25 Febbraio 2026 - 15:55:03
di Martina Colabianchi
La gestione dei canili e le presunte responsabilità di Asl e Regione, soprattutto sul tema del randagismo, saranno al centro della prossima seduta della commissione regionale di Vigilanza.
Al centro dell’audizione ci sarà la testimonianza di Gabriele Bettoschi, presidente dell’Associazione Tutela Diritti Animali Ets/Arci, che ha più volte denunciato come, a trentacinque anni dalla Legge quadro 281/1991, la lotta al randagismo in Abruzzo si sia trasformata in un vero e proprio affare economico.
Secondo quanto emerso dalle denunce dell’associazione, il settore sarebbe dominato da operatori privati e persino da alcune realtà animaliste coinvolte nella gestione di strutture abusive sparse su tutto il territorio regionale, da L’Aquila a Silvi, passando per Sulmona e Pescara.
Bettoschi punta il dito contro un sistema che evidenzia gravi lacune nella vigilanza da parte degli enti preposti, segnalando atti irregolari all’interno del Dipartimento Sanità Animale regionale. Quest’ultimo, oltre a non svolgere pienamente il proprio ruolo di coordinamento, sarebbe responsabile di aver reso inattendibili gli albi regionali delle associazioni e delle guardie zoofile, nonché i rapporti annuali sul fenomeno.
Un altro punto critico riguarda le ispezioni delle Asl, descritte come superficiali e incomplete. Un esempio emblematico citato è quello del canile di Collelongo, gestito da una società privata che si occupa anche del servizio sanitario e dell’accalappiamento per l’intera provincia aquilana, sollevando seri dubbi sulla legittimità delle autorizzazioni e su potenziali conflitti d’interesse. Questa concentrazione di servizi pubblici nelle mani di pochi imprenditori locali si estenderebbe anche alle province di Teramo e Chieti, mentre i canili pubblici resterebbero chiusi per non fare concorrenza ai privati.
La gestione economica appare altrettanto problematica. L’associazione denuncia un uso improprio delle risorse pubbliche, con le Asl di Pescara e Teramo che preferirebbero pagare affitti onerosi per strutture sanitarie in locazione invece di realizzare canili propri, come imposto dalla legge regionale. A questo si aggiunge il sospetto di danno erariale legato a procedure irregolari per il censimento e la sterilizzazione delle colonie feline, i cui costi lievitano a causa di ritardi ingiustificabili.
Infine, il quadro delineato da Bettoschi mostra un disinteresse istituzionale che va oltre la cattiva gestione burocratica, sfociando in episodi di maltrattamento e uccisioni di animali all’interno delle stesse strutture sanitarie.
Nonostante condanne definitive per alcuni dirigenti e il mancato rispetto di obblighi normativi che durano da oltre dodici anni, come la regolamentazione dell’accesso degli animali nelle strutture di cura o la formazione obbligatoria, la Regione sembra non aver ancora intrapreso una vera inversione di rotta.
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