Il Manifesto di Offida per le aree interne, Abruzzo protagonista agli stati generali di ALI. Radica: “Servono politiche strutturali”
16 Giugno 2026 - 15:40:15
cinque parole chiave del Manifesto di Offida, presentato nel corso degli
Stati Generali della Bellezza, l’assemblea nazionale promossa da ALI –
Autonomie Locali Italiane che ha riunito amministratori locali,
operatori culturali, studiosi e rappresentanti delle comunità
territoriali per discutere il futuro delle aree interne, montane e
rurali del Paese.
L’Abruzzo è stato protagonista. Tra gli interventi ci sono stati quelli
di Angelo Radica, sindaco di Tollo e presidente regionale di ALI, e del
sindaco di Vasto Francesco Menna.
Il documento, intitolato “Nuove alleanze per rigenerare i territori.
Cultura, ruralità, turismo sostenibile, giovani, lavoro e nuova
abitabilità nelle aree interne e montane”, rappresenta un’evoluzione
della Carta delle Città della Bellezza e propone una visione politica e
culturale che mette al centro la rigenerazione territoriale come
questione nazionale.
“La visione proposta dal Manifesto è la stessa che portiamo avanti in
Abruzzo, da sempre, in una parte d’Italia in cui la quota delle aree
interne è particolarmente estesa rispetto al territorio complessivo”,
dichiara Radica. “Sosteniamo la necessità di politiche strutturali, che
vadano oltre l’assistenzialismo episodico, e che sappiano al contrario
valorizzare la peculiarità di queste zone del Paese attraverso standard
ad hoc, per combattere lo spopolamento. L’esatto opposto
dell’impostazione perseguita in questa fase, che considera le aree
interne e le aree montane un costo da sostenere e perciò da ridurre dove
e il più possibile. Ma così facendo si impoverisce il Paese perché se ne
lasciano indietro, a se stessi, pezzi consistenti. E chi è vulnerabile
finisce con il soccombere”.
Secondo il Manifesto, la bellezza italiana non può essere ridotta a una
semplice valorizzazione estetica o turistica dei luoghi. La vera
bellezza coincide con la capacità dei territori di restare vivi, abitati
e generativi, attraverso relazioni sociali, lavoro, cultura, servizi e
partecipazione democratica.
Uno dei passaggi più significativi del documento riguarda la critica a
quelle politiche che considerano inevitabile il declino demografico di
una parte del territorio italiano. Il Manifesto respinge con forza
l’idea che esistano territori destinati allo spopolamento e sostiene che
il problema non sia la marginalità geografica, ma l’abbandono da parte
delle politiche pubbliche.
Il Manifesto prende posizione anche contro una visione della
valorizzazione territoriale fondata esclusivamente sul marketing
turistico. I piccoli borghi non possono trasformarsi in prodotti
estetici o scenografie da consumare rapidamente: un paese vive se
dispone di scuole, servizi sanitari, mobilità, lavoro, cultura
quotidiana e opportunità per giovani e famiglie. Al centro della
proposta emerge il concetto di “abitare”, indicato come il cuore di una
nuova politica territoriale. Abitare significa poter costruire un
progetto di vita grazie all’accesso alla casa, ai servizi, alla
mobilità, alla scuola, alla sanità, al lavoro e alla connessione
digitale.
Un altro tema centrale è il ruolo della cultura. Il documento sostiene
che festival, biblioteche, cooperative di comunità, musei diffusi,
residenze creative e imprese culturali possano diventare motori di
sviluppo solo se inseriti in una strategia pubblica stabile e integrata
con le altre politiche territoriali.
La parte operativa del Manifesto individua alcune priorità concrete per
la rigenerazione dei territori: la creazione di hub culturali e creativi
nei piccoli comuni, politiche integrate per casa, welfare e lavoro, il
sostegno alle filiere agricole e alle economie di prossimità, la
promozione delle Comunità energetiche rinnovabili e lo sviluppo di
sistemi di mobilità sostenibile e condivisa.
La conclusione del documento lancia la proposta di un “Patto nazionale
per la bellezza abitata”, che coinvolga istituzioni, enti locali,
società civile, imprese, mondo agricolo e operatori culturali.
L’obiettivo è costruire una nuova stagione di abitabilità, dignità e
futuro per le aree interne, montane e rurali.
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