11 Marzo 2026 - 09:28:58
di Martina Colabianchi
L’Abruzzo chiude il 2025 con 35.965 imprese femminili registrate (2,5% delle imprese italiane), di cui 31.582 attive, entrambe pari al 2,8% delle imprese femminili italiane.
Sono i dati forniti dal Centro Studi dell’Agenzia per lo Sviluppo L’Aquila (Cresa).
La distribuzione provinciale vede in testa Chieti, che detiene quote pari al 33% (registrate) e al 34% (attive) dei totali regionali. Seguono Teramo (24% di entrambe), Pescara con il 23% e il 24% e infine L’Aquila (20% e 19%).
Non buono l’andamento nel tempo della nati mortalità. Rispetto al 2024, a fronte di una sostanziale tenuta a livello nazionale, in tutto il territorio regionale si rilevano contrazioni delle imprese femminili peggiori di quelle delle totali con diminuzioni sia sul fronte delle registrate che su quello delle attive di 600 unità che corrisponde ad una flessione del 2% peggiore di quella registrata nello stesso periodo dal totale delle imprese regionali (-1%). È Teramo in particolare a mostrare la contrazione più accentuata (-3%), meno evidenti i cali a L’Aquila (-2%), Chieti (-2% registrate e -1% attive) e Pescara (-1%).
Il Cresa sottolinea, in questo senso, la maggiore vulnerabilità delle imprese femminili rispetto a quelle maschili in termini di sopravvivenza. Innanzitutto problematiche sono legate all’accesso al credito e
le crisi di liquidità. Le imprese femminili richiedono più frequentemente condizioni più favorevoli per
(9% contro 7% delle imprese maschili) e soprattutto insistono su migliori misure di sostegno alla liquidità (28% contro il 20% delle imprese maschili).
Oltre a questo, vanno segnalate le criticità connesse alla maternità o alla difficoltà di conciliare la gestoine aziendale con gli impegno familiari: la somma in Italia è di circa 3.200 imprese femminili chiuse ogni anno per difficoltà legate alla vita privata delle imprenditrici.
Passando a considerare le variazioni del 2025 determinate in Abruzzo dall’impatto sullo stock di imprese di fine 2024 delle nuove iscrizioni e delle cancellazioni non d’ufficio, si osserva che, a fronte di 1.832 nuove imprese, le cancellate sono state 2.427 con un saldo negativo di 595 imprese. A questi numeri corrispondono tassi di iscrizione del 5,01 – assai più basso del 6,56 medio nazionale -, di cancellazione del 6,64 – inferiore al 7,48 italiano – di crescita del -1,63 – peggiore del -0,92 del Paese.
Si registrano tassi di crescita negativi in tutte e quattro le province, particolarmente bassi i valori dell’Aquila e di Teramo soprattutto per l’elevata incidenza delle cessazioni. Chieti mostra un maggior contenimento delle cancellazioni ma anche il più esiguo apporto delle iscrizioni, Pescara, al contrario, registra il miglior andamento delle nuove imprese.
Per quanto riguarda la distribuzione per settore di attività assai più consistente della media nazionale la quota di imprese agricole (22% contro 14%), analoghe le incidenze delle manifatturiere (7%) e edili (4%), inferiori quelle delle commerciali (21% contro 24%) e, soprattutto del terziario non commerciale (39% contro 45%). Spiccano a Chieti le imprese femminili agricole (34% del totale delle imprese femminili), a Teramo le manifatturiere (11%), a L’Aquila le edili (6%), e quelle di servizi non commerciali (23%) e a Pescara le imprese commerciali (24%). Nel complesso l’imprenditoria femminili assume una forte connotazione terziaria a L’Aquila e Pescara, industriale in senso ampio a Teramo e agricola a Chieti.
Per quanto attiene alle diverse tipologie di servizi, in regione prevalgono l’alloggio e ristorazione (10% del totale delle imprese femminili sia in regione che in Italia), le attività amministrative e i servizi di supporto (4% contro il 5% medio nazionale) e quelle immobiliari (3%; Italia: 6%). Le incidenze provinciali ricalcano nel complesso quelle regionali con le eccezioni dei pesi particolarmente alti a L’Aquila dei servizi di alloggio e ristorazione (13%) e a Pescara dei servizi di informazione e comunicazione (2%) e delle attività professionali, scientifiche e tecniche (4%).
Rispetto al 2024 ad aumentare in regione è solo il numero di imprese operanti nel terziario non commerciale (+2,6%; Italia: +3%). In calo più accentuato di quello medio nazionale le agricole (-4% contro -2%), le industriali (-3%e -2%) e le commerciali (-5% e -4%) con le sole edili che riportano una flessione del 5% pari a quella italiana. Particolarmente evidenti le contrazioni delle imprese femminili manifatturiere e commerciali a L’Aquila (nell’ordine -4% e -6%) e Teramo (-4% e -7%), di quelle edili a Chieti e Pescara (-6%) e debole l’aumento del terziario non commerciale a L’Aquila (+2%).
Il Cresa, in chiusura, sottolinea che sostenere le imprenditrici è una necessità economica e che investire su di loro significa investire sul futuro dell’Italia perché le donne non solo producono ricchezza e occupazione ma sono anche portatrici di modelli di leadership inclusivi e sostenibili.
Permangono invece ancora carenze strutturali di supporto e la mancanza di un sistema di welfare a sostegno, che restano una delle principali minacce per il futuro dell’imprenditoria femminile.
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