26 Febbraio 2026 - 17:27:05

di Martina Colabianchi

Due imprenditori agricoli confinanti, stessi investimenti e stessi obiettivi, ma possibilità diverse di crescere solo perché ricadono in Comuni differenti. È questo l’allarme lanciato da Confagricoltura Abruzzo in merito alla nuova disciplina della Legge urbanistica sul governo del territorio, con particolare riferimento ai procedimenti legati al Progetto di Sviluppo Aziendale (PSA).

L’associazione denuncia come il regolamento di attuazione rischi di paralizzare le imprese più innovative. Spostando gran parte degli oneri istruttori e delle responsabilità tecniche dalla Regione ai Comuni, si è creato un collo di bottiglia burocratico, poiché gli enti locali spesso non dispongono delle risorse necessarie per gestire tali complessità.

«La certezza è che la Regione, attraverso questo impianto normativo, scarichi sui Comuni la gestione di procedimenti altamente complessi, lasciando agli enti locali il peso delle decisioni e delle responsabilità», dichiara il presidente di Confagricoltura Abruzzo, Fabrizio Lobene. Secondo l’organizzazione, il rischio è una gestione disomogenea: «Ubi eadem ratio, ibi idem ius: dove la situazione è la stessa, uguale deve essere la regola. Oggi invece rischiamo che due imprenditori confinanti ricevano trattamenti diversi solo per un confine amministrativo».

Lobene sottolinea inoltre come l’articolo 117 della Costituzione imponga alla Regione di garantire condizioni omogenee: «L’articolo 117 impone alla Regione di garantire condizioni omogenee. Se l’attuazione produce disparità territoriali, viene meno il principio di equità che la Costituzione tutela». Nonostante le richieste di confronto, Confagricoltura L’Aquila evidenzia che l’audizione in Commissione non è stata concessa: «Avevamo chiesto di portare dati e criticità concrete. Quando si definiscono regole che incidono sugli investimenti agricoli, ascoltare le imprese dovrebbe essere un passaggio naturale e di metodo».

Il blocco delle pratiche nei Comuni mette ora a rischio i fondi del CSR Abruzzo 2023-2027, in particolare i 10 milioni di euro per gli interventi strutturali. «Gli agronomi sono il perno tecnico del sistema. I Comuni nella quasi totalità non hanno competenze interne per seguire il procedimento autorizzatorio e, soprattutto, non hanno neppure le risorse economiche per dotarsi di queste professionalità con la conseguenza che le pratiche rallentano e gli investimenti restano bloccati», spiega il presidente.

Il pericolo finale è che l’eccellenza venga scavalcata dalla burocrazia: «Il rischio concreto è che non venga premiato il progetto meritevole, ma chi riesce prima a superare gli ostacoli burocratici e il rischio ancora più grande e grave è che questi fondi tornino indietro nelle casse U. E». Lobene conclude con un monito per il futuro: «Se non si interviene subito, questi rallentamenti diventeranno strutturali e metteranno a rischio la capacità delle aziende agricole di investire e innovare. Quando si trasferiscono responsabilità senza strumenti adeguati, non si semplifica: si blocca lo sviluppo».