professionali e sistemi sanitari di
provenienza possono essere profondamente differenti. Un Paese avanzato
non può pensare di sostituire stabilmente le proprie professionalità con
personale formato altrove perché non è stato in grado di rendere
attrattiva una professione fondamentale. Sarebbe una sconfitta per il
sistema sanitario e per il Paese».
«L’Italia investe ogni anno risorse pubbliche per formare infermieri
altamente qualificati nelle proprie università e nelle proprie strutture
sanitarie», conclude Taglieri. «Non possiamo continuare a formare
professionisti che poi scelgono di mettere le proprie competenze al
servizio di altri sistemi sanitari. La risoluzione che abbiamo
presentato vuole aprire un confronto nazionale serio e non più
rinviabile. La professione infermieristica è cambiata profondamente. È
il contratto che è rimasto indietro. E quando una professione evolve più
velocemente delle regole che la governano, è compito della politica
intervenire. La qualità dell’assistenza, la sicurezza delle cure e il
futuro della sanità pubblica passano anche da qui».
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