18 Marzo 2026 - 11:27:52

di Martina Colabianchi

Il settore delle costruzioni in Abruzzo sta attraversando una fase di straordinaria vivacità, muovendosi a una velocità nettamente superiore rispetto alla media nazionale.

A dirlo sono i dati relativi al 2025 forniti dall’Ance Abruzzo, che evidenziano come la regione sia riuscita a trasformarsi in un vero motore per l’economia locale, registrando un incremento del numero di lavoratori pari al 5,30%, un valore che doppia quasi il dato italiano fermo al 3,43%. Questa spinta occupazionale è accompagnata da una crescita delle ore lavorate e da una tenuta del tessuto imprenditoriale che, mentre nel resto del Paese subisce una lieve contrazione, in Abruzzo segna un aumento dello 0,47%.

«L’Abruzzo viaggia a una velocità superiore al resto del Paese – ha sottolineato il presidente di Ance Abruzzo Enrico Riccisia come capacità di assorbimento occupazionale, che come numero e consolidamento delle imprese sul mercato. Il settore edile abruzzese appare, oggi, sospinto dalla programmazione pubblica e dalla ricostruzione post sisma nelle aree interne. L’edilizia in Abruzzo nel 2025 si conferma un motore trainante per l’economia regionale. La combinazione di più lavoratori e più ore lavorate, a fronte di un numero di imprese pressoché stabile, suggerisce un consolidamento delle aziende esistenti che stanno diventando più strutturate e operative».

Tuttavia, il panorama non è privo di zone d’ombra, poiché il settore vive oggi una profonda spaccatura tra l’ambito pubblico e quello privato. Se da una parte gli investimenti nelle opere pubbliche volano grazie al Pnrr, che copre oltre la metà della spesa totale del comparto, dall’altra si assiste a un drastico crollo della riqualificazione abitativa, che ha perso il 18% a causa del ridimensionamento degli incentivi fiscali. A questo si aggiungono le difficoltà dell’edilizia residenziale, penalizzata dalla carenza di una strategia nazionale per la casa e, a livello locale, da vincoli normativi e sentenze amministrative che hanno congelato importanti interventi di sostituzione edilizia, specialmente in centri popolosi come Pescara.

«Mentre il Pnrr sostiene il sistema e modernizza il Paese (ponti, scuole, ferrovie), resta l’allarme per l’emergenza abitativa», sottolinea Ricci. L’Ance rilancia «la necessità di una strategia strutturale e normativa di lungo periodo per la casa, che compensi il ridimensionamento dei bonus e la carenza di nuovi permessi di costruire».

Le previsioni per il 2026, pur muovendosi all’interno di uno scenario geopolitico internazionale complesso e instabile, tornano complessivamente in positivo dopo il ridimensionamento registrato nel biennio precedente.

È, infatti, atteso un aumento degli investimenti in costruzioni del +5,6% su base annua, trainato in larga parte dal comparto delle opere pubbliche, che beneficia dell’accelerazione legata alla fase finale degli interventi del Pnrr. In questo ambito, l’Ance stima un’ulteriore crescita del +12% rispetto all’anno precedente.

Accanto alla dinamica positiva delle opere pubbliche, per il 2026 è previsto anche un rimbalzo degli investimenti in riqualificazione abitativa (+3,5%), dopo la forte contrazione degli ultimi due anni. A sostenere questa ripresa contribuisce la proroga delle aliquote degli incentivi fiscali prevista dalla legge di bilancio 2026 (50% -36%). «Si tratta, in ogni modo – incalza Ricci – di previsioni che potrebbero subire sconvolgimenti a causa delle recenti tensioni internazionali che già stanno provocando ripercussioni sui costi dei materiali e dell’energia».

Per quanto riguarda le aree del Cratere 2009 e 2016, la ricostruzione continuerà a produrre effetti anche grazie alle ulteriori risorse messe a disposizione dal Governo, nella Legge di Bilancio per il 2026, finalizzate a compensare l’eliminazione del superbonus con adeguamento del contributo.

Il settore delle costruzioni si avvia verso una fase di selezione naturale. In un mercato sempre più competitivo e progressivamente meno sussidiato, la sopravvivenza delle imprese non dipenderà solo dai volumi di lavoro, ma dalla capacità strategica di orientare la propria crescita su alcune direttrici fondamentali.

«L’impresa moderna – conclude Ricci – deve affrontare la cronica carenza di manodopera. Non è più sufficiente trovare personale: è necessario formare figure professionali sempre più qualificate. L’integrazione dell’intelligenza artificiale e dei moderni metodi di costruzione (come il BIM e la prefabbricazione avanzata) è ormai indispensabile per ottimizzare i processi e recuperare margini operativi. Queste innovazioni risultano essenziali anche per contrastare l’inflazione derivante dalle tensioni geopolitiche internazionali, ulteriormente aggravate dal recente conflitto in Iran. Tuttavia, l’adozione delle migliori pratiche organizzative e innovative, da sola, non sarà sufficiente a proteggere le imprese dagli effetti della guerra».

«In tale scenario, l’Ance promuove l’introduzione di meccanismi di compensazione volti a neutralizzare l’extragettito fiscale generato dall’eccezionale rincaro delle materie prime che grava sull’intera filiera. L’assenza di tali misure correttive rischia di invalidare le proiezioni di crescita per il 2026, le quali, essendo basate su analisi precedenti all’attuale escalation globale, potrebbero non riflettere l’effettiva sostenibilità economica dei cantieri nel medio periodo».-