Emergenza caldo, Uil Abruzzo: “Bene l’ordinanza regionale ma serve protocollo strutturale a tutela di tutti i lavoratori”

18 Giugno 2026 - 15:52:00

La Uil Abruzzo accoglie positivamente l’ordinanza regionale che, anche
per quest’anno, interviene a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori
maggiormente esposti alle ondate di caldo nei settori agricolo,
florovivaistico e nei cantieri edili ed affini.

Secondo il sindacato, si tratta sicuramente di un provvedimento
importante, che conferma l’attenzione della Regione Abruzzo verso un
fenomeno che non può più essere considerato straordinario o
emergenziale. Gli ultimi rapporti dell’Organizzazione Internazionale del
Lavoro (OIL), dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)e
dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) confermano che il
cambiamento climatico sta modificando in modo strutturale le condizioni
di lavoro, con un aumento degli infortuni, dei rischi per la salute, e
una progressiva riduzione della capacità lavorativa nelle giornate con
temperature elevate.

Il passo successivo, per la Uil, è quello di aprire un confronto
regionale finalizzato alla definizione di un Protocollo Abruzzo sul
rischio calore, stabile e condiviso tra istituzioni, parti sociali,
aziende e sistema della prevenzione.

“Non possiamo limitarci a intervenire ogni estate con strumenti
emergenziali – commenta Valerio Camplone responsabile del Dipartimento
regionale Ambiente salute e sicurezza Uil -. Occorre costruire una
strategia permanente di prevenzione, fondata sulla programmazione, sul
monitoraggio e sulla partecipazione dei Rappresentanti dei lavoratori
per la Sicurezza aziendale e territoriale (RLS-RLST), considerando tutte
le mansioni a rischio e le condizioni di fragilità soggettive dei
lavoratori. L’ordinanza regionale tutela giustamente alcuni dei settori
maggiormente esposti all’aperto, ma il rischio caldo oggi interessa una
platea molto più ampia di lavoratrici e lavoratori. Pensiamo alla
logistica e alle consegne, ai rider, alla manutenzione stradale, ai
servizi pubblici, ma anche a tutti quegli ambienti indoor che risentono
delle condizioni climatiche esterne o che presentano elevate fonti di
calore industriale: stabilimenti manifatturieri, fonderie, acciaierie,
impianti del vetro e della ceramica, centrali, cucine industriali,
lavanderie, magazzini e numerose altre attività produttive e di
servizio”.

“Allo stesso modo – aggiunge Camplone – non possiamo dare per scontato
che il problema non possa riguardare anche alcune categorie del pubblico
impiego. Ospedali, strutture sanitarie, istituti penitenziari, enti
pubblici, sportelli aperti al pubblico e sedi amministrative devono
essere oggetto della stessa attenzione preventiva, soprattutto quando
gli impianti di climatizzazione sono assenti, insufficienti o non
adeguatamente manutenuti. La normativa vigente e il Protocollo quadro
nazionale sulle emergenze climatiche sottoscritto il 2 luglio 2025 al
Ministero del Lavoro individuano già con chiarezza la strada da seguire:
valutazione del rischio microclimatico nei documenti di sicurezza,
rimodulazione degli orari nelle giornate critiche, pause aggiuntive,
adeguata idratazione, formazione, sorveglianza sanitaria e
coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori. Questo va fatto con
accordi che dovrebbero integrare la valutazione del rischio climatico
nei documenti di sicurezza aziendali e perchè questo accada in maniera
diffusa sul territorio regionale c’è una forte necessità di un impegno
istituzionale”.

“La sfida oggi non è soltanto rispettare gli obblighi di legge, ma
anticipare i rischi – conclude Valerio Camplone -. Per questo la Uil
Abruzzo propone un intervento strutturale sul rischio climatico nei
luoghi di lavoro che coinvolga Regione, parti sociali, Inail, Asl,
Ispettorato del Lavoro e sistema delle imprese, con l’obiettivo di
definire non solo linee guida condivise, ma soprattutto procedure
uniformi e strumenti di intervento validi per tutti i settori produttivi
con un impegno concreto dal punto di vista della collaborazione
aziendale. Le alte temperature rappresentano ormai un fattore di rischio
trasversale che richiede una risposta altrettanto universale e siamo
sicuri che la nostra regione può compiere un ulteriore passo avanti,
diventando una delle prime regioni italiane a dotarsi di un sistema
strutturato e permanente di prevenzione del rischio calore nei luoghi di
lavoro”.