06 Marzo 2026 - 16:46:44

di Tommaso Cotellessa

La crisi in Medio Oriente rischia di avere pesanti ripercussioni sull’economia abruzzese. A lanciare l’allarme è il presidente di Confcommercio Abruzzo e di Federalberghi Abruzzo, Giammarco Giovannelli, che sottolinea come l’instabilità nell’area stia già incidendo sui costi delle imprese e sulle prospettive di export verso diversi mercati mediorientali.

«La crisi in Medio Oriente sta colpendo in modo pesantissimo le nostre imprese e le famiglie abruzzesi. L’aumento repentino del carburante è un segnale preoccupante», afferma Giovannelli. Secondo il presidente regionale di Confcommercio, il conflitto mette a rischio sia l’export sia il turismo d’affari verso diversi Paesi dell’area, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, l’Iran, il Libano, la Turchia e l’Egitto, mercati considerati strategici per molte aziende italiane e abruzzesi.

Uno dei principali fattori di preoccupazione riguarda l’impennata dei costi energetici. «L’aumento repentino del carburante ha messo in allarme gran parte delle attività commerciali abruzzesi», spiega Giovannelli, parlando di un ulteriore aggravio sui costi fissi delle imprese. Il rincaro di diesel e benzina, infatti, rischia di generare un effetto a catena su produzione, trasporti e approvvigionamento delle materie prime.

Secondo Confcommercio Abruzzo non si può escludere neppure il rischio di rallentamenti nella catena di distribuzione di alcune materie prime provenienti dal quadrante mediorientale, con possibili conseguenze anche sulle filiere alimentari e industriali. Alcune aziende commerciali abruzzesi, in particolare nel settore dell’arredamento e dei mobili, che hanno filiali produttive e commerciali nell’area, avrebbero già programmato una riduzione della produzione e degli ordinativi.

A pesare sul quadro economico è anche la paralisi del turismo d’affari da e verso le aree coinvolte nel conflitto. Un settore che negli ultimi anni aveva registrato segnali di ripresa e che ora rischia un brusco stop. Per questo Giovannelli chiede al Governo italiano di lavorare per evitare un’ulteriore escalation: «È indispensabile mantenere la barra dritta contro qualsiasi aggravarsi del conflitto che, oltre a colpire direttamente i popoli coinvolti, mette a rischio la produzione, le esportazioni commerciali e il Pil italiano».

Il nodo centrale resta quello energetico. Un eventuale blocco dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto, potrebbe ridurre l’offerta globale di energia e spingere ulteriormente al rialzo i prezzi, con effetti recessivi per molte imprese.

Il quadro è reso ancora più delicato dal fatto che l’export verso il Medio Oriente è in forte crescita. Nei primi undici mesi del 2025 le esportazioni italiane verso l’area hanno registrato incrementi significativi e l’Abruzzo si conferma tra le regioni più dinamiche. Il principale mercato è quello degli Emirati Arabi Uniti, con esportazioni nazionali pari a 9,135 miliardi di euro e una crescita del 18,5% nell’ultimo anno. Seguono l’Arabia Saudita, con 6,320 miliardi di euro di prodotti esportati e un aumento del 3,7% nel 2025, e il Kuwait, che assorbe 1,861 miliardi di euro di export, segnando un balzo del 57,2% rispetto al 2024. In crescita anche il Libano, con 971 milioni di euro di esportazioni e un incremento del 18,5%.

Numeri che dimostrano quanto il Medio Oriente rappresenti un’area strategica per il made in Italy e per molte imprese abruzzesi. Proprio per questo, conclude Giovannelli, «un prolungamento della guerra rischia di aumentare l’incertezza, compromettendo la ripresa degli investimenti e accentuando la frenata del mercato del lavoro».