25 Febbraio 2026 - 16:12:29

di Martina Colabianchi

«Ad anno ormai abbondantemente iniziato, mentre si è in attesa degli esiti dell’avviso Restart-Filone B2, ancora non viene emanato quello finalizzato alle iniziative da realizzarsi nei comuni del comprensorio aquilano nell’ambito della Capitale italiana della cultura».

Lo denuncia Stefano Albano, capogruppo del Partito democratico al Consiglio comunale dell’Aquila.

«Della Capitale della cultura abbiamo sempre parlato come di una straordinaria opportunità, mettendoci anche a disposizione dell’amministrazione e offrendo collaborazione e suggerimenti, ma occorre anche segnalare le cose che non vanno. Il 2026 può rappresentare l’occasione per recuperare e rafforzare la vocazione culturale che, per decenni, ha reso L’Aquila un modello nazionale e su cui siamo convinti si possa costruire un rilancio economico e sociale sostenibile e duraturo – dice Albano -. A patto che non venga declinata, però, come un lungo cartellone di eventi effimeri ma si interpreti, al contrario, come un investimento sul futuro, a partire dai giovani».

La critica di Albano si inserisce in una polemica che ha radici alla fine dello scorso anno, quando in seguito alla presentazione del programma a Roma le opposizioni politiche avevano lamentato il loro mancato coinvolgimento, ma soprattutto un mancato coinvolgimento delle associazioni e dei sindaci del territorio.

«Il ruolo di Capitale della cultura – continua Albano – non è ad esclusivo appannaggio delle istituzioni ma riguarda l’intera collettività. Riguarda la comunità, riguarda L’Aquila, riguarda questa provincia e questa regione. Riguarda il territorio! È un’opportunità da condividere. E proprio il resto del territorio, non sembra essere messo in condizione di avere voce in capitolo. A partire dalle solite modalità accentratrici con cui si approccia alle questioni, basti ricordare che il sindaco Biondi ha riunito i sindaci del comprensorio solo a dicembre per dare una parvenza di condivisione di scelte che, invece, erano sostanzialmente già state prese».

«Ci preoccupa che si sia in forte ritardo con i bandi, e che quelli usciti finora, come abbiamo già denunciato, lascino indietro le realtà più piccole e però dinamiche e creative, quelle che non afferiscono al Fus ma che arricchiscono il tessuto culturale cittadino e che meritano un investimento forte», continua Albano, ricordando come «il previsto cofinanziamento al 50% è peraltro oneroso per le piccole realtà, finisce quindi per escludere chi non ha già di suo risorse sufficienti per le anticipazioni».

«Siamo a marzo ormai – conclude il capogruppo Pd – e ancora non esce il bando della Linea C, quello cioè rivolto alla cosiddetta città territorio, cioè ai comuni che orbitano intorno alla città. È assurdo un tale ritardo che fa risultare monco il programma di eventi della Capitale della cultura, e proprio dei feedback che dovevano venire dal basso, arricchendo il cartellone di un’impronta identitaria fondamentale. Dal giorno dell’inaugurazione del 17 gennaio, sembra infatti che la Capitale della cultura si sia fermata. Chiediamo che venga il prima possibile pubblicato il bando, per mettere in condizione tutto il territorio di partecipare senza fare discriminazioni fra associazioni o operatori, e soprattutto fra i cittadini».