12 Marzo 2026 - 09:53:42

di Martina Colabianchi

Nonostante la contrarietà espressa rispetto a quello che definiscono lo «smantellamento dello storico sito automotive di Raiano», la Fiom-Cgil della Provincia dell’Aquila ha scelto di accogliere il mandato formale dei lavoratori autorizzando l’organizzazione alla firma tecnica degli atti necessari per consentire ai 39 dipendenti dello stabilimento di accedere alla cassa integrazione.

I cancelli dello stabilimento si chiuderanno il prossimo 31 marzo, con la prospettiva del trasferimento di attività e lavoratori a Chivasso, in provincia di Torino

L’accordo sulla cassa integrazione era precedentemente saltato proprio a causa della mancata firma del sindacato, che ha ribadito che il suo ruolo «non può essere quello di certificare la chiusura delle aziende, ma piuttosto di difendere il lavoro e l’occupazione, soprattutto quando un sito produttivo viene dismesso non per mancanza di attività ma per scelte cosiddette strategiche dell’impresa». La scelta della Regione Abruzzo, che ha proposto la Cigs per cessazione di attività come unico strumento per agganciare un eventuale percorso di riconversione e riqualificazione, è vista dalla sigla sindacale come «una scelta che di fatto certifica la chiusura dello stabilimento, senza offrire garanzie concrete sul futuro produttivo del sito, determinando una ulteriore perdita di posti di lavoro in un territorio che negli anni ha già subito un pesante processo di deindustrializzazione».

Per Fiom, infatti, l’azienda avrebbe avuto la possibilità di utilizzare ulteriori strumenti di ammortizzazione sociale ancora disponibili nel plafond del quinquennio mobile, «costruendo un percorso graduale di tutela del reddito e del lavoro. Successivamente si sarebbe potuto aprire un confronto serio su strumenti di politica attiva e riqualificazione professionale».

«La scelta compiuta – prosegue la nota – è invece quella di avviare direttamente un percorso di chiusura del sito di Raiano, mentre parallelamente si registra il progressivo spostamento da parte di Sodecia di attività e attrezzature produttive verso altri suoi stabilimenti, anche fuori dal territorio nazionale. In questo contesto non può essere sottovalutato il rischio che il percorso intrapreso dall’azienda determini una potenziale forzatura delle norme, con la conseguenza, tra le altre, di scaricare sui lavoratori il peso delle scelte industriali attraverso dimissioni individuali indotte o trasferimenti incompatibili con la vita delle famiglie».

In ogni caso, la Fiom-Cigl L’Aquila ha fatto un passo verso i lavoratori che, «fortemente provati dalla situazione di incertezza e preoccupati per il futuro delle loro famiglie», avevano chiesto al sindacato di accogliere il loro mandato.