28 Febbraio 2026 - 16:20:19
di Martina Colabianchi
Si fa serrato il dibattito attorno al referendum sulla giustizia per cui gli italiani saranno chiamati alle urne i prossimi 22 e 23 marzo.
Il Palazzetto dei Nobili ha ospitato questa mattina Rosy Bindi, storica esponente della sinistra italiana e promotrice del No alla riforma Nordio. Insieme a lei, membro del Comitato della Società Civile per il No al Referendum Giustizia, anche la giudice civile del Tribunale dell’Aquila Maura Manzi, componente del Comitato Giusto Dire No.
L’obiettivo è chiaro: moltiplicare le occasioni per presentare le ragioni del no ad una riforma che considerano sbagliata, inutile nei confronti dei problemi legati alla giustizia e pericolosa per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
«Il consenso al ‘No’ sta risalendo perché stiamo spiegando agli italiani qual è la posta in gioco – ha dichiarato Bindi -. È evidente – ha detto – che il governo ha fatto una forzatura nel fissare la data prima che fosse conclusa la raccolta firme, ma il lavoro dei comitati e delle forze politiche sta aiutando a far capire che questo è un passaggio molto importante per il Paese».
Al centro, secondo Bindi, il tema della separazione dei poteri: «Si sta intaccando un principio fondamentale della Costituzione. Questa riforma, modificando profondamente il Consiglio superiore della magistratura, rischia di incidere sull’autonomia e sull’indipendenza dei magistrati».
Un punto che, per l’ex ministra, riguarda direttamente i diritti dei cittadini. «Quando il giudice non è autonomo e indipendente, non è in grado di controllare l’esercizio del potere. In democrazia – ha osservato – anche chi governa deve rispettare la legge, la Costituzione e gli ordinamenti internazionali».
Da qui l’appello a votare ‘No’: «Con questa riforma i magistrati saranno meno autonomi e meno indipendenti nel difendere i diritti e le libertà dei cittadini».
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