Lezione del prof. Marinangeli: interviene anche l’Udu
19 Ottobre 2026 - 09:36:49
Come Unione degli Universitari – UDU L’Aquila, seguiamo con attenzione
quanto sta accadendo in questi
giorni in relazione al materiale presentato durante una lezione da un
docente dell’area medica del nostro
Ateneo.
Riteniamo necessario esprimere una posizione chiara, senza cedere a
semplificazioni o strumentalizzazioni.
Contestiamo le modalità con cui la vicenda è stata denunciata e portata
all’attenzione pubblica, modalità che non favoriscono un confronto serio
e costruttivo e che finiscono per consegnare alle semplificazioni
mediatiche e alle gogne social lo spazio proprio della comunità
studentesca e universitaria: quello delle aule didattiche e dei luoghi
dell’autonomia e autogoverno universitario. Allo stesso tempo, però, non
possiamo trascurare il contenuto del materiale diffuso e le legittime
preoccupazioni che esso solleva.
Le spiegazioni fornite dal docente e la manifestazione di solidarietà
nei confronti dello stesso, espressa dalla classe del VI anno,
evidenziano come su più aspetti oggetto del dibattito pubblico ci siano
in realtà state interpretazioni fortemente decontestualizzate. Proprio
per questo, crediamo che la questione specifica debba essere riportata
nell’alveo di un confronto diretto e trasparente tra il professore e gli
studenti nell’ambito di un dialogo, anche critico, di tipo didattico. Un
dialogo che possa portare anche ad una riflessione critica su temi,
contenuti, materiali di valenza scientifica e didattica che non siano
privi della responsabilità etica che le Università hanno in un periodo
che vede lo svilupparsi di un genocidio sotto i nostri occhi. Sarebbe
tuttavia un errore considerare questa vicenda soltanto come una
questione individuale o di una specifica materia di studio. Quanto
accaduto riporta al centro un tema più generale di responsabilità
politica e istituzionale che non può essere elusa: quella dell’Ateneo,
di fronte a quella che la Corte Internazionale di Giustizia riconosce
come genocidio e che ha portato la Corte Penale Internazionale a
emettere mandati di arresto nei confronti dei massimi esponenti del
governo israeliano. Su questo punto l’Università dell’Aquila è stata,
ancora una volta, evasiva. La mancanza di cornici trasparenti su temi
tanto delicati contribuisce ad alimentare ambiguità, tensioni e
sfiducia. Quando si parla di ricerca, responsabilità scientifica e
possibili applicazioni militari delle conoscenze sviluppate in ambito
accademico, non possono esserci zone d’ombra.
L’Ateneo non può limitarsi a intervenire quando una questione diventa
pubblica, ma deve assumersi la
responsabilità di prevenire situazioni simili attraverso linee guida
chiare, scelte coerenti, luoghi possibili permanenti che fungano da
osservatorio sul tema, come chiediamo, come UDU, da anni. Non si tratta
di mettere in discussione la libertà accademica, ma di affermare che
questa debba accompagnarsi a un’assunzione di responsabilità etica e
sociale rispetto ad un genocidio che si sviluppa nel nostro tempo, sotto
i nostri occhi e che non può scomparire nell’agire quotidiano.
Per questo ribadiamo anche la nostra richiesta di interrompere ogni
forma di collaborazione istituzionale e scientifica con università e
aziende, israeliane e non, complici attivamente con il genocidio, alla
luce della gravità della situazione nei territori occupati, a Gaza come
in Cisgiordania.
Non partecipiamo a polemiche rivolte verso singole personalità
accademiche, né a strumentalizzazioni di sorta, chiediamo però che
questa vicenda diventi l’occasione per affrontare finalmente in modo
efficace questioni che da troppo tempo attendono risposte. Non è
sufficiente prendere le distanze da quanto accaduto o auspicare che non
si ripeta: è necessario intervenire sulle condizioni che possono averlo
reso possibile e per questo chiediamo all’Ateneo di aprire finalmente
una discussione seria sulle responsabilità e gli strumenti
dell’Università rispetto a guerre e genocidio, in materia di ricerca,
dual use e collaborazioni internazionali con gli artefici e i
corresponsabili delle pratiche genocidarie.
Per noi, l’Università deve essere uno spazio di libertà, ma anche di
consapevolezza e responsabilità: non può sottrarsi al proprio ruolo
quando sono in gioco questioni etiche e politiche di tale rilevanza. La
libertà accademica non può diventare un alibi per evitare il confronto
su questi temi: è il momento che l’Università dell’Aquila trasformi
questa vicenda in un’occasione di cambiamento concreto.
