25 Marzo 2026 - 15:06:24

di Martina Colabianchi

«Non ho né titoli né intenzione di mettere in discussione i provvedimenti dell’autorità giudiziaria né tanto meno voglio giustificare lo stile di vita di Nathan e Catherine. Spero possa essere utile invitare tutti, con la mia moral suasion, affinché vengano eliminate le rigidità di tutti e tutte le rigidità in modo da favorire il più possibile il ritorno a una famiglia unita».

Sono le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa in un video diffuso dopo l’incontro con i genitori della famiglia nel bosco, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, ricevuti a Palazzo Giustiniani.

L’incontro, che è durato poco più di mezz’ora, era stato annunciato una decina di giorni fa dallo stesso presidente del Senato. La vicenda era tornata agli onori delle cronache in seguito alla decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di separare la madre dai tre bambini che sono attualmente ospitati in una struttura a Vasto.

«Sono molto lieto di aver appreso che da parte vostra non vi è nessuna obiezione affinché i bambini possano frequentare il doposcuola, che la casa possa avere i servizi igienici che sono richiesti e in sostanza che vi avviciniate molto a quelle condizioni necessarie per una convivenza voluta. Sono fermamente convinto che non vi è maggiore felicità per i bambini che stare con il proprio papà e la propria mamma ed è quello che io vi auguro e spero sia possibile eliminando tutte le rigidità esistenti», ha continuato La Russa.

Salutandoli ha poi detto: «È stato per me un piacere ricevere Nathan e Catherine perché era mia intenzione cercare di stemperare il clima che si è creato attorno a questa vicenda».

«Siamo qui per essere ascoltati e per poter tornare a essere di nuovo una famiglia», ha detto Catherine che insieme al marito Nathan ha letto una lettera in inglese e in lacrime dopo aver incontrato il presidente del Senato.

«Abbiamo scelto l’Italia perché aveva gli stessi valori che con cui volevamo crescere i nostri bambini e cioè la famiglia, l’amore, lo stare insieme, il vivere e mangiare in maniera naturale e più di tutto un’esistenza piena di amore e pace dove le persone si supportano. Siamo una madre e un padre che adorano i loro bambini, che hanno sempre messo le loro esigenze prima, che hanno sempre agito nella consapevolezza e la conoscenza di ciò che era giusto per loro, pur consapevoli di non essere perfetti o di possedere verità assoluta. Essere presi di mira e attaccati nel modo in cui lo siamo stati noi, va oltre la nostra capacità di accettazione e comprensione», continua la lettera.

«Dopo mesi di completo silenzio – recita un altro passaggio –, Nathan e io vorremmo esprimere la nostra sincera gratitudine a chiunque ci abbia supportato in questi giorni lunghi e profondamente difficili, pieni di dolore e tristezza per i nostri bambini».

Presente con loro anche la legale della famiglia Danila Solinas. «Io posso soltanto dire – ha dichiarato – che ringraziamo profondamente le istituzioni quando ascoltano e oggi hanno dato dimostrazione di saperlo fare. Grazie».

Ma non mancano le polemiche politiche che da sempre hanno accompagnato la vicenda e, poi, anche l’annuncio dell’incontro di La Russa con i coniugi della famiglia nel bosco, ritenuta da più parti come una mossa preelettorale in vista del referendum sulla giustizia.

«Oggi il presidente del Senato riceve a Palazzo Giustiniani la famiglia Trevallion. Ci auguriamo che, ora che le urne referendarie sono chiuse e lo sciacallaggio può avere fine, abbia la saggezza di spiegare loro che tutti i bambini e le bambine in Italia hanno il diritto insopprimibile di essere istruiti e andare a scuola – ha detto la deputata di Alleanza Verdi e Sinistra Elisabetta Piccolotti -. Fino a qualche mese fa il Governo tuonava contro chi non manda i propri figli a scuola promettendo loro addirittura il carcere, oggi pare invece che abbiano cambiato idea».

«Il Ministro Valditara non ha ancora inviato gli ispettori nella scuola paritaria che ha certificato l’assolvimento dell’obbligo scolastico per la bambina di 11 anni, nonostante – prosegue la deputata rossoverde della commissione Cultura alla Camera – pare che la bimba sappia a stento scrivere il proprio nome e nonostante lo avessimo esplicitamente chiesto con una interrogazione parlamentare: perché? Il presidente del Senato chiederà che sia fatta chiarezza? Noi di Avs pensiamo che questa vicenda debba concludersi con la tutela dell’interesse dei bambini che dovrebbero auspicabilmente tornare a vivere con i propri genitori ma potendo frequentare la scuola e recuperando pienamente il diritto alla socialità. Crediamo inoltre che sia venuto il tempo di cambiare le norme sull’istruzione parentale, che va limitata a pochi e specifici casi, prevedendo che le prove necessarie per certificare l’assolvimento dell’obbligo scolastico debbano svolgersi esclusivamente presso scuole pubbliche».

«A chi dice che i figli non appartengono allo Stato – conclude Piccolotti – vogliamo ricordare che i minori hanno dei diritti propri, come quello all’istruzione, che non possono essere calpestati nemmeno dai genitori».