L’Aquila: consigliere D’Angelo su agricoltura e crisi del settore
21 Ottobre 2026 - 15:34:09
“Sono giorni che mi interrogo sull’opportunità di aderire o meno alle
manifestazioni del mondo agricolo, naturalmente nel pieno rispetto delle
regole e con modalità civili. Le ragioni della protesta sono fondate: ci
sono problemi che stanno mettendo in seria difficoltà l’intero settore
primario. Ma credo sia necessario andare oltre la piazza e chiedersi
come siamo arrivati a questo punto e, soprattutto, cosa intendiamo fare
per uscirne davvero”.
A dichiararlo è Daniele D’Angelo, consigliere comunale dell’Aquila del
Gruppo Misto-Futuro Nazionale, che richiama l’attenzione sulla necessità
di una strategia concreta e duratura per rilanciare l’agricoltura
italiana.
“Nel secondo dopoguerra la politica aveva compreso il valore strategico
della terra. La legge 841 del 1950, nell’ambito della riforma agraria
avviata durante il governo De Gasperi, contribuì a trasformare il
settore, favorendo la redistribuzione delle terre e lo sviluppo delle
campagne. Basti pensare al Fucino, dove la trasformazione del territorio
ha rappresentato una svolta per l’economia e l’agricoltura. Si investiva
per sostenere le famiglie, migliorare le aziende e rendere produttivi i
terreni, contribuendo anche alla cura del territorio e alla tutela
dell’ambiente”.
“Negli anni, però, l’agricoltura è stata progressivamente relegata ai
margini delle priorità politiche. Costi crescenti, burocrazia, vincoli e
difficoltà di mercato mettono a rischio la sopravvivenza di tante
aziende, soprattutto nelle aree interne, dove l’agricoltura rappresenta
anche un presidio contro lo spopolamento e l’abbandono del territorio”.
“Non possiamo continuare a scendere in piazza, ottenere qualche promessa
e ritrovarci, dopo pochi anni, con gli stessi problemi, se non peggiori.
Le manifestazioni sono uno strumento legittimo per dare voce alle
difficoltà degli agricoltori, ma devono rappresentare l’inizio di un
percorso concreto, non l’ennesimo episodio destinato a esaurirsi senza
risultati”.
Per D’Angelo, un ruolo decisivo spetta alle associazioni di categoria.
“È arrivato il momento di superare divisioni e appartenenze politiche.
Le associazioni devono fare fronte comune e battere i pugni sui tavoli
istituzionali per ottenere risposte concrete. Servono rappresentanti
capaci di comprendere il valore della terra e di riportare l’agricoltura
al centro dell’agenda politica. Il futuro delle aziende non può
dipendere da promesse elettorali, rapporti personali o aspettative di
favori, ma da condizioni che consentano di lavorare, investire e
guardare al futuro”.
Il consigliere richiama inoltre l’attenzione sulle politiche europee,
sulla gestione del territorio e sulla concorrenza internazionale.
“La tutela dell’ambiente non può tradursi in vincoli che impediscono
qualsiasi intervento. La gestione dei boschi, la manutenzione del
territorio e il contenimento della fauna selvatica dannosa devono essere
affrontati con equilibrio e responsabilità. Allo stesso modo, non
possiamo pretendere dagli agricoltori italiani il rispetto di standard
rigorosi in materia di sicurezza alimentare, fitofarmaci e tutela del
lavoro, per poi esporli alla concorrenza di prodotti provenienti da
Paesi con regole differenti. Servono controlli efficaci, trasparenza e
condizioni concorrenziali eque”.
D’Angelo pone poi l’accento sulle scelte di spesa pubblica e sulla
necessità di ridefinire le priorità del Paese.
“Occorre interrogarsi anche sull’impiego delle risorse pubbliche.
Ritengo che si debba smettere di destinare ingenti somme al sostegno
militare all’Ucraina e alla corsa agli armamenti, per investire
maggiormente nella crescita economica del nostro Paese, a partire dalle
aziende agricole. Quelle risorse potrebbero contribuire a sostenere gli
investimenti, favorire l’innovazione, contenere i costi di produzione e
garantire un futuro alle imprese, soprattutto nelle aree interne. La
sicurezza di una nazione passa anche dalla sua autonomia alimentare e
dalla capacità di produrre il cibo necessario ai propri cittadini. Non
possiamo continuare a parlare di sovranità nazionale se non mettiamo
nelle condizioni di sopravvivere proprio coloro che garantiscono ogni
giorno le nostre produzioni agricole”.
Infine, D’Angelo invita la politica a una presa di responsabilità.
“Prima di arrivare all’ennesima manifestazione, dobbiamo avere il
coraggio di farci un esame di coscienza. Gli agricoltori hanno diritto
di protestare e chiedere condizioni sostenibili, le associazioni devono
rappresentarli con determinazione e la politica, nazionale e regionale,
deve rispondere con serietà e onestà”.
“Rilanciare l’agricoltura significa investire nelle aziende,
semplificare le procedure, sostenere il ricambio generazionale,
valorizzare le produzioni italiane e garantire strumenti adeguati a chi
lavora la terra, soprattutto nelle aree interne. Il settore primario non
può essere ricordato soltanto quando esplode una protesta. Se vogliamo
difendere la nostra sovranità alimentare, il paesaggio e le nostre
comunità, dobbiamo tornare a considerare l’agricoltura una priorità
nazionale. Tutto il resto rischia di ridursi a chiacchiere e promesse
destinate a durare il tempo di una manifestazione”.
manifestazioni del mondo agricolo, naturalmente nel pieno rispetto delle
regole e con modalità civili. Le ragioni della protesta sono fondate: ci
sono problemi che stanno mettendo in seria difficoltà l’intero settore
primario. Ma credo sia necessario andare oltre la piazza e chiedersi
come siamo arrivati a questo punto e, soprattutto, cosa intendiamo fare
per uscirne davvero”.