UDU L’Aquila – Unione degli Universitari
quanto sta accadendo in questi
giorni in relazione al materiale presentato durante una lezione da un
docente dell’area medica del nostro
Ateneo.
Riteniamo necessario esprimere una posizione chiara, senza cedere a
semplificazioni o strumentalizzazioni.
Contestiamo le modalità con cui la vicenda è stata denunciata e portata
all’attenzione pubblica, modalità che non favoriscono un confronto serio
e costruttivo e che finiscono per consegnare alle semplificazioni
mediatiche e alle gogne social lo spazio proprio della comunità
studentesca e universitaria: quello delle aule didattiche e dei luoghi
dell’autonomia e autogoverno universitario. Allo stesso tempo, però, non
possiamo trascurare il contenuto del materiale diffuso e le legittime
preoccupazioni che esso solleva.
Le spiegazioni fornite dal docente e la manifestazione di solidarietà
nei confronti dello stesso, espressa dalla classe del VI anno,
evidenziano come su più aspetti oggetto del dibattito pubblico ci siano
in realtà state interpretazioni fortemente decontestualizzate. Proprio
per questo, crediamo che la questione specifica debba essere riportata
nell’alveo di un confronto diretto e trasparente tra il professore e gli
studenti nell’ambito di un dialogo, anche critico, di tipo didattico. Un
dialogo che possa portare anche ad una riflessione critica su temi,
contenuti, materiali di valenza scientifica e didattica che non siano
privi della responsabilità etica che le Università hanno in un periodo
che vede lo svilupparsi di un genocidio sotto i nostri occhi. Sarebbe
tuttavia un errore considerare questa vicenda soltanto come una
questione individuale o di una specifica materia di studio. Quanto
accaduto riporta al centro un tema più generale di responsabilità
politica e istituzionale che non può essere elusa: quella dell’Ateneo,
di fronte a quella che la Corte Internazionale di Giustizia riconosce
come genocidio e che ha portato la Corte Penale Internazionale a
emettere mandati di arresto nei confronti dei massimi esponenti del
governo israeliano. Su questo punto l’Università dell’Aquila è stata,
ancora una volta, evasiva. La mancanza di cornici trasparenti su temi
tanto delicati contribuisce ad alimentare ambiguità, tensioni e
sfiducia. Quando si parla di ricerca, responsabilità scientifica e
possibili applicazioni militari delle conoscenze sviluppate in ambito
accademico, non possono esserci zone d’ombra.
L’Ateneo non può limitarsi a intervenire quando una questione diventa
pubblica, ma deve assumersi la
responsabilità di prevenire situazioni simili attraverso linee guida
chiare, scelte coerenti, luoghi possibili permanenti che fungano da
osservatorio sul tema, come chiediamo, come UDU, da anni. Non si tratta
di mettere in discussione la libertà accademica, ma di affermare che
questa debba accompagnarsi a un’assunzione di responsabilità etica e
sociale rispetto ad un genocidio che si sviluppa nel nostro tempo, sotto
i nostri occhi e che non può scomparire nell’agire quotidiano.
Per questo ribadiamo anche la nostra richiesta di interrompere ogni
forma di collaborazione istituzionale e scientifica con università e
aziende, israeliane e non, complici attivamente con il genocidio, alla
luce della gravità della situazione nei territori occupati, a Gaza come
in Cisgiordania.
Non partecipiamo a polemiche rivolte verso singole personalità
accademiche, né a strumentalizzazioni di sorta, chiediamo però che
questa vicenda diventi l’occasione per affrontare finalmente in modo
efficace questioni che da troppo tempo attendono risposte. Non è
sufficiente prendere le distanze da quanto accaduto o auspicare che non
si ripeta: è necessario intervenire sulle condizioni che possono averlo
reso possibile e per questo chiediamo all’Ateneo di aprire finalmente
una discussione seria sulle responsabilità e gli strumenti
dell’Università rispetto a guerre e genocidio, in materia di ricerca,
dual use e collaborazioni internazionali con gli artefici e i
corresponsabili delle pratiche genocidarie.
Per noi, l’Università deve essere uno spazio di libertà, ma anche di
consapevolezza e responsabilità: non può sottrarsi al proprio ruolo
quando sono in gioco questioni etiche e politiche di tale rilevanza. La
libertà accademica non può diventare un alibi per evitare il confronto
su questi temi: è il momento che l’Università dell’Aquila trasformi
questa vicenda in un’occasione di cambiamento concreto.
UDU L’Aquila – Unione degli Universitari
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