12 Marzo 2026 - 10:26:33
di Vanni Biordi
L’Aquila non è una città qualunque. È il capoluogo d’Abruzzo. La ricostruzione fisica è avanzata, ma quella sociale e istituzionale è ancora incompleta. In questo contesto, il decreto-legge n. 23/2026 in materia di sicurezza urbana arriva come un’opportunità concreta, ma con una condizione severa: i fondi, 29 milioni di euro aggiuntivi al Fondo nazionale per la sicurezza urbana, sono disponibili esclusivamente per l’anno in corso.
«I Comuni che non impegnano le risorse entro i termini previsti rischiano di perdere l’intera dotazione», avvertono i tecnici del Ministero dell’Interno. Una pressione che si traduce, per L’Aquila, in una corsa contro il tempo che coinvolge il Comune, la Polizia Locale e le strutture amministrative dell’ente.
Il provvedimento introduce deroghe ai vincoli ordinari di finanza pubblica. In pratica, i Comuni possono sostenere spese straordinarie di personale, sia per assunzioni a tempo determinato sia per lavoro straordinario della Polizia Locale, senza incorrere nei blocchi previsti dal patto di stabilità. Le risorse possono provenire da fondi propri dell’ente, incluse entrate come i proventi delle sanzioni per violazioni del codice della strada, le tanto odiate multe, insomma.
Un esempio pratico: il Comune aquilano ha incassato nel 2025 500mila degli 875mila euro da multe stradali. Una parte di queste risorse, finora vincolata a generici interventi sulla viabilità, potrà ora essere destinata direttamente al potenziamento dei servizi di vigilanza urbana, senza attendere nuove autorizzazioni ministeriali. Il nodo centrale resta il tempo. Aprire un concorso pubblico ordinario richiede mesi, a volte anni. Il decreto, però, si incrocia con uno strumento già operativo: gli Elenchi di Idonei gestiti da ASMEL, l’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali. Si tratta di graduatorie precostituite, alimentate da procedure selettive già espletate, dalle quali i Comuni possono attingere per avviare assunzioni in circa quattro-cinque settimane.
Per i profili di vigilanza, attualmente disponibili negli elenchi figurano 1.583 idonei per il profilo di Funzionario di Vigilanza (ex categoria D, profilo direttivo) e 3.288 idonei per quello di Istruttore di Vigilanza (ex categoria C, profilo operativo). In totale, oltre 4.800 candidati pronti ad essere chiamati. La procedura è prevista dal cosiddetto DL Reclutamento e ha già consentito oltre 1.600 assunzioni a livello nazionale, più di 500 procedure sono attualmente in corso negli oltre 900 Comuni aderenti. Il capoluogo d’Abruzzo si colloca in un contesto regionale che sconta ritardi strutturali nel comparto della sicurezza locale. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, l’Abruzzo presenta uno dei rapporti più bassi d’Italia tra agenti di Polizia Locale e abitanti nei Comuni capoluogo. L’Aquila, con circa 68.000 residenti e un corpo di vigilanza che negli ultimi anni ha subito pensionamenti senza adeguati ricambi, si trova in una condizione di sottorganico che il decreto potrebbe aiutare a correggere, almeno in parte.
L’adesione all’Accordo aggregato ASMEL avviene con delibera di Giunta comunale ed è gratuita per gli enti soci. È un aspetto non secondario perchè per un Comune che gestisce ancora le complessità della ricostruzione post-sisma, l’assenza di oneri aggiuntivi per l’accesso alla procedura rappresenta un elemento di concreta convenienza amministrativa. Attenzione però perchè la natura una tantum dello stanziamento, vincolato al solo esercizio finanziario 2026, non ammette rinvii. In buona sostanza, chi non delibera entro i termini non potrà recuperare le risorse nell’anno successivo. In assenza di intervento, L’Aquila rinuncerebbe non solo ai fondi nazionali, ma anche alla possibilità di migliorare concretamente la qualità dei servizi di presidio del territorio in un momento in cui la domanda di sicurezza da parte dei cittadini è in aumento.
Il decreto-legge n. 23/2026 rappresenta, in sintesi, un test di efficienza amministrativa. Per L’Aquila è il momento di trasformare la rapidità in scelta istituzionale consapevole, non in reazione d’emergenza.
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