A dichiararlo è Daniele D’Angelo, consigliere comunale dell’Aquila del
Gruppo Misto-Futuro Nazionale, che richiama l’attenzione sulla necessità
di una strategia concreta e duratura per rilanciare l’agricoltura
italiana.
“Nel secondo dopoguerra la politica aveva compreso il valore strategico
della terra. La legge 841 del 1950, nell’ambito della riforma agraria
avviata durante il governo De Gasperi, contribuì a trasformare il
settore, favorendo la redistribuzione delle terre e lo sviluppo delle
campagne. Basti pensare al Fucino, dove la trasformazione del territorio
ha rappresentato una svolta per l’economia e l’agricoltura. Si investiva
per sostenere le famiglie, migliorare le aziende e rendere produttivi i
terreni, contribuendo anche alla cura del territorio e alla tutela
dell’ambiente”.
“Negli anni, però, l’agricoltura è stata progressivamente relegata ai
margini delle priorità politiche. Costi crescenti, burocrazia, vincoli e
difficoltà di mercato mettono a rischio la sopravvivenza di tante
aziende, soprattutto nelle aree interne, dove l’agricoltura rappresenta
anche un presidio contro lo spopolamento e l’abbandono del territorio”.
“Non possiamo continuare a scendere in piazza, ottenere qualche promessa
e ritrovarci, dopo pochi anni, con gli stessi problemi, se non peggiori.
Le manifestazioni sono uno strumento legittimo per dare voce alle
difficoltà degli agricoltori, ma devono rappresentare l’inizio di un
percorso concreto, non l’ennesimo episodio destinato a esaurirsi senza
risultati”.
Per D’Angelo, un ruolo decisivo spetta alle associazioni di categoria.
“È arrivato il momento di superare divisioni e appartenenze politiche.
Le associazioni devono fare fronte comune e battere i pugni sui tavoli
istituzionali per ottenere risposte concrete. Servono rappresentanti
capaci di comprendere il valore della terra e di riportare l’agricoltura
al centro dell’agenda politica. Il futuro delle aziende non può
dipendere da promesse elettorali, rapporti personali o aspettative di
favori, ma da condizioni che consentano di lavorare, investire e
guardare al futuro”.
Il consigliere richiama inoltre l’attenzione sulle politiche europee,
sulla gestione del territorio e sulla concorrenza internazionale.
“La tutela dell’ambiente non può tradursi in vincoli che impediscono
qualsiasi intervento. La gestione dei boschi, la manutenzione del
territorio e il contenimento della fauna selvatica dannosa devono essere
affrontati con equilibrio e responsabilità. Allo stesso modo, non
possiamo pretendere dagli agricoltori italiani il rispetto di standard
rigorosi in materia di sicurezza alimentare, fitofarmaci e tutela del
lavoro, per poi esporli alla concorrenza di prodotti provenienti da
Paesi con regole differenti. Servono controlli efficaci, trasparenza e
condizioni concorrenziali eque”.
D’Angelo pone poi l’accento sulle scelte di spesa pubblica e sulla
necessità di ridefinire le priorità del Paese.
“Occorre interrogarsi anche sull’impiego delle risorse pubbliche.
Ritengo che si debba smettere di destinare ingenti somme al sostegno
militare all’Ucraina e alla corsa agli armamenti, per investire
maggiormente nella crescita economica del nostro Paese, a partire dalle
aziende agricole. Quelle risorse potrebbero contribuire a sostenere gli
investimenti, favorire l’innovazione, contenere i costi di produzione e
garantire un futuro alle imprese, soprattutto nelle aree interne. La
sicurezza di una nazione passa anche dalla sua autonomia alimentare e
dalla capacità di produrre il cibo necessario ai propri cittadini. Non
possiamo continuare a parlare di sovranità nazionale se non mettiamo
nelle condizioni di sopravvivere proprio coloro che garantiscono ogni
giorno le nostre produzioni agricole”.
Infine, D’Angelo invita la politica a una presa di responsabilità.
“Prima di arrivare all’ennesima manifestazione, dobbiamo avere il
coraggio di farci un esame di coscienza. Gli agricoltori hanno diritto
di protestare e chiedere condizioni sostenibili, le associazioni devono
rappresentarli con determinazione e la politica, nazionale e regionale,
deve rispondere con serietà e onestà”.
“Rilanciare l’agricoltura significa investire nelle aziende,
semplificare le procedure, sostenere il ricambio generazionale,
valorizzare le produzioni italiane e garantire strumenti adeguati a chi
lavora la terra, soprattutto nelle aree interne. Il settore primario non
può essere ricordato soltanto quando esplode una protesta. Se vogliamo
difendere la nostra sovranità alimentare, il paesaggio e le nostre
comunità, dobbiamo tornare a considerare l’agricoltura una priorità
nazionale. Tutto il resto rischia di ridursi a chiacchiere e promesse
destinate a durare il tempo di una manifestazione”.
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