11 Marzo 2026 - 06:00:00

di Martina Colabianchi

La campagna referendaria per la riforma della giustizia è ormai quasi alla sua fase finale e la Sala Lignea del Palazzetto dei Nobili a L’Aquila ha ospitato un incontro con due esponenti di primo piano a sostegno del Sì alla legge Nordio.

Sono il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e l’onorevole Antonio Di Pietro che, in vista dell’appuntamento alle urne dei prossimi 22 e 23 marzo, hanno esposto nuovamente ad un ampio pubblico le ragioni del Sì alla riforma che ha nel suo cuore la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante.

Il testo prevede anche il conseguente sdoppiamento del Csm in due rami distinti e l’istituzione di un’Alta Corte Disciplinare incaricata di giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati. Inoltre, la riforma introduce il sorteggio come metodo per selezionare i componenti togati degli organi di autogoverno.

Il confronto, moderato dall’avvocato Fabio Alessandroni, è stato un momento di confronto e approfondimento sui contenuti della riforma e sulle prospettive del sistema giudiziario italiano, con l’obiettivo di offrire un’occasione di informazione e dialogo aperto con la cittadinanza.

Le ragioni del Sì sono tre, secondo Delmastro: il primo «per conferire ai nostri figli un processo giusto ai sensi della Costituzione in parità processuale, di fronte ad un giudice terzo ed imparziale. Poi, per archiviare l’infausta pagina di Palamara e di un Csm che occupato dal potere cancerogeno delle correnti promuoveva per affiliazione e non per merito, costringendo ai giudici a baciare l’anello di questo o quel componente. Infine, per l’Alta Corte Disciplinare: in Italia chi sbaglia paga, anche se porta una toga. Mai più una giustizia domestica dove ci si autogiudica e fatalmente ci si autoassolve».

Presenti anche il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, il senatore Etelwardo Sigismondi, l’onorevole Guerino Testa e il senatore Guido Quintino Liris.

Netta è anche la posizione di Antonio Di Pietro, uno dei principali volti del pool della Procura di Milano che avviò l’inchiesta di Tangentopoli.

«Voto Sì perché sono una persona “informata sui fatti”, come si direbbe in tribunale – le sue parole -. Ho fatto il Pubblico Ministero, ho fatto il poliziotto, faccio l’avvocato. Ho fatto l’indagato, l’imputato, la parte lesa, la parte civile, mi manca solo il condannato. E una cosa ho capito: che quando si entra in aula di giustizia, sia che tu sia imputato che tu sia parte lesa, hai bisogno di avere davanti a te un giudice terzo perché così dice la Costituzione. Ma attualmente c’è un problema: che il primo e il terzo sono fratelli di sangue, decidono insieme cosa fare del loro futuro».

«Allora forse è meglio che l’arbitro faccia parte della famiglia degli arbitri e il giocatore parte di quella dei giocatori. E forse è meglio che all’interno dei due consigli superiori ci vadano magistrati competenti, che lo sono per definizione in quanto tutti professionisti eccellenti e vincitori di concorso, ma che ci vadano per sorteggio così evitiamo la solita clientela che fa sì che gli incaricati portino avanti gli interessi di chi li ha eletti, invece di portare avanti gli interessi di noi cittadini», ha concluso Di Pietro.