21 Marzo 2026 - 09:50:24

di Vanni Biordi

Nella sala consiliare del Comune di Barisciano, ricercatori, istituzioni e cittadini si ritrovano per ascoltare i risultati di tre anni di indagini su uno dei siti archeologici più promettenti dell’Italia centrale: il vicus di Furfo, un antico insediamento romano che sorge a pochi chilometri dal capoluogo d’Abruzzo.

Il Furfo Project, avviato nel 2023 dall’Università degli Studi dell’Aquila in convenzione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo, la British School at Rome e il Comune di Barisciano, ha presentato i risultati della campagna 2025: un bilancio che, secondo i ricercatori, ridisegna in parte la mappa storica del territorio vestino.

Un vicus — termine latino che indica un villaggio o un quartiere urbano — era nell’antica Roma un’unità insediativa minore ma essenziale alla struttura del territorio. Il sito di Furfo è noto agli studiosi principalmente per un’iscrizione del 58 a.C. che documenta la presenza di un santuario dedicato a Giove Libero, uno dei rari documenti epigrafici di quella fase storica conservati in Abruzzo.

Ma è ciò che emerge sotto la superficie a rendere unico questo progetto. Le indagini della campagna 2025 hanno rivelato evidenze stratigrafiche di notevole complessità. Le fasi dell’età del ferro — grossomodo tra il IX e il IV secolo avanti Cristo — emergono con chiarezza negli strati più profondi, testimoniando una frequentazione del sito di lunga durata, precedente alla romanizzazione. Le necropoli individuate offrono informazioni preziose sull’organizzazione sociale delle comunità che abitarono l’area, sui rituali funebri e sulle reti commerciali dell’epoca.

Accanto agli scavi tradizionali, il team ha impiegato metodologie non invasive all’avanguardia: la geofisica applicata all’archeologia — che utilizza strumenti come il georadar e la magnetometria per «vedere» sotto terra senza scavare — e il remote sensing, ovvero l’analisi di immagini satellitari e aeree per individuare anomalie nel suolo riconducibili a strutture sepolte. Il risultato è una mappatura del sito più ampia e dettagliata di quanto mai ottenuto in precedenza.

All’incontro, il sindaco di Barisciano Fabrizio D’Alessandro, il Soprintendente Massimo Sericola, Stephen Kay, Archaeology Manager della British School at Rome, Davide Iagnemma, Segretario Generale della Fondazione Carispaq, e Luca D’Innocenzo per Soci Coop L’Aquila.

«Quanto emerso testimonia la lunga durata di questa area come area di insediamento per i popoli italici e poi per i popoli che l’hanno abitata durante l’età romana – spiega Sericola -. Quindi, la grande vocazione di questo territorio sia come area produttiva che come area di svolgimento dell’attività e della vita civile e sociale».

«Questo è un progetto che serve anche per rilanciare la nostra economia e per far rimanere i nostri giovani nelle nostre comunità e dare ancora una prospettiva ai nostri centri – dichiara il primo cittadino D’Alessandro -. Questo è un piccolo impegno che noi prendiamo come amministrazione, investendo anche nelle risorse perché crediamo in questi progetti nell’ottica di dare un futuro alle nostre generazioni».

La partecipazione di un ente britannico di eccellenza come la British School at Rome — fondata nel 1901 e punto di riferimento per la ricerca umanistica nel Mediterraneo — conferisce al progetto una dimensione internazionale non comune per iniziative di questa scala. La Fondazione Carispaq con il suo sostegno finanziario, ha reso possibile la continuità delle indagini sul campo.

L’incontro pubblico non è soltanto una rendicontazione scientifica, ma un atto deliberato di restituzione alla comunità. In un’epoca in cui la ricerca universitaria è spesso percepita come distante dalla vita quotidiana, il Furfo Project ha scelto la strada della trasparenza e del dialogo con il territorio. I referenti di progetto, i responsabili di scavo e i ricercatori parlano dei risultati con un linguaggio accessibile, ain un incongtro pubblico, senza filtri né credenziali accademiche richieste.

La ricerca continuerà: i prossimi passi, riguardano l’approfondimento delle fasi pre-protostoriche e medievali del sito, nonché l’analisi dei dati geofisici già acquisiti ma non ancora completamente elaborati. Il vicus di Furfo, in altre parole, ha ancora molto da raccontare. In buona sostanza, il Furfo Project presenta una struttura metodologica solida e ambiziosa. L’integrazione tra scavo tradizionale e tecniche non invasive — in particolare la combinazione di georadar, magnetometria e analisi multispettrale da satellite — rappresenta lo standard più avanzato dell’archeologia contemporanea, adottato nei grandi cantieri internazionali ma ancora raro nel contesto italiano delle piccole realtà locali.